Amazon acquista voli Atlas V per i propri satelliti Kuiper

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Il logo della costellazione Kuiper che verrà realizzata da Amazon, l'azienda di Jeff Bezos (C) Amazon Blog

Era noto da tempo che anche Amazon, così come SpaceX, desiderasse realizzare una propria costellazione di satelliti per fornire una copertura globale internet a banda larga. È di pochi giorni fa l’annuncio con cui viene ufficializzato l’acquisto di nove missioni Atlas 5 da United Launch Alliance, voli che permetteranno di avviare la creazione nella bassa orbita terrestre (LEO) di una costellazione di 3.236 satelliti denominata Project Kuiper.

Il gigante statunitense delle vendite su internet ha rifiutato di rivelare la durata dell’accordo con ULA, tuttavia Amazon avrà l’obbligo di realizzare il 50% della costellazione entro luglio 2026, una condizione legata al rilascio della licenza di lancio, e di completarla entro luglio 2029.

«Abbiamo progettato i nostri satelliti per essere ospitati su più vettori. Questa caratteristica garantirà la flessibilità necessaria per lanciare il nostro sistema satellitare con razzi di fornitori diversi», ha affermato Rajeev Badyal, responsabile del progetto Kuiper. «Atlas V è un razzo capace e affidabile e siamo orgogliosi di collaborare con ULA per questi importanti primi lanci».

Mentre ogni lancio di SpaceX è in grado di trasportare e rilasciare nella bassa orbita terrestre un lotto di 60 satelliti Starlink, Amazon non ha ancora rivelato il numero di satelliti Kuiper che verrà lanciato da un vettore Atlas 5. L’Atlas 5, un lanciatore utilizzato in numerose missioni, inclusa quella che ha portato il rover Perseverance a posarsi sul suolo marziano, ha una percentuale di successo del 100% su oltre 85 lanci. Le missioni Atlas V per Kuiper decolleranno dallo Space Launch Complex 41 presso la Cape Canaveral Space Force Station in Florida.

La scelta del vettore di ULA fa sorgere alcuni dubbi sulla disponibilità del razzo heavy di Blue Origin, il New Glenn, ovvero l’altra azienda di proprietà del CEO di Amazon, Jeff Bezos. Non è quindi al momento possibile realizzare una sinergia, quella tra Amazon e Blue Origin, che avrebbe sicuramente favorito un risparmio di risorse finanziarie su ciascun lancio, strategia che ha reso vincente il progetto di SpaceX con i satelliti Starlink lanciati dai Falcon 9 e che Amazon desidererebbe replicare. I nove lanci acquistati da ULA permetteranno portare in orbita solo una piccola parte dei satelliti, il che potrebbe significare che il New Glenn potrebbe essere il lanciatore da utilizzare per popolare il resto della costellazione. A conferma dei dubbi sopra esposti, giunge la recente notizia del rinvio a fine 2022 del primo volo del New Glenn.

L’intera costellazione di satelliti Kuiper verrà realizzata in cinque fasi. La prima vedrà il lancio di 578 satelliti che orbiteranno a 630 km di altitudine in un’orbita con un’inclinazione di 51,9 gradi. Il progetto Kuiper prevede che i satelliti vengano posizionati su tre diverse altitudini: 784 satelliti dovrebbero essere disposti a 590 km di altitudine, 1.296 satelliti a 610 km di altitudine e 1.156 a 630 km.

Sviluppo della banda larga in LEO

Amazon ha già investito 10 miliardi di dollari in Kuiper e recentemente ha dichiarato che al progetto stanno lavorando più di 500 persone. La società ha presentato lo scorso 16 dicembre un’antenna in banda Ka a basso costo che farà parte della dotazione hardware dei terminali utilizzati dai clienti Kuiper. SpaceX offre ai beta tester di Starlink un terminale che include un’antenna e un router per 499 $, un costo che sarebbe più alto se non ci fosse un contributo diretto di Starlink.

Nel corso di una tavola rotonda tenutasi lo scorso 6 aprile al Satellite 2021 LEO Digital Forum, Shotwell ha dichiarato di aspettarsi una decisa riduzione dei costi, una previsione che vede il prezzo dei terminali scendere sotto i 200 $ entro un paio di anni.

Tra i competitor appare anche OneWeb, società che ha lanciato lo scorso 25 marzo un lotto di 36 satelliti su un vettore Soyuz-2.1b per una costellazione che vede, al momento, 146 satelliti in orbita. L’impresa, di proprietà del governo britannico e della società di telecomunicazioni indiana Bharti Global, sta pianificando altri tre lanci da realizzare entro giugno, necessari per coprire la porzione di cielo posto a una latitudine di 50° nord. Ciò permetterebbe di ampliare la copertura dei servizi internet offerti a tutto il Regno Unito, l’Alaska, il Nord Europa, la Groenlandia, l’Islanda, il Mar Glaciale Artico e il Canada.

L’operatore satellitare canadese Telesat, che il 13 aprile ha annunciato di voler raccogliere finanziamenti per 500 milioni di dollari per sviluppare una propria rete satellitare a banda larga denominata Lightspeed, ha siglato accordi di lancio con Blue Origin e Relativity Space, anche se quest’ultima, che sta costruendo la più grande stampante 3D al mondo per sviluppare i propri razzi, deve ancora effettuare un lancio orbitale.
Dan Goldberg, CEO di Telesat, ha dichiarato che nei prossimi mesi prevede di finalizzare alcuni contratti per iniziare a lanciare quasi 300 satelliti Lightspeed a partire dal prossimo anno.

Fonte: SpaceNews.com

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Marco Carrara

Da sempre appassionato di spazio, da piccolo sognavo ad occhi aperti guardando alla televisione le gesta degli astronauti impegnati nelle missioni Apollo, crescendo mi sono dovuto accontentare di una più normale professione come sistemista informatico in una banca radicata nel nord Italia. Scrivo su AstronautiNews dal 2010; è il mio modo per continuare a coltivare la mia passione per lo spazio.