L’Uomo verso Marte: il piano di Dennis Tito

Il facoltoso ingegnere americano, già noto alle cronache come “turista spaziale”, è pronto a sostenere economicamente una missione umana verso Marte che prenderebbe il via nel gennaio 2018. Il progetto, presentato dalla associazione non-profit Inspiration Mars Foundation (il cui acronimo IMF potrebbe non essere casuale…) prevede un fly-by del pianeta rosso condotto da due astronauti, e non ha finalità immediate di ritorno economico. Piuttosto, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe diventare fonte di ispirazione per le giovani generazioni, orientandole verso studi scientifici e tecnologici, e generare una possente ricaduta di know-how di cui beneficerebbe l’America tutta.
A onor del vero, il panel di esperti che ha prodotto lo studio di fattibilità della missione è di tutto rispetto, e comprende, oltre al menzionato Tito, esperti di NASA (come Pete Worden) e di numerose industrie aerospaziali, nonché Jonathan Clark, già medico degli equipaggi NASA e più recentemente parte del team Red Bull Stratos.
Entriamo nel dettaglio del progetto: come capsula, la scelta è caduta su una versione migliorata della Dragon di SpaceX, da lanciarsi con un Falcon Heavy verso Marte con una traiettoria di “rientro libero”, ovvero una rotta ottimizzata per sfruttare le attrazioni gravitazionali dei corpi celesti in modo da garantire il ritorno verso la Terra in modo puramente inerziale, senza dispendio di carburante. Come accennato, la partenza sarebbe prevista per il 5 gennaio 2018; l’arrivo nei pressi di Marte avverrebbe il 20 agosto dello stesso anno, ed il rientro a Terra il 21 maggio dell’anno successivo. Il passaggio più ravvicinato si avrebbe ad una quota di circa 100 chilometri, durerebbe circa 10 ore, ed avverrebbe durante la notte marziana. Sono evidenti le analogie con alcune missioni Apollo, come l’ottava.
Al rientro, la capsula Dragon si troverebbe nella necessità di dissipare una elevatissima velocità, e ciò sarebbe realizzato tramite una manovra di frenamento aerodinamico (mai tentata prima d’ora con un equipaggio umano). Esaurito l’aerobraking, e trascorsi altri 10 giorni per completare la relativa traiettoria, la capsula sarebbe pronta per il rientro effettivo, che avverrebbe comunque alla velocità di 14,2 km/secondo (di nuovo, la più alta mai sperimentata da un equipaggio umano): sarà necessario un sistema di protezione termica avanzato e in parte ancora da sviluppare.
Va detto che tutto il programma di IMF è da considerarsi come un “work in progress”, e si stanno valutando soluzioni alternative all’impiego di Dragon, sempre comunque basate su hardware esistente o in fase di avanzato sviluppo. Ed effettivamente, le condizioni dell’equipaggio durante i 17 mesi di missione all’interno della capsula di SpaceX appaiono davvero spartane: “Il (sistema di supporto vitale) ECLSS è stato concepito per soddisfare solo i bisogni metabolici umani basilari di due individui di 70 kg., con tasso metabolico nominale di 11,82 MJ/giorno. Il comfort dell’equipaggio è limitato ai soli bisogni di sopravvivenza. Ad esempio, sono accettati gli spugnaggi per lavarsi, senza l’uso di docce…Le dotazioni individuali sono limitate ad articoli di toeletta ed abbigliamento”.
Tra le opzioni considerate per migliorare le condizioni di vita a bordo, l’uso di un modulo gonfiabile Bigelow. Questo però potrebbe comportare altre ripercussioni negative. Al momento infatti non è prevista la presenza a bordo di dotazioni per EVA (per ridurre i pesi), e questo renderebbe l’aggancio del modulo Bigelow alla capsula Dragon piuttosto problematico.
Una prima ipotesi di valutazione dei costi, del tutto indicativa, fornisce cifre che vanno da alcune centinaia di milioni sino al mezzo miliardo di dollari: somme elevate, ma che non sono fuori dalla portata del portafogli di Dennis Tito. Infatti l’ostacolo maggiore potrebbe essere il tempo: la scadenza del gennaio 2018 impone il termine della fase di mission design entro un anno da oggi, così come la scelta definitiva del lanciatore; purtroppo la meccanica celeste implicata dalla traiettoria di rientro libero non concede spazio per i ritardi. Di conseguenza, buona parte dell’hardware di questa ipotetica missione (compreso il sistema di supporto vitale) verrebbe testato durante la missione stessa, una scelta decisamente rischiosa. Probabilmente NASA non darebbe mai l’assenso ad un piano del genere, ma, ricordiamo, qui stiamo parlando di una iniziativa totalmente privata.
Indubbiamente uno dei principali problemi da risolvere sarà quello della protezione dalle radiazioni, specialmente dai raggi cosmici. Purtroppo il momento scelto per la missione (imposto, come detto, dallo studio della traiettoria) coincide con una fase di minimo dell’attività solare e, lontano dalla protezione del campo geomagnetico terrestre, il flusso solare è l’unica cosa in grado di mitigare almeno in parte la potenza della radiazione cosmica galattica.
Desta minori preoccupazioni la prolungata assenza di peso: l’attuale record è di 437 giorni, e questo progetto ne prevederebbe 501: l’esperienza medica accumulata in 50 anni di volo spaziale dovrebbe essere in grado di gestire le conseguenze fisiche della estesa permanenza nello spazio.
Per contro, l’aspetto psicologico della missione è tutto da studiare. Nel documento presentato si menziona la possibilità di effettuare una intera missione simulata a terra, ma riesce difficile pensare che un equipaggio possa passare 500 giorni in simulazione (oggi ne mancherebbero 1800 al lancio) e poi essere pronto per svolgere la vera missione (altri 500 giorni).
Secondo alcune fonti, sarebbe intenzione di IMF di selezionare per la missione un uomo ed una donna, che si troverebbero a vivere nello spazio di un piccolo camper per 500 giorni: una coppia collaudata nella vita quotidiana potrebbe avere dei vantaggi, e nel panel di esperti che hanno ideato la missione vi sono anche alcuni reduci dall’esperienza Biosphere.
In definitiva, abbiamo una proposta dai costi ingenti ma sostanzialmente già coperti, che si basa su tecnologie esistenti o quantomeno sperimentali, e che comporta rischi notevoli per i partecipanti, i quali sarebbero però dei volontari nel senso più ardito del termine, veri e propri esploratori dell’ignoto. Non ci resta che aspettare, e l’attesa in questo caso non sarà neppure tanto lunga.

Nel video, la conferenza stampa di presentazione del progetto.

fonte: Inspiration Mars Foundation

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Paolo Actis

Paolo collabora con AstronautiNEWS fin dal maggio 2008.

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