Cinquant’anni fa la prima EVA della storia

Leonov ripreso all'esterno del veicolo Voschod 2.
Leonov ripreso all'esterno del veicolo Voschod 2.

Esattamente 50 anni fa, il 18 marzo del 1965 veniva lanciata da Bajkonur la missione Voschod 2 che passerà alla storia come la missione spaziale in cui è stata effettuata la prima attività extra-veicolare, la prima “passeggiata spaziale” o EVA. Di quella missione facevano parte i cosmonautici sovietici Pavel Beljaev, il comandante della missione,  e Aleksej Leonov, l’uomo incaricato della storica uscita nello spazio.

In quel periodo la corsa allo spazio era in pieno svolgimento e le due super-potenze si stavano sfidando nel campo del volo spaziale in una gara che aveva visto fino a quel momento prevalere l’Unione Sovietica con il lancio del primo satellite artificiale, del primo uomo in orbita, del primo volo in formazione e della prima donna in orbita. Solo alcuni mesi prima, nell’ottobre del 1964,  l’agenzia spaziale sovietica aveva inaugurato una nuova fase del suo programma di esplorazione con il primo lancio della nuova capsula Voschod segnando un ulteriore primato: il primo volo spaziale con equipaggio composto da più di una persona, esattamente 3.

Il modulo gonfiabile di Voschod 2 che funse da airlock. Credits: www.spacefacts.de

Il modulo gonfiabile di Voschod 2 che funse da airlock. Credits: www.spacefacts.de

La seconda missione Voschod parte con un equipaggio ridotto, solamente 2 cosmonauti, ma il suo obiettivo è decisamente più ambizioso ed infatti già alla prima orbita viene gonfiata e posizionata in corrispondenza di un portello di uscita una chiusa d’aria, una sorta di “airlock” gonfiabile. Questo modulo risulta assolutamente indispensabile poichè le capsule Voschod sono una semplice evoluzione delle precedenti Vostock e, contrariamente alle Gemini statunitensi che ripeteranno il tipo di missione, non possono essere depressurizzate visto che il raffreddamento dei sistemi di bordo avviene grazie all’atmosfera interna.

A gonfiaggio avvenuto inizia la storica missione: Leonov con indosso un’ingombrante tuta si sposta dall’abitacolo della capsula al modulo gonfiabile che misura circa un metro di diametro e 2,5 metri in lunghezza, il portello della capsula viene richiuso, viene rilasciata l’aria dentro il modulo, si apre il portello esterno e il cosmonauta, trattenuto solo da una fune di sicurezza, è il primo essere umano a volare libero nello spazio.

La prima EVA (Extra-Vehicular Activity come vengono definite le “passeggiate spaziali”) della storia dura circa 10 minuti, giusto il tempo per Leonov di provare alcuni movimenti con la tuta per testarne le prestazioni e la manegevolezza. Fin da subito il cosmonauta sovietico si accorge che non tutto sta andando come previsto poichè la sua tuta si sta gonfiando non essendoci l’atmosfera a contrastare la pressione interna. Questo intralcia non poco i movimenti e soprattutto non permette l’ingresso nello stretto canale di ingresso largo appena un metro. Viene attuata l’unica azione in grado di salvare la missione: Leonov, ormai quasi impossibilitato a muoversi, riesce ad attivare una valvola di scarico che riducendo la pressione interna fa sgonfiare un po’ la tuta e permette il rientro al cosmonauta. Una volta rientrato all’interno della capsula Voschod il povero Leonov è stremato dalla fatica e bagnato fradicio di sudore ma ha portato a termine un’azione storica.

Il resto della missione scorre liscia fino al rientro che invece crea alcuni problemi: non si riesce a usare l’accensione automatica dei razzi per la frenata di rientro e quindi si procede in modo manuale ma questo viene effettuato alla diciottesima orbita e non alla diciasettesima come programmato. Questo, sommato ad alcuni problemi nella separazione del modulo di servizio, porta a un atterraggio poco preciso negli Urali in una zona poco raggiungibile dai soccorsi: i due cosmonauti sono costretti a passare la notte da soli all’interno della Voschod con il solo conforto di alcune coperte e del vestiario lanciato da un elicottero che non era potuto atterrare a causa della fitta vegetazione. Solo il giorno dopo Beljaev e Leonov vengono raggiunti dai soccorsi ma sono costretti a raggiungere la zona di atterraggio degli elicotteri con degli sci.

La prima pagina de Il Giorno del 19 marzo 1965 con l'unica foto pubblica disponibile dell'EVA di Leonov. Credits: Gianluca Atti

La prima pagina de Il Giorno del 19 marzo 1965 con l’unica foto pubblica disponibile dell’EVA di Leonov Credits: Gianluca Atti

Nonostante questi intoppi la missione ha avuto pieno successo, l’Unione Sovietica ha raggiunto per prima un altro storico traguardo e non si lascia sfuggire l’occasione di utilizzarlo per la propaganda. Purtroppo come detto siamo in piena corsa allo spazio e non si può concedere all’avversario nessun vantaggio men che meno dettagli delle attrezzature utilizzate e potenzialmente non in suo possesso. Per questo, nonostante i vertici sovietici abbiano potuto assistere a riprese a colori in diretta dell’avvenimento, al pubblico mondiale per anni è stato possibile ammirare un’unica fotografia ripresa da un po’ tutti i media, quella che vedete qui accanto riprodotta sulla prima pagina di un quotidiano dell’epoca: si tratta di una foto scattata a un monitor del controllo di missione. Solo in epoca più recente sono stati resi disponibili i video originali che potete osservare alla fine dell’articolo in un montaggio disponibile su YouTube.

Montaggio video delle sequenze della missione

 

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Rudy Bidoggia

Appassionato di spazio e di tutto ciò che è scienza dalla tenera età, scrive dal 2012 per AstronautiNews. Lavora come tecnico informatico presso un'azienda metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia.