Terminata la missione per RXTE

Lo scorso 5 gennaio si è conclusa ufficialmente la missione del satellite Rossi X-ray Timing Explorer, durata ben sedici anni.

In questo lasso di tempo gli strumenti di RXTE hanno fornito importanti informazioni sulle dinamiche dei buchi neri e delle stelle di neutroni, grazie alle osservazioni condotte nella frequenza dei raggi X che permettevano di valutare fluttuazioni nelle emissioni su scale temporali da microsecondi a mesi.
Principali oggetti delle indagini le stelle di neutroni rotanti, note come Pulsar, ed i buchi neri. Per questi ultimi RXTE ha fornito le prime prove dirette dell'esistenza dell'effetto "frame dragging", ovvero l'influenza della rotazione di un oggetto di grande massa sul tessuto spazio-temporale circostante. Questo effetto (noto anche come effetto Lense-Thirring) era stato derivato dall'analisi della relatività generale, ma il suo impatto sulla metrica spaziotemporale è talmente trascurabile (una parte su alcune migliaia di miliardi) che solo gli accuratissimi strumenti di RXTE hanno consentito di confermarne l'esistenza.

RXTE era stato lanciato nel 1995 da un razzo Delta-2, e deve il suo nome a Bruno Rossi, astronomo del MIT ed esperto della fisica dei raggi X, deceduto nel 1993.

Fonte: NASA

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Alberto Zampieron

Appassionato di spazio da sempre e laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, è stato socio fondatore di ISAA. Collabora con Astronautinews sin dalla fondazione e attualmente coordina le attività fra gli articolisti.