Aggiornamenti dal sistema solare: marzo 2015

Mentre su Marte i due rover della NASA cominciano ad accusare qualche problema, a febbraio la sonda europea Rosetta ha effettuato uno spettacolare sorvolo a bassa quota della cometa 67P.

A marzo l’evento principale sarà l’arrivo di Dawn in orbita intorno al pianeta nano Cerere, mentre New Horizons continuerà ad avvicinarsi sempre di più a Plutone. Stagione di cambiamenti per Cassini, che concluderà la fase “inclinata” della propria orbita e comincerà una nuova fase “equatoriale” intorno a Saturno.

Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e quelle in fase di preparazione.

Missioni in fase di preparazione per il lancio: 0

Nel 2015 non sono previste altre nuove missioni, anche se nel corso dell’anno si intensificheranno i preparativi per le prossime missioni marziane, che verranno lanciate tra gennaio e marzo del 2016.

Missioni Operative: 21

La sonda WIND, di NASA, si trova attualmente in orbita intorno al punto lagrangiano L1 Terra-Sole; la sua missione di osservazione della nostra stella dura ormai da oltre 20 anni. A farle compagnia in L1 c’è l’orbiter americano ACE (Advanced Composition Explorer), di soli 3 anni più giovane rispetto a Wind, e la missione congiunta ESA/NASA Solar and Heliospheric Observatory (SoHO) che festeggerà i 20 anni alla fine del 2015, e il cui contributo ESA è stato prolungato di due anni, fino alla fine del 2016.

La missione della NASA STEREO (Solar and TErrestrial RElations Observatory) si compone, invece, di due sonde, Stereo A e Stereo B che condividono l’orbita della Terra intorno al Sole, rispettivamente, precedendo (A=Ahead) e seguendo (B=Behind) il nostro pianeta, permettendo così osservazioni stereoscopiche. Lo scorso 1 ottobre, purtroppo, si sono persi i contatti con STEREO B. Non si conoscono ancora le cause dell’anomalia, e sono tuttora in corso i tentativi di ristabilire i contatti. La missione di Stereo A invece continua normalmente anche se le comunicazioni dovranno interrompersi dal 22 marzo al 14 luglio in quanto la sonda sarà dietro al Sole rispetto alla Terra.

La sonda Messenger, di NASA, ha ormai i giorni contati in orbita intorno a Mercurio. Con il propellente quasi esaurito, la sonda sta compiendo osservazioni a bassa quota della superficie del primo pianeta del sistema solare. Lo scorso 21 gennaio è avvenuta con successo quella che doveva essere l’ultima accensione dei propulsori che permetterà alla sonda di raggiungere, per un breve periodo a marzo, un’altitudine minima di 15 km, poco più dei normali aerei di linea sulla Terra. Un uso creativo dell’elio utilizzato come propellente dal team di ingegneri di Messenger permetterà di estendere la missione fino a 4 ulteriori settimane rispetto alla data di termine inizialmente prevista del 28 marzo. La prossima manovra correttiva avverrà il 18 marzo.

Missione dal sapore d’altri tempi per l’agenzia spaziale cinese: la sonda Chang’e 5-T1 (Xiaofei) ha compiuto alla fine di ottobre un flyby della Luna circumnavigando il nostro satellite come avveniva per le missioni sovietiche Zond negli anni ’60 del secolo scorso. La missione primaria è durata circa otto giorni, nei quali sono state rilasciate alcune bellissime immagini, e la capsula è atterrata regolarmente nella Mongolia Interna il 31 ottobre del 2014. Successivamente il modulo di servizio della sonda ha manovrato per raggiungere il punto lagrangiano L2 del sistema Terra-Luna. Dopo un breve periodo in L2 Chang’e 5-T1 si è mossa nuovamente verso l’orbita lunare che ha raggiunto lo scorso 13 gennaio. La missione estesa dovrebbe comunque esaurirsi entro maggio 2015.

Ben oltre la garanzia di progetto sono Chang’e 3 e il rover Yutu, ancora attivi sulla superficie lunare 14 mesi dopo l’atterraggio. Il lander continua la sua missione scientifica, mentre il rover è ormai fermo da mesi dopo aver completato la missione primaria per via di un guasto imprevisto, ma continua a emettere segnali che vengono captati a Terra.

Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), della NASA, continua la sua missione di mappatura ad alta risoluzione della Luna durante la sua missione estesa. Sempre intorno al nostro satellite, le due sonde della missione Artemis, anch’essa di NASA, stanno silenziosamente studiando il debole campo magnetico lunare per una lunga missione che dovrebbe durare ancora alcuni anni.

Sulla superficie di Marte siamo arrivati al sol 917 per Curiosity/Mars Science Laboratory (MSL). Il rover ha superato a novembre il traguardo dei 10 km percorsi sul pianeta rosso e ha appena completato di studiare l’area denominata Pahrump Hills, alle pendici del Monte Sharp. Secondo i piani avrebbe dovuto riprendere il viaggio lungo la “Artist’s Drive”, ma un problema elettrico ha costretto i tecnici a rivedere i programmi per cercare di risolvere il problema.

È invece il sol numero 3951 per l’altro rover della NASA Opportunity, che proprio a gennaio ha festeggiato 11 anni su Marte. Il Mars Exploration Rover (MER) superstite è salito sulla cima di Cape Tribulation, sul bordo occidentale del cratere Endeavour, e ora sta puntando decisamente verso sud in direzione della Marathon Valley che raggiungerà più o meno quando avrà percorso una distanza di una maratona dall’inizio della missione, ovvero circa 42,2 km. Il rover ha operato per un periodo in “no-flash” mode: ripetuti riavvii del computer di bordo, infatti, avevano evidenziato un problema alla memoria flash e il team di Opportunity per evitare problemi ha preferito proseguire le operazioni senza fare uso della memoria a stato solido; in questo modo il MER invia i dati a Terra prima di mettersi in modalità di standby per la notte. Un nuovo aggiornamento del software di bordo sembra, per ora, aver risolto il problema.

Dopo l’inizio ufficiale della missione scientifica della sonda MAVEN, a novembre, salgono a tre i robot della NASA in orbita intorno a Marte. A febbraio la sonda ha completato con successo la sua prima campagna “deep dip”, nella quale ha abbassato la quota della propria orbita di 25 km, raggiungendo gli strati superiori della bassa atmosfera marziana.

A completare la flotta americana ci sono anche Mars Odyssey, in orbita dal 2001, e Mars Reconnaissance Orbiter, in orbita dal 2005. Proprio quest’ultima è stata protagonista, grazie alla fotocamera ad alta risoluzione HiRISE, del ritrovamento di un lander britannico di cui non si aveva notizia da più di 10 anni: Beagle 2, dopo aver condiviso il viaggio con Mars Express, aveva tentato l’atterraggio il 25 dicembre del 2003, ma non era riuscito a ristabilire le comunicazioni con la Terra e si pensava si fosse schiantato sulla superficie; le immagini di MRO, invece, mostrano un lander intatto anche se i pannelli solari sono solo parzialmente spiegati, cosa che ha anche impedito all’antenna di stabilire i contatti radio con Mars Express e quindi la Terra.

A fare compagnia alle sonde americane ci sono anche Mars Express dell’ESA, in orbita dal 2003, e l’ultima arrivata, la Mars Orbiter Mission indiana.

La sonda europea Rosetta rimane in orbita intorno alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko mentre questa si avvicina al perielio (punto dell’orbita più vicino al Sole). A febbraio la sonda ha brevemente interrotto la propria orbita regolare a 30 km per compiere delle manovre che l’hanno portata prima ad una distanza di 140 km dal nucleo della cometa e poi, il 14, ad avvicinarsi a soli 6 km. Tra le immagini rilasciate, particolarmente spettacolare la ripresa della propria ombra sulla superficie della cometa. Il lander Philae resta sempre in modalità ibernazione e si spera che l’aumentato irraggiamento solare possa portare ad un nuovo risveglio nei prossimi mesi.

La missione NASA/ESA/ASI Cassini, da oltre 10 anni intorno a Saturno, è nel pieno della sua orbita Rev 213, in una fase definita “inclinata” della Solstice Mission che terminerà proprio in questa orbita. Il prossimo flyby di Titano (T-110, il 16 marzo) ridurrà l’inclinazione dell’orbita della sonda fino a circa 0°, cominciando quindi una nuova fase equatoriale. Questo significa che non avremo più quelle viste spettacolari degli anelli del gigante gassoso, ma anche che riprenderanno i sorvoli degli altri satelliti maggiori di Saturno (un flyby non targeted di Rhea è già avvenuto a febbraio), principalmente Dione e Encelado. La missione di Cassini terminerà nel 2017.

Ci siamo quasi. Dopo 10 anni di viaggio la sonda della NASA New Horizons si è risvegliata per l’ultima volta dell’ibernazione e ha recentemente cominciato ufficialmente la sua missione di osservazione di Plutone. La sonda è ormai a 189 milioni di km dal pianeta nano che sorvolerà il prossimo 14 luglio alla distanza minima di 13400 km dalla superficie. Le prime immagini della prima campagna di osservazioni, ancora lontane dalle risoluzioni di Hubble, sono state rilasciate lo scorso 4 febbraio.

Infine, le sonde americane Voyager 1 e 2, lanciate nel 1977, dopo aver sorvolato Giove, Saturno e, nel caso di Voyager 2 anche Urano e Nettuno, sono ancora operative nel loro viaggio di allontanamento dal sistema solare. Voyager 1 ha ormai lasciato l’eliosfera e si trova attualmente a circa 131 UA dalla Terra (18 ore e 7 minuti-luce dal Sole), mentre Voyager 2 è a circa 108 UA dalla Terra e 14 ore e 57 minuti-luce dal Sole.

Missioni in viaggio verso il prossimo obiettivo: 6

Proprio in queste ore (6 marzo) la sonda americana Dawn arriverà al suo obiettivo finale: il pianeta nano Cerere. Dawn passerà le prossime settimane ad abbassare gradualmente la quota dell’orbita utilizzando i propulsori ionici. Nel frattempo stanno già arrivando a terra le prime immagini del pianeta nano con una risoluzione mai ottenuta prima, rivelando particolari intriganti di questo pianeta ancora inesplorato.

La missione congiunta NASA/NOAA DSCOVR (Deep Space Climate Observatory), dopo un’attesa di oltre un decennio, è stata lanciata da un Falcon 9 di SpaceX lo scorso 11 febbraio. A giugno, una volta arrivato intorno al punto lagrangiano L1 del sistema Terra-Sole, sarà il primo satellite di osservazione della Terra ad operare in L1 e avrà anche funzioni di osservatorio solare.

La sonda giapponese Akatsuki è in orbita eliocentrica in attesa di incontrare Venere per la seconda volta, dopo la fallita inserzione in orbita nel 2010. Il prossimo tentativo avverrà il 7 di dicembre di quest’anno. Dati i problemi di propulsione che la sonda ha, il team della JAXA ha dovuto ridefinire gli obiettivi della missione.

Il 3 dicembre 2014 è partita da Tanegashima Hayabusa 2, dell’agenzia spaziale giapponese (JAXA), in una missione verso l’asteroide 1999 JU3 per riportarne a terra un campione. La missione prevede l’arrivo sull’asteroide nel luglio del 2018 dopo un flyby della Terra nel dicembre del 2015, con ripartenza verso il nostro pianeta nel dicembre del 2019. Se tutto va bene, i campioni prelevati torneranno a Terra nel dicembre del 2020. La missione giapponese si è portata dietro anche numerosi payload secondari, alcuni dei quali condivideranno la missione di Hayabusa 2 su 1999 JU3: MINERVA II, sempre di JAXA, e MASCOT dell’agenzia spaziale tedesca (DLR) in collarborazione con il CNES francese. MINERVA II è un minilander (peserà solo circa 500 g) mobile (“hopper”) che tenterà l’atterraggio sull’asteroide, dopo il tentativo fallito della prima versione di MINERVA su Hayabusa 1. MASCOT (Mobile Asteroid Surface Scout) avrà una missione simile, ma è anche di dimensioni maggiori, con una massa di circa 10 kg.

PROCYON, missione in collaborazione tra JAXA e l’Università di Tokyo, è stata lanciata come payload secondario di Hayabusa 2. È un microsatellite dotato di propulsori a ioni che effettuerà un flyby di un altro asteroide, probabilmente 1999 JV6, nel marzo del 2016.

La sonda della NASA, Juno, è in viaggio verso il gigante del sistema solare, Giove. L’arrivo a destinazione è previsto per il luglio del 2016.

Sonde operative senza una missione: 1

Dopo aver concluso la sua missione principale in orbita intorno alla Luna e quelle secondarie che l’hanno vista orbitare il punto lagrangiano L2 del sistema Terra-Sole e sorvolare l’asteroide 4179-Toutatis, la sonda cinese Chang’e 2 continua il suo allontanamento dalla Terra nella sua orbita eliocentrica. La sonda ha ormai passato il traguardo dei 100 milioni di km di distanza dalla Terra e attualmente viene utilizzata dagli ingegneri cinesi per testare le comunicazioni spaziali di lunga distanza nello spazio profondo.

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Matteo Carpentieri

Appassionato di astronomia e spazio, laureato in una più terrestre Ingegneria Ambientale. Lavora come lecturer (ricercatore) all'Università del Surrey, in Inghilterra. Scrive su AstronautiNews.it dal 2011.

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