Tornano a casa sani e salvi gli astronauti dell’Apollo 13

Splashdown dell'Apollo 13

17 aprile 1970 – giorno 6

Dal nostro inviato a Houston.

Alle 19:07 è ammarato nell’oceano Pacifico Odyssey, il modulo di comando dell’Apollo 13. Meno di mezz’ora dopo si è aperto il portello della capsula e i tre astronauti Jim Lovell, Fred Haise e Jack Swigert sono usciti, sani e salvi, per essere imbarcati su un elicottero della marina militare americana. In questo momento stanno raggiungendo la nave di recupero.

Operazioni di recupero degli astronauti dell’Apollo 13

Il sospiro di sollievo arriva al termine di una missione travagliatissima, dopo l’esplosione sul modulo di servizio che ha fatto fuoriuscire tutto l’ossigeno dai serbatoi di Odyssey. Nei giorni scorsi i tre astronauti hanno dovuto convertire il modulo lunare Aquarius in una sorta di scialuppa di salvataggio, diminuire al minimo i consumi energetici, combattere con il freddo e l’accumulo di anidride carbonica e compiere manovre delicatissime e importantissime per la loro sopravvivenza in condizioni molto precarie.

Nelle prime ore del mattino è finalmente stata comunicata agli astronauti la procedura per riaccendere tutti i sistemi del modulo di comando necessari al rientro senza superare la potenza massima consentita dalle condizioni precarie del sistema elettrico. Ciò ha richiesto il lavoro senza sosta degli ingegneri e degli astronauti a terra, tra cui anche Ken Mattingly, che era stato sostituito come membro dell’equipaggio dell’Apollo 13 solo due giorni prima del lancio. È stato proprio Mattingly a comunicare a Lovell, Haise e Swigert la procedura. Nella notte è stata anche completata la ricarica delle batterie del modulo di comando, utilizzando quelle di Aquarius.

Ken Mattingly comunica all’equipaggio dell’Apollo 13 la procedura di rientro

Dopo qualche ora di sonno gli astronauti hanno cominciato la giornata di oggi compiendo l’ultima piccola correzione di rotta, sempre utilizzando i propulsori del modulo lunare. Nel primo pomeriggio è cominciata l’ultima serie di operazioni per preparare l’equipaggio e la capsula al rientro in atmosfera. Per prima cosa il modulo di servizio, che contiene serbatoi, propulsori principali, sistemi ambientali ed elettrici, si è separato da quello di comando, che costituisce il modulo abitativo del trenino spaziale. Dopo essersene allontanati gli astronauti hanno potuto constatare con i loro occhi il danno enorme che l’esplosione aveva causato al modulo di servizio.

Il modulo di servizio danneggiato dall’esplosione

Un paio di ore dopo c’è stato l’addio al modulo lunare Aquarius che, di fatto, ha permesso agli astronauti di sopravvivere. Per fortuna l’ultima parte del viaggio è andata come si sperava: le procedure di riaccensione dei sistemi di Odyssey hanno funzionato, il rientro atmosferico è stato senza intoppi e si sono aperti regolarmente i paracadute che hanno posato dolcemente la capsula sulle onde dell’oceano Atlantico.

L’ultimo addio ad Aquarius, il modulo lunare/scialuppa di salvataggio

In questo momento gli astronauti sono a bordo dell’elicottero di recupero che li sta trasportando sulla nave di recupero Iwo Jima. La capsula verrà recuperata poco dopo. Termina a lieto fine l’avventura di Lovell, Haise e Swigert, ma chissà che questo incidente non metta in discussione tutto il programma Apollo.

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Matteo Carpentieri

Appassionato di astronomia e spazio, laureato in una più terrestre Ingegneria Ambientale. Lavora come lecturer (ricercatore) all'Università del Surrey, in Inghilterra. Scrive su AstronautiNews.it dal 2011.

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