Il caso dei serbatoi di propellente del razzo Vega AVUM scomparsi

Il decollo del Vega VV23. Credit: ESA/CNES/Arianespace

Il quarto stadio del razzo Vega, denominato Attitude and Vernier Upper Module (AVUM) alto 2,04 metri, con un diametro di 2,18 metri e un peso di 1265 chilogrammi, di cui fino a 577 di propellente, è equipaggiato con il propulsore ucraino RD-869 UDMH/NTO a combustibile liquido contenuto in quattro serbatoi sferici.

Il prossimo volo, il cui lancio è attualmente previsto per la prima metà del 2024, porterà in orbita il satellite ESA (Biomass) progettato per l’osservazione delle biomasse terrestri. Nel 2016, quando fu firmato il contratto con Airbus Defence e Space UK, si accennava al fatto che per la realizzazione del satellite si stimavano costi pari a circa 229 milioni di euro.

Un nuovo Vega è in fase di assemblaggio per far volare la prossima missione ma, secondo una storia raccontata da una fonte anonima all’interno di Avio, due dei serbatoi del quarto stadio del vettore sono scomparsi diversi mesi fa, lasciando l’azienda spaziale italiana a lottare per trovare una soluzione alternativa.

I due serbatoi di propellente misteriosamente scomparsi erano ospitati in un reparto di produzione di Avio a Colleferro, edificio che era stato sottoposto a lavori di ristrutturazione. Una volta conclusi i lavori di ristrutturazione ci si è accorti dell’assenza dei due serbatoi.

Benché questi serbatoi, così come altri componenti, siano inseriti in un sistema elettronico che ne traccia la posizione all’interno degli edifici di Avio, qualcosa non ha funzionato come previsto e di questi due oggetti si sono perse le tracce fino a scoprire che erano stati schiacciati e ammassati in una discarica insieme ad altri rottami metallici.

Al momento Avio non ha modo di approvvigionare nuovi serbatoi poiché tutte le linee di produzione legate al razzo Vega sono state chiuse da tempo. Avio, nel tentativo di salvare la missione, sta esplorando le uniche due possibili opzioni.

La prima soluzione sarebbe utilizzare i quattro serbatoi impiegati durante la fase di qualificazione del veicolo, prima del suo volo inaugurale nel 2012. L’azienda desidererebbe utilizzare due dei quattro serbatoi per eseguire i test di riqualificazione, lasciando gli altri due per il volo, ma questa soluzione non è priva di sfide. Questi serbatoi sono rimasti inutilizzati per oltre un decennio e garantirne l’integrità, dopo tutto questo tempo, sarebbe un’attività incredibilmente complessa e rischiosa, essendo pressoché impossibile riuscire a ispezionare ogni componente. Sebbene questo percorso sia ancora allo studio, è in cantiere anche un piano alternativo.

La seconda possibile soluzione ipotizza la modifica del quarto stadio di Vega, adottando una soluzione alla Frankenstein, visto che si sta valutando la possibilità di utilizzare elementi del più recente AVUM+ di Vega C, una soluzione estemporanea che non è mai stata sottoposta a collaudo. Ciò renderebbe estremamente complicato affidare un carico utile del valore di oltre 200 milioni di euro a quello che sarebbe essenzialmente un volo di prova.

Indipendentemente dalla soluzione adottata, è improbabile che Avio si dimostrerà in grado di mantenere l’impegno di lanciare l’ultimo volo di Vega nella prima metà del 2024.

ESA, Avio e Arianespace si sono rifiutate di commentare questa notizia.

Fonte: European SpaceFlight

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Marco Carrara

Da sempre appassionato di spazio, da piccolo sognavo ad occhi aperti guardando alla televisione le gesta degli astronauti impegnati nelle missioni Apollo, crescendo mi sono dovuto accontentare di una più normale professione come sistemista informatico in una banca radicata nel nord Italia. Scrivo su AstronautiNews dal 2010; è il mio modo per continuare a coltivare la mia passione per lo spazio.