La prima missione dal suolo americano per Rocket Lab

La patch della missione. Credits: Rocket Lab

Il 25 gennaio, alle 00:00 italiane (le 23:00 UTC), si è aperta la finestra di lancio di due ore prevista per la missione Virginia is for Launch Lovers. Electron si è sollevato dal suolo alla mezzanotte italiana e dopo circa un’ora e dieci minuti ha rilasciato tre satelliti di Hawkeye360 in orbita: l’unico intoppo, se così si può chiamare, è stato relativo alla ricezione della telemetria del secondo stadio e dalle ground station verso il centro di controllo. Questo ha ritardato di qualche minuto rispetto alle previsioni la conferma dell’effettivo rilascio dei satelliti.

Si è trattata della prima missione della compagnia neozelandese a essere svolta al di fuori della madrepatria, addirittura in un emisfero diverso: è decollata dal Launch Complex 2 (Launch Area 0 C) del centro spaziale Wallops Island in Virginia (USA). Non si tratta però della prima missione che questo spazioporto supporterà (a differenza di quanto avvenuto recentemente con lo Spaceport Cornwall e la missione, fallita, di Virgin Orbit). Dalla Virginia infatti partivano i razzi Antares con le capsule Cygnus dirette verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

La “prima” volta

Il razzo Electron, eretto oramai qualche giorno addietro in posizione verticale, è arrivato in Virginia parecchi mesi fa. Inizialmente il lancio sarebbe dovuto avvenire intorno alla metà di dicembre, ma alcune lungaggini burocratiche prima e meteorologiche poi hanno visto la data di lancio slittare sempre più avanti. Se sulla questione climatica l’azienda aveva poco controllo, dal lato burocratico è diversi anni che Rocket Lab lavora affinché le sue capacità di lancio si possano espandere al di fuori della Nuova Zelanda. Dopo aver costruito il primo spazioporto privato al mondo, sulla penisola di Mahia, da dove sono partite tutte le trentadue missioni finora svolte, l’azienda ha proceduto alla realizzazione di un altro pad all’interno dello stesso complesso, raddoppiando di fatto la capacità di lancio dei propri vettori. Nonostante questo, data anche forse la difficoltà di raggiungere la Nuova Zelanda comodamente e tentare una più efficiente espansione nel mercato americano, Rocket Lab ha iniziato le trattative per l’utilizzo del pad di Wallops.

La prima missione in assoluto a partire sarebbe dovuta essere CAPSTONE, ma dei problemi nell’autorizzazione dell’Autonomous Flight Termination Unit (NAFTU), il sistema di terminazione del volo, hanno successivamente indotto NASA e Rocket Lab a spostare il lancio dal complesso a Mahia.

Si è quindi dovuto attendere un po’ (inizialmente la missione CAPSTONE era prevista per il 2021) e come già detto, parte dei rinvii è stata dettata dalla necessità di firmare alcuni documenti.

Neutron, il prossimo vettore

L’inaugurazione del pad di lancio in Virginia consentirà anche a Rocket Lab di familiarizzare con procedure, permessi e caratteristiche meteo del sito anche in ottica del debutto di Neutron, il vettore di classe media presentato nel marzo del 2021.

Le infografiche più recenti condivise dall’azienda indicano che il razzo sarà alto 40 metri e avrà un diametro di 7 metri per il corpo e di 5 metri per l’ogiva. La capacità verso l’orbita bassa terrestre in configurazione riutilizzabile sarà di circa 8.000 kg e di 15.000 kg in versione a perdere: andrà così a riempire uno spazio mancante lasciato da Antares a causa dei problemi di costruzione dovuti alla guerra in Ucraina, in attesa ovviamente di altri vettori della stessa classe. Sarà costruito in fibra di carbonio, con alcune parti create in modo del tutto automatizzato per tenere bassi i costi e massimizzare la velocità di produzione.

Neutron sarà parzialmente riutilizzabile e avrà una particolare connessione tra i due stadi che lo compongono. Il secondo stadio sarà infatti agganciato all’interno di una struttura del primo stadio, in grado di aprirsi al momento opportuno ed esporrre quindi il secondo stadio e il payload all’ambiente spaziale. Il primo stadio atterrerà poi sulle proprie zampe di atterraggio, che rimarranno fisse e fungeranno da superfici aerodinamiche assieme alla alette canard. Il volo terminerà su una piazzola situata vicino al complesso di lancio, in modo da ridurre al minimo i tempi di manutenzione ordinaria del razzo. La particolare struttura permetterà anche di non dover recuperare ogni volta le ogive, dal momento che saranno integrate nel primo stadio.

Neutron sarà fornito di sette motori Archimedes, progettati e costruiti da Rocket Lab e in grado di fornire una spinta di 1 MN e 330 secondi di ISP. Saranno alimentati da metano e ossigeno, andando così ad aggiungersi alla sempre più vasta classe di razzi spinti da questi propellenti e costituita da Starship di SpaceX, Terran 1 di Relativity Space e Zhuque-2 di Landspace. Si tratta di motori pensati per essere semplici, riutilizzabili molteplici volte e mai spinti troppo vicini ai limiti strutturali.

Recentemente è stata compiuta l’accensione di un esemplare del motore presso lo Stennis Space Center. Come comunicato dalla stessa azienda, tra i passi successivi ci sarà la verifica delle performance dell’iniettore a condizioni operative di flusso del propellente.

Tra gli altri avanzamenti figura anche la costruzione di un esemplare di serbatoio del primo stadio.

Nei piani di sviluppo di Rocket Lab, inoltre, è prevista la possibilità di rifornire la ISS sia con provviste ed esperimenti scientifici che esseri umani: al momento non sono state però diffuse informazioni sull’eventuale sviluppo di una capsula all’interno dell’azienda o se ci sarà una collaborazione con qualche realtà già consolidata. In questo caso le opzioni non sarebbero molte, dal momento che le uniche capsule cargo o di trasporto umano attualmente in sviluppo (HTV-X) o in uso (Cygnus, Cargo Dragon, Crew Dragon, Starliner) dispongono già di un lanciatore. Non è da trascurare infatti anche l’aspetto geografico o societario che riguarda questo settore: se per SpaceX è tutto gestito internamente, Starliner ha già prenotato diversi voli a bordo di un Atlas V N22 e infine HTV-X, sviluppato da JAXA, sarà lanciato da H-III, sviluppato da Mistubishi Heavy Industries. Anche Cygnus, nonostante i problemi di Antares, volerà con un Falcon 9 nel corso delle prossime missioni.

Per quanto riguarda infine l’aspetto infrastrutturale, è già stata completata la struttura di produzione del razzo in Virginia.

Fonte: Forumastronautico.it.

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Matteo Deguidi

Studio Astrophysics and Cosmology a Padova e sono interessato alle nuove generazioni di telescopi, sia terrestri che in orbita. In ambito astronautico la mia passione principale è seguire lo sviluppo e la costruzione delle sonde, dai siti di produzione al lancio. Considero ISAA come una seconda famiglia, la quale mi ha dato possibilità di accedere ad un mondo di notizie che da tanto ricercavo.