Fallito il primo test orbitale del vettore Rocket 3.1 di Astra

Il vettore Rocket 3.1 di Astra poco dopo il decollo dallo spazioporto di Kodiak in Alaska. Credit: Astra, John Kraus

Lo scorso 11 settembre è fallito il primo test di lancio orbitale del vettore Rocket 3.1 di Astra, neonata compagnia aerospaziale californiana. Si tratta del primo lancio orbitale e il terzo complessivo che l’azienda ha tentato di realizzare dopo i due precedenti suborbitali eseguiti con successo nel corso del 2018.

Il vettore a due stadi è decollato alle ore 19:19 locali (le 03:19 GMT della mattina del 12 settembre) dallo spazioporto di Kodiak in Alaska senza alcun carico pagante e con il solo obiettivo di raggiungere l’orbita bassa terrestre. Dopo il decollo avvenuto con successo, il lanciatore, alto circa 12 metri, ha deviato dalla traiettoria nominale e si è schiantato a terra senza creare vittime o feriti.

In una serie di tweet e di aggiornamenti sul blog della compagnia, Astra ha spiegato di avere abbastanza dati per poter analizzare nel dettaglio il volo e comprendere le cause del fallimento. Ha inoltre aggiunto che le analisi preliminari hanno permesso di comprendere che il sistema di guida ha indotto alcune leggere oscillazioni sul lanciatore portando quindi il razzo fuori dalla traiettoria nominale e innescando così il sistema di protezione di volo. Questo ha di conseguenza comandato lo spegnimento dei motori del primo stadio, causando la mancata immissione in orbita e la successiva distruzione del vettore.

Poiché non è raro che un lanciatore fallisca il lancio di debutto (famosi sono i tentativi fallimentari del Falcon 1 di SpaceX) la stessa Astra aveva esplicitamente comunicato che l’obiettivo primario della missione era di ottenere una corretta accensione del primo stadio. Questo avrebbe permesso alla piccola compagnia californiana di rimanere in linea con l’obiettivo di raggiungere l’orbita in un massimo di tre differenti test.

Un rappresentante di Astra ha dichiarato sul blog dell’azienda che «non abbiamo raggiunto tutti i nostri obiettivi, ma abbiamo tratto esperienza dagli errori e ottenuto un adeguato quantitativo di dati da analizzare. Questo lancio ci permette di rimanere in corsa per raggiungere l’orbita terreste nei prossimi due voli e ciò ci rende felici del risultato ottenuto».

Astra, nata grazie alla competizione promossa da DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) nel 2018 per lo sviluppo di lanciatori affidabili, a basso costo e in grado di lanciare in tempi brevissimi, si propone di fornire un servizio di immissione in orbita bassa terrestre a una quota di 500 km per satelliti di piccole dimensioni (tra i 50 e i 150 kg di peso). Astra infatti avrebbe dovuto effettuare il primo lancio orbitale nel febbraio scorso nell’ambito dell’iniziativa messa in campo dall’agenzia della difesa americana del valore complessivo di 12 milioni di dollari. Il tempo poco clemente, i problemi tecnici e alcuni malfunzionamenti avevano inizialmente escluso l’azienda dalla competizione e in seguito portato al danneggiamento del vettore Rocket 3.0 a fine marzo durante le fasi di preparazione di un nuovo tentativo di lancio.

Rocket 3.1 al decollo dallo spazioporto di Kodiak in Alaska. Credit: Astra, John Kraus

Nonostante i fallimenti finora ottenuti l’amministratore delegato di Astra, Chris Kemp, ritiene che la compagnia possa riuscire a sviluppare con successo un servizio a basso costo sia in termini operativi, sia in termini commerciali. Per raggiungere questo obiettivo egli ritiene che sia necessario «realizzare un razzo molto più economico di un lanciatore tradizionale, un processo produttivo e una procedura di lancio altamente automatizzati, e, infine, focalizzandosi sull’efficienza e sulla rimozione dei costi in ogni aspetto del servizio offerto».

Fonte: Space.com

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Giacomo Zanardi

Atleta, Allenatore, Ingegnere spaziale. Adoro mangiare e viaggiare, correre, andare in bicicletta, raggiungere le vette delle montagne. Un po' sognatore, un po' con la testa tra i pianeti, ma con i piedi per Terra