Un altro atterraggio di successo per New Shepard

Lancio di New Shepard. (C) Blue Origin
Lancio di New Shepard. (C) Blue Origin
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Il nuovo anno inizia nel migliore dei modi per Blue Origin, azienda aerospaziale americana avente l’obiettivo di realizzare voli suborbitali commerciali. Dopo il primo successo ottenuto con l‘atterraggio nel Novembre 2015 del booster New Shepard, la stessa performance è stata ripetuta lo scorso 22 Gennaio. Stavolta il razzo ha raggiunto un apogeo di 101.7 Km, contro i 100.5 Km della volta precedente. Inoltre sono stati effettuati dei miglioramenti a livello software, di cui alcuni considerevoli, come afferma Jeff Bezos, CEO di Blue Origin.

Per l’atterraggio del razzo, invece di posizionarlo in modo da farlo atterrare esattamente al centro del pad, si fa in modo che venga inizialmente centrato per poi dare priorità all’assetto del veicolo piuttosto che al posizionamento laterale. Quindi non è richiesta precisione assoluta nel centrare il pad di atterraggio, ma ci si concentra sul fatto che il veicolo sia in grado di reiettare possibili disturbi dati da venti a bassa quota, che potrebbero portare all’ instabilità.

Come afferma lo stesso Jeff Bezos, “Credo che il vertical landing di un razzo abbia i suoi vantaggi. Il motivo? Ci permette di ambire a poter realizzare il nostro sogno di produrre razzi vettori molto grandi, essendo il problema del vertical landing scalabile. Quando si risolve il problema del vertical landing, di fatto  è come se si stesse risolvendo il problema del “pendolo inverso”. E questo problema diventa più semplice via via che il pendolo si fa più grande. Abbiamo il problema del  pendolo inverso nel nostro New Shepard con un motore che consente un bilanciamento  dinamico del veicolo durante la sua discesa. Poiché New Shepard è il booster più piccolo che mai produrremo, vuol dire che realizzare il vertical landing per altri booster sarà più semplice.”

 

Fonti: Blue Origin

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Valeria Parnenzini

Appassionata di spazio e tecnologia, collabora con AstronautiNEWS da Agosto 2015. Attualmente lavora per il progetto Galileo, dividendosi tra Germania e Francia.

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