ISS: un guasto richiede una EVA imprevista

Il problema riguarda un computer montato esternamente alla stazione, noto come Multiplexer/Demultiplexer (MDM): la sua riparazione è necessaria per conservare la ridondanza nei sistemi della ISS, e richiederà una EVA al momento prevista per il prossimo 22 aprile; NASA e SpaceX sarebbero comunque intenzionate a confermare il lancio del terzo Dragon, al momento previsto per venerdì 18 (tempo permettendo).
L’MDM è sostanzialmente una unità elettronica che invia e riceve dati attraverso flussi multipli, e pertanto questi elementi sono essenziali ai flussi di informazioni dell’ISS. Gli MDM fanno parte del sistema di Comando e Gestione Dati, che sovrintende a tutte le funzioni principali del segmento americano della stazione; alcuni di essi sono installati a bordo, mentre altri, come quello guasto, si trovano all’esterno. Più precisamente, i due MDM esterni del gruppo Tier 2 gestiscono gli equipaggiamenti del segmento Truss, inclusi Strutture e Meccanismi, Sistema Esterno di Controllo Termico e Sistema Energia Elettrica. L’MDM contrassegnato dal numero 2 non ha effettuato un boot corretto l’ultima volta che è stato attivato: attualmente assorbe 33 watts di potenza (contro un valore nominale di 50) e non risponde ai comandi inviati.
Si tratta di un elemento di circa 25 chilogrammi di massa, con dimensioni di circa 40x40x25 centimetri. Dispone di “slots” per ospitare sino a 16 schede elettroniche, ma al momento ne monta solo 5. E’ stato lanciato nel 2002 con STS-110, insieme al truss S0. La sua rimozione dovrebbe essere relativamente semplice, visto che la connessione alla rete avviene per mezzo di un ingresso che si trova sul retro dell’apparecchio e che si connette direttamente durante il montaggio. Si prevede un tempo di due ore e mezza per la riparazione, nonostante l’attività sia inclusa fra le cosiddette “big 12”, le dodici EVA più impegnative. Per foruna il ricambio è già a bordo, e il pezzo guasto è facilmente raggiungibile dal boccaporto del modulo Quest.
L’EVA verrà intrapresa da due dei tre astronauti in quota NASA al momento a bordo (Rick Mastracchio, Steve Swanson e Koichi Wakata di JAXA, tutti esperti); verranno impiegate la tuta 3011 (alla quale è stata recentemente sostituito l’elemento Fan Pump Separator) e la numero 3005 (che ancora deve subire l’intervento di sostituzione dell’FPS). A ulteriore garanzia, a bordo di Dragon è presente anche una tuta nuova di zecca, la numero 3003.
Una volta rimpiazzato, l’MDM guasto potrebbe essere riparato direttamente a bordo (tramite sostituzione della singola scheda difettosa), oppure essere inviato a terra per ulteriori esami.
Va sottolineato che l’MDM esterno numero 2 che si è guastato svolge abitualmente funzioni di backup rispetto al numero 1, e pertanto non vi è stata alcuna perdita di operatività. L’intervento di manutenzione, come detto, è necessario solo per ristabilire gli abituali livelli di sicurezza.
Un eventuale guasto all’MDM principale renderebbe ora impossibile al personale di bordo (e di terra)  il controllo delle apparecchiature del truss S0; poichè il braccio SSRMS è collegato al Nodo 2 durante gli attracchi del Dragon, esso non verrebbe coinvolto nel guasto. Per questo la situazione attuale non ha alcun peso sulla programmazione del lancio della capsula di rifornimento: il decollo di Dragon potrà avvenire non appena saranno stati risolti gli inconvenineti di queste ore.
Piuttosto, sarà necessario spostare l’elemento MT (Mobile Transporter), che al momento impedisce l’accesso all’MDM guasto. Il suo spostamento è anche richiesto per fornire all’equipaggio inquadrature supplementari durante la cattura di Dragon. Lo spostamento dell’elemento MT è governato dall’MDM superstite, il numero 1: se questo dovesse guastarsi, diverrebbe impossibile controllare il sistema. Si è pensato pertanto di anticipare il più possibile il trasferimento di MT al worksite 2, ma in questo modo il cavo ombelicale TUS (Trailing Umbilical System) resterebbe esposto troppo a lungo ai micro-meteoriti.
Un eventuale guasto a MDM 1, in assenza del suo backup MDM 2, avrebbe come conseguenza principale l’impossibilità di governare i due Thermal Radiator Rotary Joint (TRRJs), che controllano i radiatori per sottrarli all’illuminazione del sole. Per questo essi sono già stati bloccati in posizione di sicurezza. Anche i due Solar Alpha Rotary Joint (SARJs), che permettono ai pannelli di seguire il sole sulla direttrice Alpha, sarebbero inutilizzabili in caso di guasto all’MDM ancora funzionante. Infine, diversi sistemi giroscopici sono sotto il controllo di MDM 1 (e 2): per precauzione, essi sono già stati attivati.

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Paolo Actis

Paolo collabora con AstronautiNEWS fin dal maggio 2008.

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