Bigelow Aerospace pensa ai moduli gonfiabili anche per future basi lunari

A pochi mesi dalla sottoscrizione dello Space Act Agreement con la NASA, la Bigelow Aerospace ha già in vista la progettazione di moduli gonfiabili per la costruzione di un avanposto lunare.

Già nel 2015  alla ISS verrà agganciato per due anni il modulo BEAM, da utilizzare come dimostratore tecnologico per i test di validazione.

Nonostante siano passati solo due mesi dall’annuncio di questa missione, le prospettive di Robert T. Bigelow, presidente della industria aerospaziale Bigelow, si proiettano oltre l’orbita terrestre.

Quello del presidio abitato lunare diventa argomento di interesse per la le future missioni spaziali non tanto come ennesima pianificazione di una base sul suolo selenico, quanto per l’attuale volontà della NASA di voler scoprire, nell’ottica della strategia a lungo termine, quanto e come il settore privato possa contribuire alle future spedizioni umane nello spazio.

Lo Space Act sottoscritto il 27 Marzo tra Bigelow e NASA si suddivide in uno studio in due fasi:

  • nella prima (da portate a termine entro 100 giorni dalla firma) si identificano le strategie della Agenzia Spaziale e le reali capacità di supporto delle aziende private.
  • nella seconda (con scadenza a 120 giorni dal a partire dal termine della precedente) si identificano alcuni aspetti fondamentali: quali aziende sarebbero in grado di apportare un reale contributo tecnologico alle missioni ed in che modo, nonché i tempi previsti per la realizzazione delle tecnologie necessarie.

Quest’analisi a due tappe rende maggiormente identificabili le reali capacità di realizzazione delle industrie private, tenendo in conto anche le strategie commerciali di queste ultime.

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(C) Bigelow Aerospace

A dimostrazione di ciò il CEO della Bigelow Aerospace, Robert T. Bigelow, ha presentato una bozza del primo studio con 40 giorni di aniticipo sul previsto, dove illustra non solo le attuali collaborazioni in essere ma anche quelle relative a future missioni Lunari e nei punti lagrangiani del sistema Terra-Luna, affermando che il settore commerciale può espandere autonomamente ciò che è stato già fatto, anche a beneficio delle stesse agenzie spaziali.

Oltre all’interesse per le missioni BEO (Beyond Earth Orbit) lo studio preliminare presentato in teleconferenza prospetta che nel momento in cui la vita operativa della ISS giungerà al termine (probabilmente nel 2028) non solo la NASA, ma anche altre agenzie spaziali già coinvolte nello sviluppo della ISS, dovranno cercare altri modi per poter continuare i propri programmi di sperimentazione in ambiente di microgravità.

In quest’ottica l’acquisto di moduli abitativi e scientifici costruiti da ditte private in possesso di know-how avanzato diventerebbe lo sbocco più naturale per questa futura richiesta.

Qui entra in gioco il modulo gonfiabile prodotto da Bigelow, che non solo potrà rappresentare il futuro delle stazioni di ricerca spaziale, ma grazie alle sue caratteristiche di adattabilità e resistenza potrebbe essere la chiave di volta sulla quale progettare la permanenza umana nello spazio oltre l’orbita terrestre.

Le realizzazioni dei modelli in scala per una base lunare sarebbero già in previsione per l’inizio del 2014. Le unità abitative di superficie sarebbero essenzialmente delle rivisitazioni dei moduli BA-330 (quelli in realizzazione per le operazioni LEO) adattate alla gravità lunare.

David Weaver, Amministratore Associato dell’ufficio comunicazioni della NASA, ha dichiarato : “Attualmente l’agenzia è intensamente concentrata su una missione per l’identificazione, il riposizionamento e l’esplorazione di un asteroide da parte di astronauti Americani entro il 2025, oltre che su una ancor più ambiziosa missione umana su Marte per il 2030. Al momento non sono contemplate missioni umane sulla Luna”.

Nonostante questa dichiarazione, che vede la NASA in una prospettiva defilata, lo studio di fattibilità della Bigelow strizza l’occhio anche alla remunerazione degli investimenti privati: “C’è un potenziale flusso di entrate, ovviamente, nel senso che se le persone sono disposte ad andare (come turisti ndr) in LEO ce ne saranno sicuramente altre interessate ad un soggiorno in punto di Lagrange, o altrove”.

Fonti : http://spaceindustrynews.com ; http://www.nasaspaceflight.com

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Raffaele Di Palma

Raffaele collabora con AstronautiNEWS dal giugno 2013.

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