È rientrato l’equipaggio della missione SpaceX Crew-12

Lo splashdown della capsula Crew Dragon Freedom. Credit: NASA

Dopo oltre sette mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), la missione SpaceX Crew-12 della NASA è ammarata giovedì 8 ottobre nell’Oceano Pacifico, al largo della costa di Los Angeles.

«Jessica, Jack, Sophie e Andrej hanno trascorso 237 giorni vivendo e lavorando in orbita, hanno percorso oltre 160 milioni di chilometri, hanno lavorato a importanti esperimenti scientifici e sono infine tornati a casa sani e salvi, grazie alla straordinaria esperienza e competenza di migliaia di persone di NASA, SpaceX e dei nostri partner internazionali», ha dichiarato l’ amministratore della NASA Jared Isaacman. «Ottenere la capacità, l’esperienza e la fiducia necessarie per farlo in modo ripetuto è esattamente ciò che ci permetterà di spingerci più lontano, e sono grato a Crew-12 e alle loro famiglie per il loro servizio all’umanità e alla più grande avventura che essa possa intraprendere».

Gli astronauti NASA Jessica Meir e Jack Hathaway, l’astronauta ESA Sophie Adenot e il cosmonauta Roskosmos Andrej Fedjaev sono tornati sulla Terra alle 17:34 italiane. I team di supporto di SpaceX hanno recuperato la capsula e l’equipaggio pochi minuti dopo lo splashdown. Espletati i controlli medici tipici del post-volo immediatamente successivi al rientro, l’equipaggio ha raggiunto la terraferma in elicottero, prima di fare ritorno al Johnson Space Center della NASA a Houston.

Crew-12 era decollata alle 11:15 italiane del 13 febbraio scorso, ed è attraccata al laboratorio orbitante il giorno successivo. Durante la loro missione, i quattro membri dell’equipaggio hanno completato oltre 3.792 orbite attorno alla Terra, come membri di Expedition 74 e 75. Meir e Fedjaev erano al secondo volo, mentre per Hathaway e Adenot si è trattata prima esperienza in orbita.

L’astronauta ESA di nazionalità francese Sophie Adenot. Credit: ESA/NASA

Crew-12 ha accumulato centinaia di ore di ricerca scientifica a supporto dell’esplorazione umana oltre l’orbita terrestre bassa. Il lavoro dell’equipaggio ha incluso test sulla produzione di cellule staminali per terapie cellulari, la dimostrazione della generazione di fluidi per trasfusioni endovenose on demand, e lo studio di come il batterio responsabile della polmonite possa causare danni cardiaci a lungo termine. Inoltre, l’equipaggio ha condotto ricerche incentrate sull’alimentazione ed esaminato come le caratteristiche fisiche possano influenzare il flusso sanguigno durante il volo spaziale, per contribuire a mantenere gli astronauti al sicuro e in salute nelle future missioni. La ricerca condotta a bordo della stazione spaziale amplia le conoscenze e convalida nuove tecnologie, per consentire ai futuri astronauti di prepararsi all’esplorazione umana della Luna e di Marte.

Meir ha completato quattro attività extraveicolari (EVA), portando il suo totale in carriera a sette. Questi numeri la collocano al terzo posto di tutti i tempi per numero di attività extraveicolari tra le donne della NASA, dietro alle connazionali Peggy Whitson e Sunita Williams. Di contro Adenot ha completato tre attività extraveicolari, diventando la prima donna francese a uscire dall’avamposto orbitante.

Il video dell’EVA di Adenot e Meir dello scorso 1o settembre. Credit: NASA via YouTube

I membri statunitensi dell’equipaggio parleranno della loro missione scientifica durante una conferenza stampa alle 21:30 italiane di giovedì 15 ottobre, presso il Johnson Space Center della NASA, a Houston.

Fonte: NASA

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Marco Zambianchi

Spacecraft Operations Engineer per EPS-SG presso EUMETSAT, ha fatto parte in precedenza dei Flight Control Team di INTEGRAL, XMM/Newton e Gaia. È fondatore di ForumAstronautico.it e co-fondatore di AstronautiCAST. Conferenziere di astronautica al Planetario di Lecco fino al 2012, scrive ora su AstronautiNEWS ed è co-fondatore e consigliere dell'associazione ISAA.

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