Un Falcon Heavy non riutilizzabile ha lanciato ViaSat-3 Americas

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Zoom sulle ogive del Falcon Heavy a pochi minuti dal lancio. Credits: SpaceX via YouTube

Nella notte del 1º maggio 2023, precisamente alle 02:26 italiane, SpaceX ha lanciato con successo un Falcon Heavy dalla rampa Launch Complex 39A del centro spaziale Kennedy Space Center, in Florida. I carichi paganti, inseriti in un’orbita di trasferimento geostazionaria (GTO), sono stati il satellite ViaSat-3 Americas di ViaSat, il primo microsatellite di Astranis e GS-1 di Gravity Space.

ViaSat-3 Americas, come dice il nome, servirà l’intero continente americano fornendo connettività in banda Ka, con prestazioni attese a più di un terabit al secondo. ViaSat ha in fase di ultimazione anche due modelli molto simili, denominati EMEA (Europe, Middle East and Africa: Europa, Medio Oriente e Africa) e Asia-Pacific. Il primo sarà lanciato da United Launch Alliance (ULA) a bordo di uno degli ultimi Atlas prodotti e in configurazione 551 (5 booster ausiliari, 5 metri di diametro delle ogive e un motore Centaur). Il secondo, invece, sarebbe dovuto partire con un Ariane 6, ma i ritardi nella costruzione hanno spinto l’azienda a considerare altri fornitori di servizi di lancio: con ULA alle prese con dei problemi al Vulcan, l’unica compagnia che potrebbe lanciare verosimilmente nell’immediato futuro è SpaceX, sebbene anche Blue Origin potrebbe offrire il razzo New Glenn come mezzo di trasporto.

Il lancio

Il lancio doveva essere originariamente programmato per la notte del 28 aprile, ma le condizioni meteo particolarmente sfavorevoli hanno causato uno slittamento di un giorno. Si sono anche resi necessari dei controlli aggiuntivi sull’intero sistema, a causa di un fulmine che ha colpito una delle quattro torri attorno al pad predisposte a questo scopo. Il meteo è comunque rimasto avverso anche nel tentativo di lancio del 29 aprile, causando il definitivo spostamento alla notte del primo maggio. La serie di rinvii ha avuto alcuni impatti sulla programmazione dei prossimi voli verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS): in primo luogo, la missione Axiom-2 prevista per l’8 maggio è stata spostata a non prima del 17 dello stesso mese, mentre ad ora non sembrano esserci ripercussioni per la missione di rifornimento SpX-28, l’ottava della seconda fase del Commercial Resupply Services, l’appalto con cui NASA ha affidato a privati (SpaceX e Northrop Grumman) il rifornimento di cibo, esperimenti e materiale da e verso la Stazione.

La partenza, così come l’intera missione, si è svolta senza particolari problemi e dopo ben tre accensioni del motore del secondo stadio, tutti e tre i satelliti sono stati rilasciati nell’orbita desiderata. Il primo è stato ViaSat-3 Americas, rilasciato 4 ore e 32 minuti dalla partenza; dopo 6 minuti è toccato a GS-1 e dopo altri 7 minuti è stato il turno del satellite di Astranis.

La missione si è distinta per essere la prima in cui non si è tentato il recupero di nessuno dei tre booster che compongono il Falcon Heavy, fino a novembre il razzo operativo più potente al mondo prima dell’ingresso in servizio dello Space Launch System (SLS) di NASA. Le motivazioni che hanno portato a questa scelta sono state di natura commerciale e ingegneristica: per ridurre il tempo tra l’arrivo in GTO e l’effettivo raggiungimento dell’orbita geostazionaria, a 36.000 km dalla superficie, è stato necessario rilasciare i satelliti a una quota maggiore, spendendo più carburante e raggiungendo velocità che impediscono un rientro non distruttivo dei booster.

Fino ad oggi in tutte e sei le missioni completate dal vettore, si è tentato il recupero dei booster laterali, detti anche side booster, di quello centrale, core booster, o di tutti e tre. In particolare:

MissioneCoreSideSide
Demo:skull: OCISLY:white_check_mark: LZ-1:white_check_mark: LZ-2
Arabsat-6A:white_check_mark: OCISLY:white_check_mark: LZ-1:white_check_mark: LZ-2
STP-2 1:skull: OCISLY:white_check_mark: LZ-1:white_check_mark: LZ-2
USSF-44:x: Non tentato:white_check_mark: LZ-1:white_check_mark: LZ-2
USSF-67:x: Non tentato:white_check_mark: LZ-1:white_check_mark: LZ-2
Nota: il core centrale della missione Arabsat-6A si è danneggiato a causa del mare burrascoso durante il rientro in porto.

Per questa missione i booster utilizzati sono stati B1068, al primo volo in assoluto, B1053.3 (side booster in Arabsat-6A e STP-2) e B1052.8 (side booster in Arabsat-6A e STP-2, convertito a Falcon 9 in Cosmo SkyMed Generation 2, Starlink Group 4-10, Starlink Group 4-18, KPLO e Starlink Group 4-20).

Si è trattato invece del centesimo riuso delle ogive: da un paio di anni non si prova più la cattura al volo, risultata di successo in poche occasioni, ma le si lascia ammarare dolcemente sulla superficie dell’oceano, dove vengono raccolte da imbarcazioni apposite. Relativamente a questo, la missione ha battuto il record per la maggior distanza di arrivo dei fairing a Terra, a oltre 1.960 km dalla costa: ben 400 km in più rispetto al record precedente, stabilito con USFF-44 nel novembre 2022.

Fonti: ForumAstronautico.it

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Matteo Deguidi

Studio Astrophysics and Cosmology a Padova e sono interessato alle nuove generazioni di telescopi, sia terrestri che in orbita. In ambito astronautico la mia passione principale è seguire lo sviluppo e la costruzione delle sonde, dai siti di produzione al lancio. Considero ISAA come una seconda famiglia, la quale mi ha dato possibilità di accedere ad un mondo di notizie che da tanto ricercavo.