NASA avvia il progetto del nuovo telescopio spaziale Habitable Worlds Observatory

Tre ipotetiche configurazioni di come sarà l'HWO (escluse le protezioni termiche). Credit: NASA Goddard Space Flight Center Conceptual Image Lab

Mentre il Congresso degli Stati Uniti con un accordo bipartisan riporta il budget NASA ai livelli degli ultimi anni, bocciando la proposta dell’amministrazione Trump che lo voleva ridotto del 23,8%, l’Agenzia spaziale statunitense ha reso pubblico l’avvio del progetto di un nuovo super telescopio per la ricerca di tracce di vita nell’Universo.

L’annuncio è avvenuto lo scorso 5 gennaio direttamente dal nuovo amministratore, nonché imprenditore e astronauta Jared Isaacman, che ha così commentato:

Habitable Worlds Observatory [HWO, N.d.A.] è esattamente il tipico esempio di scienza audace e orientata verso il futuro che solo NASA può intraprendere. Il genere umano attende le scoperte che questa nuova missione sarà in grado di fornire, unitamente alle risposte riguardanti la vita nell’universo. Ci muoveremo con urgenza, velocizzando i tempi di sviluppo al massimo per presentare queste future scoperte al mondo intero.

L’idea di realizzare un telescopio spaziale in grado di riprendere gli esopianeti orbitanti nella zona abitabile delle stelle a noi più prossime, nasce nel 2017 e nel 2020 è stata inserita come obiettivo primario in «2020 Decadal Survey della National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine.
In questo primo anno di attività il programma riceverà 150 milioni di dollari, che in parte verranno ripartiti tra sette aziende selezionate per individuare le sfide ingegneristiche che dovranno essere affrontate durante lo sviluppo.

Ipotetiche configurazioni del telescopio in tre casi di studio (EAC – Exploratory Analytical Case). Credit: Exoplanet Exploration Program Office/NASA GSFC-JPL

Raccogliendo l’eredità dei tre maggiori predecessori, Hubble Space Telescope (HST), James Webb Space Telescope (JWST) e Roman Space Telescope (RST), il nuovo HWO sarà dotato di un coronagrafo in grado di operare nell’ultravioletto, nel visibile e nell’infrarosso. Quest’ultimo, migliaia di volte più potente e preciso di quelli attuali, osserverà gli esopianeti mentre passano davanti alla loro stella per analizzarne la composizione atmosferica, eventuale presenza di acqua liquida e altri indicatori della presenza della vita (ossigeno, metano e altri gas).
Come l’Hubble, HWO dovrà essere modulare per facilitare missioni di servizio e manutenzione, sia umana che robotica.

L’ufficio NASA responsabile del programma, stabilito nel 2024 presso il Goddard Space Flight Center, per arrivare a completare una prima revisione del programma nel 2029, ha suddiviso il telescopio in tre macro settori tecnologici e relative sotto categorie:

  • coronografo (soppressione della luce diffusa delle stelle, specchi deformabili, controllo, sensibilità, rilevatori a basso o disturbo nullo, spettroscopio e capacità nel vicino ultravioletto);
  • ultra stabilità (specchi e strutture ultra stabili, sistema di controllo termico, controllo, sensibilità dei materiali, sistemi di bordo a basso disturbo e strutture dispiegabili);
  • alta sensibilità nel visibile e ultravioletto (rivestimento degli specchi, rilevatori, selezione multi oggetto, reticoli e filtri).

Per ciascun macro settore sono stati individuati tre obiettivi:

  • identificare i divari tecnologici di progettazione, di analisi e delle strutture di supporto necessari;
  • per risolvere ciascun divario riconosciuto, definire tabelle di marcia, criteri e traguardi;
  • definire costi, pianificazione e risorse umane per raggiungere il livello tecnologico desiderato.

Accelerando i tempi di sviluppo come ha chiesto Isaacman, alla NASA sono fiduciosi di poter realizzare, in collaborazione con il settore industriale, tutte queste tecnologie che ancora non esistono e lanciare HWO nei primi anni del decennio 2040 a bordo di un lanciatore super pesante, quale l’SLS, New Glenn o Starship.

Le aziende selezionate sono:

Fonte: NASA

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Simone Montrasio

Appassionato di astronautica fin da bambino. Dopo studi e lavoro nel settore chimico industriale, per un decennio mi sono dedicato ad altro, per inserirmi infine nel settore dei materiali compositi anche per applicazioni aerospaziali. Collaboro felicemente con AstronautiNEWS dalla sua fondazione.

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