ISS, allarme rientrato dopo il rischio di collisione con un detrito

Ieri gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si sono rifugiati per sicurezza all’interno della navicella Soyuz per il rischio di collisione con un detrito. È la quarta volta nella storia della ISS che scatta questa procedura d’emergenza. La Soyuz viene considerato il luogo più sicuro della stazione anche perché può garantirne – in caso di problemi gravi – l’evacuazione e il ritorno a terra degli astronauti.

Fortunatamente non c’è stata nessuna collisione e i tre astronauti dell’Expedition 44 – l’americano Scott Kelly e i russi Gennady Padalka e Michail Konienko – sono tornati al lavoro dopo circa due ore.

Secondo quanto comunicato dalla Nasa, il detrito era un componente del satellite meteorologico sovietico Meteor-2, lanciato nel 1979 e dismesso da tempo, che viaggiava ad una velocità doppia rispetto a quella della stazione. Le agenzie spaziali mondiali stimano che ci siano in orbita almeno 3mila tonnellate di rifiuti tra satelliti dismessi, sezioni di razzo e strumenti persi dagli astronauti.

Contro il rischio dei debris (detriti in inglese) la ISS può fare essenzialmente due cose: incassare il colpo – è progettata per farlo – se il detrito è più piccolo di un centimetro, oppure può schivarlo, come avviene di solito, attivando dei razzi per modificare la sua orbita.

Tuttavia la manovra implica un certo grado di progettazione e non può essere eseguita se l’eventuale collisione è prevista entro 90 minuti. Proprio per questo la Nasa ha specificato «abbiamo scoperto il detrito molto tardi, quindi la ISS non ha avuto il tempo impostare le manovre evasive». Quando la finestra temporale è così stretta, gli astronauti si rifugiano per sicurezza nella Soyuz e si preparano ad evacuare la stazione.

Per scongiurare il rischio dei debris,  che possono compromettere anche la funzionalità dei satelliti in orbita, si sono avanzate alcune proposte, tra cui quelle di un raggio laser per modificarne la traiettoria e una sorta di rete da pesca in grado di trattenerli. Tuttavia, ancora non esiste una soluzione al problema.

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