Le anomalie dell’Atlas V che ha lanciato Cygnus

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Martedì scorso un Atlas V di ULA ha lanciato un Cygnus con i rifornimenti alla ISS, immettendolo in un’orbita idonea al completamento della missione.
L’orbita è stata però raggiunta in maniera non completamente nominale, con il vettore che ha dovuto modificare più volte il profilo di volo durante tutte le fasi del lancio.
L’Atlas V è decollato dalla SLC-41 di Cape Canaveral all’apertura della finestra di lancio e il primo stadio era previsto rimanesse acceso per 4 minuti e 15,5 secondi.av64-telemetry
E’ abbastanza frequente che il tempo previsto di accensione venga modificato in tempo reale e in autonomia dai computer del vettore, in modo da soddisfare i parametri di inserimento orbitale previsti e compensare le piccole variazioni di vento, traiettoria e spinta.
In questo caso però lo spegnimento è avvenuto ben 6 secondi prima di quanto previsto.
Altri 6 secondi dopo è avvenuta come pianificato la separazione dello stadio e l’avvio della sequenza di accensione dell’upper stage.
10 secondi dopo la separazione del primo stadio, come previsto, il propulsore RL10C-1 dell’upper stage Centaur si è avviato per una accensione che era programmata per durare 13 minuti e 38 secondi.oa6-74
La durata dell’accensione del secondo stadio si è però protratta per oltre 1 minuto rispetto a quanto pianificato inizialmente.
Nonostante questa serie di anomalie che hanno provocato un ricalcolo di tutti i tempi di volo in maniera automatica, direttamente dai computer del lanciatore, Cygnus è stato immesso nell’orbita corretta a 230km di altezza e con tutti i parametri orbitali previsti.

E’ evidente che l’accensione prolungata del secondo stadio è stata effettuata per sopperire all’anomalia avvenuta al primo, ed è proprio su questa che ULA sta indagando per comprenderne le cause.OA6stack
L’unica variazione rispetto alla traiettoria prevista per Cygnus è stata la separazione con l’upper stage avvenuta 300km oltre il punto inizialmente previsto, ma la variazione non ha avuto nessun impatto sul profilo di missione, in quanto tale differenza è stata compensata dalle successive manovre di fasamento con l’orbita della ISS già previste.

Una volta completati tutti gli obiettivi di ULA per l’immissione nell’orbita corretta di Cygnus rimaneva ancora un lavoro da svolgere, far deorbitare il secondo stadio esattamente nell’area prevista dal NOTAM di sicurezza emanato per il traffico aereo.
L’area prevista era a sud dell’Australia, ma poco dopo l’accensione per il rientro del secondo stadio, a causa della precedente accensione prolungata, il propellente è terminato interrompendo l’accensione di rientro prevista e modificando il profilo di rientro.
Questo ha provocato un rientro in atmosfera a sud della Nuova Zelanda, invece che nell’area prevista, ma sempre in mare aperto e senza provocare ulteriori problemi.
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L’analisi dell’anomalia iniziale è ancora in corso ma la causa primaria sembra essere riconducibile ad un rapporto errato fra propellente e ossidante del primo stadio.

La prossima missione di un Atlas V sarà il lancio di un satellite del sistema MUOS dell’USAF ed è stato già posticipato di alcuni giorni per permettere la chiusura delle indagini e l’implementazione di eventuali misure correttive.
Dal 2002 l’Atlas V non ha mai subito anomalie catastrofiche in 62 missioni svolte, con solamente un parziale insuccesso nel 2007 che non ha però provocato la perdita del satellite NROL-30.

Qui di seguito il video completo del lancio con la telemetria live del lanciatore:

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Alberto Zampieron

Appassionato di spazio da sempre e laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, è stato socio fondatore di ISAA. Collabora con Astronautinews sin dalla fondazione e attualmente coordina le attività fra gli articolisti.