Il piano giapponese per le future missioni umane

Dopo aver sviluppato e resa operativa con successo una navetta cargo per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), la Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) vuole prima sviluppare una navetta con possibilità di rientro a terra, quindi una capsula con equipaggio.

Secondo quanto riportato da Aviation Week la JAXA starebbe lavorando ad HRV, ovvero HTV return vehicle, con l’intenzione di aggiungere successivamente tutte le strumentazioni necessarie per un volo umano entro il 2025, in un piano che è molto simile a quello dell’Agenzia Spaziale Europea (ATV/ARV). Lo sviluppo del programma HRV, comunque, non è al momento ancora finanziato. Nel caso ricevesse l’OK del Japan’s Space Activities Committee, il primo volo della capsula sarebbe previsto entro il 2018.

HRV sarebbe composta dal modulo propulsivo, l’avionica e il modulo non pressurizzato di HTV, mentre l’attuale modulo pressurizzato verrebbe sostituito dalla capsula di ritorno, con la possibilità di adattarla al volo con equipaggio. La capsula sarebbe in grado di ospitare quattro astronauti. Secondo il progetto attuale, la capsula avrebbe un diametro di 4,2 m (circa lo stesso di HTV), una lunghezza di 3,3 m, ed una forma a tronco di cono con un’inclinazione di 20° (contro i 32.5° di Apollo ed Orion). La bassa inclinazione è stata scelta per massimizzare il volume interno, anche se questo significa una traiettoria di rientro più diretta, con conseguente aumento dello spessore dello scudo termico.

Il payload massimo della capsula, includendo sia la parte non pressurizzata sia quella pressurizzata, sarebbe di 3,1 tonnellate. Il lanciatore sarebbe H-II B, con una capacità di circa 10 tonnellate in LEO nella sua configurazione con due booster a propellente solido lanciato dalla base di Tanegashima.

Lo sviluppo di tale veicolo rappresenta una sfida tecnologica per il Giappone, che fino ad ora ha solo una limitata esperienza con le capsule di rientro (come ad esempio la piccola capsula di Hayabusa, che ha riportato a terra frammenti dell’asteroide Itokawa), e con i moduli abitati (come il modulo di ricerca della ISS, Kibo).

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Matteo Carpentieri

Appassionato di astronomia e spazio, laureato in una più terrestre Ingegneria Ambientale. Lavora come lecturer (ricercatore) all'Università del Surrey, in Inghilterra. Scrive su AstronautiNews.it dal 2011.