Un programma spaziale con equipaggi per gli Emirati Arabi Uniti

Nell’ambito della conferenza astronautica internazionale tenutasi in Australia la settimana scorsa, un portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che il paese pianifica la selezione da quattro a sei astronauti per un programma spaziale con equipaggi a partire dal 2018.

Salem Humaid Al Marri, assistente al direttore generale al Mohammed Bin Rashid Space Centre di Dubai ha dichiarato la settimana scorsa ad Adelaide che il governo degli Emirati Arabi intende costituire un corpo autonomo di astronauti per finalizzare missioni scientifiche nello spazio dal 2020. Il governo sarebbe intenzionato alla fondazione di un programma spaziale sostenibile, ovvero non indirizzato al viaggio nello spazio per brevi periodi o con finalità “turistiche”, ma un piano che consenta ad astronauti opportunamente formati di condurre esperimenti scientifici in orbita. La partenza del programma di ingaggio di candidati è previsto dalla fine di quest’anno al primo trimestre del 2018, ma dalle dichiarazioni non è emerso quali criteri guideranno la selezione. La seconda parte del processo, ovvero la selezione vera e propria, dovrebbe richiedere dieci mesi per l’identificazione dai quattro ai sei astronauti che avranno come obiettivo quello di volare nello spazio attraverso una o più agenzie che lo consentano. Il programma prevede che il primo astronauta degli Emirati voli nel 2021, anno che segnerà il cinquantesimo anniversario della fondazione degli UAE. Non è ancora stato deciso con quale agenzia spaziale il programma costituirà una partnership. Le opzioni di scelta sono ovviamente tra la possibilità di volare su una Soyuz russa o su una Shenzhou cinese, ma non è esclusa una collaborazione con il programma Commercial Crew statunitense.

Il programma annunciato dagli Emirati è stato messo in naturale relazione con l’ambiziosa visione “Mars 2117”, diffusa precedentemente quest’anno, che prevede la costruzione di una città su Marte entro un secolo. Parte di questa visione è un’iniziativa a breve-medio termine, “Mars Science City” che prevede invece la costruzione di una città marziana sulla Terra per simulare la vita nel centro che dovrà essere costruito sul Pianeta Rosso. Questa visione, diffusa gradualmente dall’agenzia governativa, mira quindi ad essere ben integrata, a cominciare appunto dagli stimoli che possono nascere dalla costruzione della città spaziale nel deserto per ispirare gli esperimenti che il nascente programma ad equipaggi andrà a condurre in orbita.

Queste notizie diffuse all’IAC 2017 sono solo una continuazione e una conferma dell’interesse crescente per lo spazio che il governo degli Emirati ha cominciato a dimostrare negli ultimi anni. Capisaldi di questo interesse sono stati la fondazione di un’agenzia spaziale e l’inizio di finanziamenti diretti alla realizzazione e al lancio di satelliti autonomi. In questo scenario si inserisce anche la pianificazione di una missione orbitale su Marte, chiamata “Hope”, il cui lancio è previsto nel 2020 e che avrà come obiettivo lo studio dell’atmosfera marziana.

Un entusiasmo quindi decisamente crescente, che all’IAC è stato ulteriormente ratificato dall’annuncio che, dopo Brema in Germania l’anno prossimo e Washington nel 2019, l’edizione 2020 della conferenza si terrà proprio a Dubai.

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Massimo Orgiazzi

Appassionato di astronomia, astronautica e scienza, nella vita è ingegnere. Ha scritto narrativa, poesia e critica letteraria, ha una passione per il cinema e organizza rassegne cineforum. Twitta in inglese di spazio e scienza con l’handle @Rainmaker1973

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