Phoenix svela un mistero di Viking dopo 30 anni

Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA
Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA

Nuovi esami, ispirati da una scoperta inattesa compiuta durante la missione Phoenix del 2008, indicano che i campioni di suolo marziano esaminati dai Vikings nel 1976 avrebbero potuto contenere sostanze chimiche a base di carbonio, ovvero i costituenti fondamentali della vita di tipo terrestre.
Secondo le dichiarazioni di Chris McKay, del NASA Ames Research Center in California: “Questo non ci dice nulla riguardo la presenza o meno di vita su Marte, ma fa una grossa differenza nel modo in cui dobbiamo cercare le prove per rispondere a quella domanda.”

Le sole sostanze chimiche organiche identificate quando i Vikings riscaldarono i campioni di suolo marziano furono clorometano e diclorometano, due composti del cloro che all’epoca furono attribuiti a contaminazioni dai fluidi pulenti.
Ma quegli stessi composti sono esattamente quelli che sono stati riscontrati quando una piccola quantita’ di perclorato (rinvenuto da Phoenix su Marte), e’ stata aggiunta a campioni di suolo desertico del Cile, gia’ contententi sostanze organiche, ed esaminati allo stesso modo in cui opero’ Viking.

“I nostri risultati suggeriscono che non solo le sostanze organiche, ma anche il perclorato avrebbero potuto essere presenti nel suolo esaminato dai Vikings in entrambi i siti di atterraggio” afferma Rafael Navarro-Gonzalez, dell’Universita’ Autonoma Nazionale di Citta’ del Messico.

Le sostanze organiche possono avere origine biologica o non-biologica: molti meteoriti caduti sulla Terra e su Marte negli ultimi 5 miliardi di anni ne contengono. Anche se Marte non avesse mai ospitato la vita, gli scienziati, prima di Viking, si aspettavano di trovare composti organici nel suolo del pianeta rosso.

“L’assenza di sostanze organiche fu una grossa sorpresa dai Vikings”, ha detto McKay. “Ma per 30 anni abbiamo studiato un puzzle con un pezzo mancante. Phoenix ci ha fornito quel pezzo: il perclorato. La scoperta del perclorato e’ uno dei maggiori risultati nello studio di Marte dai tempi dei Vikings.”

Il perclorato (ClO4) diventa un forte ossidante quando riscaldato; avrebbe potuto restare inerte per miliardi di anni nel suolo marziano, circondato da sostanze organiche senza intaccarle, ma il riscaldamento provocato dall’esperimento Viking avrebbe potuto far si che il perclorato distruggesse rapidamente i composti del carbonio che si andavano cercando.

Dunque, gli scienziati del Viking ritennero che i campioni esaminati non contenessero sostanze organiche (entro i limiti di osservabilita’ dell esperimento), e che i composti del cloro trovati fossero contaminazioni. La nuova interpretazione e’ che il perclorato, sicuramente presente nel suolo marziano come testimoniato da Phoenix, abbia distrutto le sostanze organiche ed abbia lasciato, come residuo, clorometano e diclorometano.

La soluzione al mistero e’ attesa dalle prossime missioni, a partire da quella del rover Curiosity del 2012. Il suo strumento SAM (Sample Analysis at Mars) puo’ riscaldare i campioni a temperature maggiori rispetto ai Vikings, ma ha anche la possibilita’ di condurre indagini con il metodo dell’estrazione di liquidi, a temperature assai inferiori. Cio’, unito alla capacita’ di Curiosity di prelevare campioni da diversi siti anche distanti fra loro, dovrebbe permettere agli scienziati di avere indicazioni piu’ conclusive.

Uno dei motivi per cui i composti di cloro trovati da Viking furono attribuiti a contaminazione e’ che il rapporto tra i due isotopi del cloro in essi presenti era esattamente quello trovato sulla Terra (3 a 1). Il rapporto tra isotopi di cloro tipico di Marte non e’ al momento ben determinato: se si scoprisse che e’ molto diverso da quello terrestre, cio’ sarebbe a sostegno dell’interpretazione degli anni ’70.
Se invece le sostanze organiche possono davvero esistere sulla superficie di Marte (contrariamente a quanto pensato negli ultimi 30 anni), un modo per cercare tracce di vita potrebbe essere quello di controllare la presenza di molecole piu’ grandi e complesse, come il DNA.

Fonte: NASA

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Paolo Actis

Paolo collabora con AstronautiNEWS fin dal maggio 2008.