Swift ha osservato più di 500 gamma ray bursts

Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA
Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA

Obiettivo raggiunto per il satellite Swift dell’ente spaziale americano con contributo italiano dell’Osservatorio INAF di Brera e dell’ASI: l’osservazione di 500 Gamma Ray Bursts (GRB), gli energetici lampi di raggi gamma che costituiscono le informazioni degli eventi più esplosivi e imponenti delle trasformazioni dell’universo, come le esplosioni delle Supernovae.

Lanciato nel 2004 nel conteso del programma Explorer – il più longevo programma spaziale di astrofisica della NASA, di fatto iniziato con il lancio del primo satellite USA, l’Explorer 1 –  il Swift Gamma Ray Burst Explorer ha collezionato, attraverso i tre telescopi primari BAT, XRT e UVO, ben 500 lampi di raggi gamma, l’ultimo dei quali il 13 aprile scorso, che nel complesso hanno un contenuto informativo che va nel passato fino al 5% dalla nascita del nostro Universo.

Il lavoro principale di Swift è quello di localizzare ogni lampo di raggio gamma, determinare la sua posizione al fine di provvedere ad osservazioni ulteriori in breve tempo e studiare il fenomeno nei suoi telescopi in banda X e UV/ottico. Gli altri compiti di Swift sono lo studio in UV dei fenomeni esplosivi stellari, il monitoraggio di buchi neri e stelle a Neutroni e costruire una mappatura globale del cielo in banda X.

Il 500o lampo di raggi gamma osservato, GRB 100413B, è stato localizzato nella Costellazione di Cassiopea, ed è associato all’esplosione di una stella gigante. La sua scoperta è curiosa: non è stato individuato dal sistema automatico di analisi dei dati del telescopio BAT (Burst Alert Telescope), poichè 18 secondi dopo la cattura del GRB il software impose uno switch verso un obiettivo preimpostato: è stata l’analisi successiva completa dei dati, da parte di David Palmer, astrofisico presso i laboratori di Los Alamos, ad individuare il cinquecentesimo lampo di luce gamma.

Come testimoniato ad ASI da Giovanni Pareschi di INAF-Osservatorio di Brera, il modulo ottico del telescopio, costituito da specchi in Nichel elettroformato e sviluppato per l’Agenzia Spaziale Italiana attraverso INAF e l’azienda Media Lario, ha funzionato secondo le aspettative.

ASI fornisce inoltre l’utilizzo della stazione di terra di Malindi in Kenia, mentre i dati che arrivano dal telescopio sono registrati dal Centro Dati denominato Italian Swift Archive Center (ISAC), controllato dall’ASI Science Data Center e dall’INAF-Osservatorio di Brera.

Fonti: NASA,ASI