LARES: è partita la fase scientifica

25 mila anni di lavoro per mettere alla prova Einstein. E’ questo il tempo stimato dai ricercatori per la durata della missione del satellite italiano. A pochi giorni dal suo rilascio, grazie al primo volo di qualifica del lanciatore Vega, per LARES è cominciata la fase scientifica. Il Principal Investigator del progetto, Ignazio Ciufolini, ha reso noto che il satellite è stato tracciato da alcune stazioni laser terrestri dell’ILRS, l’International Laser Ranging Service. Al Centro di Geodesia Spaziale di Matera infatti, è già stato testato il ritorno del segnale.
 
"Il satellite LARES dell’Agenzia Spaziale Italiana, ideato e progettato dall’Università del Salento e dall’Università ‘Sapienza’ di Roma, dopo essere stato iniettato lo scorso 13 febbraio con grande precisione nell’orbita prevista, grazie al superbo volo di qualifica del nuovo lanciatore VEGA, funziona perfettamente", ha dichiarato per l'appunto Ciufolini, che insegna Fisica proprio all’Università del Salento. "Sulla base delle previsioni orbitali fornite dal nostro team all'International Laser Ranging Service – ha precisato Ciufolini – le relative stazioni di laser ranging sono in grado di puntare i loro laser sul satellite e di misurare con precisione la posizione di LARES tramite il tempo di andata e ritorno dei fotoni. Prime fra tutte sono state le stazioni di laser ranging di Dongara in Western Australia e di Graz in Austria. Questi impulsi laser, inviati e ricevuti dalle numerose stazioni ubicate in varie parti del globo, permetteranno il precisissimo posizionamento di LARES e la ricostruzione della sua orbita con grande accuratezza".

Primo payload di Vega, LARES utilizza tecniche sofisticate per l’acquisizione di dati e immagini ad alta risoluzione, grazie a due telecamere posizionate a bordo: "La combinazione di dati e immagini – spiega Enrico Flamini, responsabile ASI del progetto – è fondamentale per la piena comprensione di quello che accade in volo e il sistema di acquisizione dati deriva dalle tecnologie italiane usate in Formula 1". La prima fase del lavoro di monitoraggio è quella di interazione con le stazioni laser che analizzano i segnali di ritorno per determinare con esattezza l’orbita. Segue la fase di acquisizione dei dati registrati dalle stazioni, poi l’elaborazione e, infine, la misurazione dell’effetto.

Il principale obiettivo scientifico della missione italiana LARES è la misurazione del ‘frame-dragging rotazionale’ o ‘effetto Lense-Thirring’, dal nome dei due ricercatori austriaci che misero alla prova la teoria della Relatività Generale di Einstein del 1913. Il calcolo del tempo di andata e ritorno del segnale laser consente infatti di verificare, con estrema accuratezza, il fenomeno del trascinamento dei sistemi di riferimento inerziali. L’effetto di ‘avvitamento’ spazio-tempo è naturalmente piccolissimo intorno alla Terra ma sarà possibile misurarlo proprio grazie al lavoro di questo satellite dedicato. Il margine di errore nella misurazione sarà pari all’1%, dunque LARES migliorerà di molto le prestazioni dei suoi predecessori, nell’ordine LAGEOS e Gravity Probe B., e contribuirà inoltre alla ricerca nel campo della geodesia spaziale e della geodinamica.

Una missione a basso costo, tutta italiana e una scommessa vincente, a giudicare dal successo delle operazioni di rilascio e dai dati confortanti, che confermano l’importanza del lavoro svolto dai nostri ricercatori.

Fonte: ASI

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Alberto Zampieron

Appassionato di spazio da sempre e laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, è stato socio fondatore di ISAA. Collabora con Astronautinews sin dalla fondazione e attualmente coordina le attività fra gli articolisti.