Le interviste di AstronautiCAST: Veronica Bindi ed Elisa Laudi raccontano di AMS-02

Trascrizione parzialmente adattata dell’intervista audio a Veronica Bindi ed Elisa Laudi tratta dall’episodio 4×11 del podcast AstronautiCAST, pubblicato l’8 dicembre 2010.

Marco Zambianchi e Michael Sacchi intervistano in collegamento dalla Florida Veronica Bindi, fisico, ed Elisa Laudi, ingegnere dei materiali, che stanno seguendo la fase finale dell’integrazione di AMS-02 al Kennedy Space Center prima del lancio verso la Stazione Spaziale Internazionale a bordo di STS-134.

Marco: Eccoci finalmente arrivati al momento degli ospiti – sono le nostre ospiti di esordio per la stagione quattro di AstronautiCAST visto che abbiamo impiegato 10 puntate per organizzarci tra vita reale e vari impegni e riuscire a metterci tutti davanti ad un microfono – le ringrazio entrambe, Veronica Bindi ed Elisa Laudi, che sono in collegamento con noi dal Kennedy Space Center in Florida. Ciao Veronica, ciao Elisa.

Veronica, Elisa: Ciao ragazzi, ciao.

Marco: e Michael alla regia che sta prestandosi per regolare tutti i livelli e che subentrerà in caso di crisi della mia notoriamente instabile connessione ADSL.

Michael: Pronto come backup.

Marco: Bravo Mike. Bene, allora, siccome a noi vi ci hanno servito su un piatto d’argento, ma non abbiamo fatto in tempo a scatenare la nostra CIA e indagare tutti i dettagli di chi siete e cosa fate, ci fate una vostra breve presentazione? Parlateci un po’ di voi e del vostro lavoro.

Veronica: OK, chi comincia?

Elisa: Dai, vai tu Veronica.

Veronica: Comincio io va bene. Allora io mi chiamo Veronica Bindi, lavoro per l’Università di Bologna e l’INFN della sezione di Bologna e praticamente sono in AMS dal 2002, quindi già da un po’, ci ho fatto sia la tesi di laurea sia la tesi di dottorato. Sono laureata in fisica, un’astrofisica e, niente, [ecco] quello di cui mi occupo principalmente: lavoro per un sotto-rivelatore di AMS che si chiama il “Time of Flight” e quindi cerco di ottimizzare questo rivelatore al meglio in modo da ottenere le performance attese, in più analizziamo dati, per adesso dati presi al test beam, dati dei muoni cosmici qui a Terra e aspettiamo con ansia di andare nello spazio per vedere i veri dati poi in realtà, quindi ci stiamo preparando per il grande evento, per l’inizio diciamo. E non lo so… Elisa e vuoi dire te cosa fai?

Elisa: Io invece mi chiamo Elisa Laudi e a differenza appunto di Veronica e degli altri che sono attualmente qui al Kennedy non sono una fisica, ma sono una ingegnere dei materiali e ho fatto la tesi di dottorato in AMS. Ho seguito tutta la costruzione del sistema di controllo termico e poi ho seguito tutta l’integrazione del detector a Ginevra e a Taiwan, ho viaggiato tantissimo e poi adesso seguirò l’ultima fase che è questa di integrazione qui al Kennedy finché non lo metteremo nello Shuttle e si spedisce, dopodiché, beh, penso che il mio lavoro finirà una volta che AMS sarà posizionato sulla Stazione Spaziale. Quindi dopo lasceremo il divertimento ai fisici…

Veronica: …ai fisici, speriamo. Eh eh.

Elisa: Per ora è stato un po’ più nostro il divertimento, poi inizierà per loro.

Veronica: No, ci siamo divertiti anche noi tutto sommato.

Marco: Allora, sicuramente due ruoli molto interessanti. Tra l’altro siamo contenti che siate donne perché noi abbiamo come tradizione nel nostro programma quello di andare a scovare non solo il ruolo degli italiani che lavorano nel mondo aerospaziale, ma in particolare concentrarci un po’ anche sulle figure femminili…

Michael: …sì, stava facendo il solito discorso sessista ed è sparito…eccolo qua…

Marco: [incomprensibile]

Michael: Marco ci sei?

Marco: Come?

Michael: Eh, sei sparito per un attimo.

Marco: No, dicevo che è nostra tradizione tra l’altro intervistare donne non tanto per campanilismo ma proprio perché cerchiamo dei modelli un pochino alternativi con cui stuzzicare e stimolare la voglia di studiare e di intraprendere una carriera scientifica delle nostre ascoltatrici, che non sono moltissime, ma insomma vogliamo puntare in alto, per cui è interessante…

Elisa: [Incomprensibile]

Michael: Come?

Elisa: Effettivamente siamo pochissime donne qua, penso in tutta la collaborazione che conta centinaia di persone, non so se arriveremo massimo una ventina su cinquecento e…

Veronica: Sì.

Elisa: …poi sopratutto qui soltanto io, Veronica e penso un’altra ragazza tedesca, nessun altro, quindi è dura… molto dura. In entrambi gli ambiti, sia per me che lavoro comunque sia in un gruppo più di tecnici e di meccanici, sia anche per lei, comunque sia…

Veronica: …nell’ambiente dei fisici, sì, sono comunque sempre un po’ prevenuti, un po’ maschilisti diciamo, poi però ci sono anche lati positivi, perché, ecco, lavori più duri poi si fan fare sempre a loro.

Elisa: No, comunque ci troviamo bene.

Michael: Dunque adesso voi state facendo l’integrazione avete detto? Quindi l’obiettivo…

Elisa: Diciamo completata, l’ultima cosa è stata mettere le coperte termiche, MLI, Multi-Layer Insulation, e anche questo è un task che è stato terminato la settimana scorsa, quindi ci sono piccoli ritocchini, ma il tutto è fatto.

Veronica: Sì, per quello invece che riguarda il software e quindi l’acquisizione che ci sarà poi noi fisici siamo un attimo presi con tutte quelle che sono le simulazioni dei momenti più importanti e salienti che ci saranno in futuro, ad esempio, un giorno tipico sulla Stazione Spaziale, stiamo facendo tutte le simulazioni su come interfacciarci con tutte le persone che lavorano sulla ISS, perché non è così semplice. Magari voi già saprete anche meglio di noi come funzionano queste cose, perché penso che per i satelliti valga più o meno per tutti lo stesso discorso, però noi venendo da un ambiente tipicamente scientifico di fisici dove se te vuoi accendere il tuo rivelatore lo accendi e fai su di lui tutto quello che vuoi, qui hai invece delle difficoltà maggiori, perché sulla Stazione Spaziale comunque ci saranno tutta una serie di altri esperimenti o comunque la comunicazione tra il centro a Houston e la ISS stessa con gli astronauti e quindi dobbiamo in certo senso condividere le stesse bande, ecco, sostanzialmente, quindi abbiamo la difficoltà di poter attivamente lavorare sul rivelatore solo in certi momenti della giornata in cui appunto abbiamo il massimo della banda, in altri momenti possiamo solo seguire da remoto cosa succede e tutto questo è estremamente complicato, insomma, una cosa abbastanza nuova per noi.

Michael: Ma aldilà della condivisione…

Veronica: Quindi dobbiamo abituarci a lavorare con delle cuffie, sentendo in contemporanea altri gruppi di persone che stanno facendo tutt’altro, di cui spesso non sappiamo bene neppure cosa stiano facendo, [dobbiamo] interfacciarci con loro e quindi stiamo imparando tutto questo nuovo sistema che era… insomma, lo abbiamo scoperto qua perché non era possibile farlo al CERN.

Elisa: Non è comune al CERN, non è comune ad istituti come l’INFN, è una cosa un po’…

Veronica: …è una cosa che riguarda la NASA.

Elisa: Sì, comunicazione tra Shuttle ISS…

Veronica: Sì.

Michael: Questa cosa delle comunicazioni ce l’hanno fatta notare e ce l’hanno raccontata altre persone che lavorano sugli esperimenti è una difficoltà che stupisce…

Elisa: …un po’ tutti forse, sì.

Veronica: Sì, eh beh, l’inizio è un po’ più complicato, insomma diciamo che…

Michael: Ma aldilà della condivisione delle bande, l’esperimento richiede l’interazione specifica dei membri dell’equipaggio o al massimo un coordinamento?

Veronica: No, membri dell’equipaggio, intendi proprio degli astronauti?

Michael: Sì, sì.

Veronica: Mah, degli astronauti in realtà no, noi gli abbiamo lasciato un laptop con il quale loro potranno intervenire in alcuni casi di maggiore difficoltà, diciamo, o in caso di necessità, però…

Elisa: Quello che dovrebbe andare su adesso con il 133…

Veronica: Esatto.

Elisa: Abbiamo due laptop che dovrebbero volare con il 133, con lo Shuttle di febbraio in modo da poter poi essere utilizzati per il nostro volo.

Veronica: Sì, [potranno essere utilizzati] dagli astronauti e comunque anche come backup di dati, nel senso che se ci fossero dei momenti in cui abbiamo dei problemi con la trasmissione dalla ISS a Terra comunque abbiamo uno storage dei dati sulla ISS, però, ecco, prevediamo di intervenire noi direttamente sui detector, magari in futuro anche loro, però l’inizio è una cosa abbastanza complessa, per cui…

Elisa: Cioè per adesso non sono state previste EVA a livello meccanico sul detector, dovranno posizionarlo tramite i vari strumenti che hanno a disposizione dallo Shuttle e dalla Stazione Spaziale, cioè non devono fare nessuna EVA, ci sono quelle di contingency, ma speriamo appunto…

Michael: Speriamo di no…

Elisa: …speriamo che non vengano utilizzate.

Veronica: Uhm.

AMS-02 installato sulla ISS.

Marco: Ma quindi anche l’interfaccia di alimentazione e raccolta dati si riesce a collegare senza intervento extra-veicolare di nessun astronauta, se ho capito bene?

Elisa: Sì, no, è così, non dovrebbero fare nulla loro.

Veronica: Cioè muoveranno i bracci meccanici e poi, per carità, hanno messo anche, tu Elisa lo sai meglio di me, le telecamere…

Elisa: Sì, abbiamo le telecamere che controlleranno tutte quante le varie fasi, è importante quindi fare le simulazioni di comunicazione anche per questo, perché una volta durante questi momenti ci sarà un gruppo delle persone di AMS che staranno tutte quante a Houston e seguiranno, penso avvenga il terzo o il quarto giorno…

Veronica: Il quarto giorno.

Elisa: …la movimentazione di AMS dalla Shuttle Bay alla ISS.

Veronica: Sì, che tra l’altro è una fase abbastanza critica, per quello che ci riguarda terremo acceso il rivelatore durante il volo nello Space Shuttle, quindi prenderemo già dei dati seguendo l’interfaccia che c’è con lo Space Shuttle, poi, successivamente, quando passerà al braccio meccanico dello Space Shuttle non possiamo accendere il rivelatore e in quella fase lì, durerà circa quattro ore, non abbiamo modo di controllare il rivelatore, quindi speriamo che appunto resti tutto nei range, stanno facendo delle simulazioni tutti i nostri ingegneri termici per verificare appunto che i range termici del rivelatore non siano [compromessi e che] non diventi troppo freddo il rivelatore sostanzialmente in quella fase lì. Dopodiché, invece, quando viene preso dal braccio della ISS può di nuovo essere acceso e quindi possiamo riscaldare il detector tendendolo acceso e in quella fase cambiamo di nuovo le interfacce, per cui tempo quattro ore dobbiamo cambiare due interfacce diverse, server e tutto quanto, sarà una fase abbastanza complicata, però ci stanno lavorando tanti, sì, quindi…

Elisa: Quindi, come penso avvenga anche per altri esperimenti, la parte termica è un po’ quella più critica e sopratutto è una delle postazioni più critiche in cui stiamo facendo degli shift in questi giorni nel POC [Payload Operation Center – ndr], nel centro di controllo…

Michael: mh mh.

Elisa: …quando si accende appunto il detector una delle postazioni critiche è appunto quella termica perché gli shifter devono imparare a capire cosa può succedere, come intervenire, quando sono le condizioni di allarme e in orbita ovviamente le condizioni cambiano molto spesso…

Veronica: Sì…

Elisa: Per cui diciamo una di quelle parti più….

Michael: Quindi ci sarà tutta una questione di coordinazione per l’esposizione solare, suppongo sia quello il problema durante…

Veronica: Sì…

Elisa: …esattamente, beh sono state fatte tantissime analisi e il sistema appunto di controllo termico è stato progettato una volta completate le analisi, quindi ovviamente e siamo tranquilli, però…

Michael: Questo sarebbe stato diverso se ci fosse stato il magnete super-raffreddato che era previsto prima?

Elisa: Superconduttore…

Michael: Sì, scusa.

Elisa: Sono state… ovviamente sì, abbiamo fatto i test in termo-vuoto ad ESTEC nei primi di marzo/aprile ed è stata cambiata leggermente la configurazione del sistema del controllo termico, è stata adattata e semplificata diciamo, perché alla fine cambiare dal superconduttore al permanente è stata soltanto una semplificazione quindi anche il sistema di controllo termico è stato leggermente semplificato, nient’altro, quindi…

Veronica: Sì, dovrebbe essere più semplice, esatto, da quel punto di vista. Prima ci poteva essere maggior preoccupazione dovuta al fatto che magari poteva riscaldarsi l’elio superfluido, ma adesso non c’è più quella preoccupazione quindi almeno da quel punto di vista…sì.

Michael: Una semplificazione. Vabeh, comunque, è notizia recente, vi hanno – tra virgolette – regalato un altro periodo per ripassare le procedure, mi sembra.

Elisa: Sì.

Veronica: Eh sì. Eh eh. Non è voluto, però…

Elisa: Gli andava questo pesce d’aprile.

Michael: Perché ricordiamo che il lancio di STS-134 è stato posticipato non prima del 1 di aprile del 2011.

Veronica: Eh sì.

Michael: Dicevo a beneficio degli ascoltatori. Come vivete questa transizione? Adesso vi troverete a fare qualche cosa sempre lì, vi sposterete? Come funziona?

Elisa: Eh, appunto, oggi ci hanno appena comunicato che rimarremo qui al Kennedy, utilizzeremo questo tempo appunto per training e per operare al meglio il detector una volta che saremo nello spazio, opereremo sia con il detector acceso sia con il flight spare che è un inseme di componenti elettronici che riproducono fedelmente i componenti flight; si faranno prove per i software, poi magari queste cose le spiega meglio Veronica…

Veronica: Esatto… Sì, sostanzialmente vogliamo provare tutte le possibili failure che ci sono, già lo stiamo in parte facendo, però comunque per adesso ci siamo focalizzati di più sul detector di volo, ma sul detector di volo alcune delle simulazioni preferiamo non farle. Anche perché appunto un intervento in caso di una failure adesso sarebbe impensabile. Per cui invece con il flight spare, che è completante uguale all’oggetto di volo nell’elettronica, ci possiamo permettere ecco di fare tutta una serie di stress e di verificare failure in modo da avere già delle procedure di recovery, così ci portiamo avanti con quello che potrebbe succedere, speriamo mai in realtà però. Ah ah…

Michael: Plan for the worst and hope for the best, come si dice in quell’ambiente

Veronica: Yeah.

Michael: Ma come state vivendo invece il periodo, com’è l’atmosfera in NASA? È un po’ una atmosfera da fine incombente perché alla fine questa dovrebbe essere l’ultima missione pianificata di STS, poi forse ce ne sarà un’altra, ma com’è, ecco, l’ambiente?

Elisa: Si parla forse di questo 135, però per adesso l’ultima è la nostra, e come viene vissuta? Diciamo che ci sono molte persone che stanno iniziando a preoccuparsi per il lavoro, altri che sono stati appunto licenziati, ci sono stati grandi tagli e si vede anche proprio l’ambiente nella SSPF [Space Station Processing Facilty], noi magari non abbiamo mai visto com’era in precedenza, però non c’è nessuno…

Michael: Tutto vuoto…

Elisa: …non c’è anima viva, ci siamo solo noi di AMS, abbiamo tutta la High Bay per noi…

Veronica: Sì.

Elisa: …i tecnici disponibili per noi, anche se con risorse limitate perché hanno iniziato a fare già qualche taglio. Altri [invece] che si preoccupano per il loro futuro: cosa succederà un altr’anno, quando sarà giugno?

Michael: Eh insomma, speriamo che la proverbiale…

Marco: Invece io…

Michael: Vai Marco…

Marco: Volevo provare a dare voce anche all’aspetto meno tecnico se vogliamo, perché l’astronautica ha sempre questa sorta di dicotomia: un lato estremamente tecnico e appassionante per gli ingegneri e per gli addetti ai lavori, che è assolutamente favoloso e di cui avete dato un’immagine straordinaria, ma d’altra parte mi chiedo sempre: se fossi io al posto di queste due ragazze, messo lì a respirare la stessa aria negli stessi posti che quando ho visitato da turista trasudavano storia dell’astronautica, cosa, cosa… vi siete fermate per un attimo a pensare che state lavorando ad un progetto NASA, che tra l’altro è nelle mani di un astronauta italiano e anche di un amico nostro, perché Mike Finke, che fa parte dell’equipaggio di 134, è stato ospite…

Elisa: Ah, sì, sì…

Marco: …è stato ospite a Lecco, qui in Lombardia, dove siamo basati sia io che Mike, io sono a Lecco, Mike è a Milano, però lo abbiamo conosciuto di persona ed è una persona straordinariamente gentile e disponibile…

Veronica: Sì, è vero concordiamo…

Elisa: Concordiamo, l’abbiamo conosciuto anche noi insomma…

Marco: È un piacione come si dice…

Elisa: No, dai… parla l’italiano, via…

Marco: Guarda è colpa nostra, sa anche le parolacce, state attente.

Elisa: Sì, abbiamo notato.

Michael: Ah, ah, è venuto anche a fare uno…

Veronica: Beh comunque se posso devo confermare che effettivamente essere qua alla NASA è veramente una emozione, tutto sommato questo posto come dicevi te trasuda di tutta una esperienza che ha avuto, incredibile, e quindi, non lo so, se ripenso al mio passato a volte mi soffermo a pensarci ma poi smetto perché mi sembra una cosa quasi impossibile, che appunto da piccolina non avrei mai creduto di riuscire a venire qua a lavorare, boh, non lo so, tipo un sogno che diventa realtà, ecco, quindi…

Elisa: Certi giorni mi sembra una cosa normale, ma è un posto come un altro [penso], altri giorni invece mi viene da pensare quando vedo, non so se avete presente, il VAB? Verical Assembly Building?

Michael: Sì, abbastanza, vagamente…

Marco: Direi proprio di sì…

Veronica: Ah, ah, ah.

Elisa: Guardi quello poi dici, ma no beh…

Veronica: Ma sono qui? È vero? Ti dai un pizzicotto e dici…fammi svegliare dal sogno.

Elisa: Poi comunque, vabeh, c’è tutto, penso che questo sarà anche uno dei posti migliori tra tutte le basi di lancio anche che ci sono in giro per il mondo, penso siamo state fortunate ad essere state mandate qui rispetto a Baikonur o Nuova Guinea. Le condizioni…

Veronica: Decisamente…

Elisa: …diciamo del tempo, ambientali sono molto…

Veronica: Facilitano…

Elisa: …facilitano molto. Ah ah.

Veronica: Sì, sì, è vero

Elisa: Tra surf, spiagge, mare, anche, via, ci troviamo bene, ci piace stare qua.

Marco: Ah, ah, allora avete proprio fatto il terno al lotto con questo ulteriore delay di 134.

Elisa: Diciamo che abbiamo portato jella così almeno non mettiamo in giro queste chiacchiere… Ah ah, beh siamo contente, non siamo così disperate, via…

Michael: Siamo divorati dall’invidia, è quella che parla.

Marco: Mi sto pugnalando mentre loro parlano.

Michael: E poi? Dopo il lancio? Allora dicevate che la parte ingegneristica rimane un po’ in secondo piano, a quel punto entrano in gioco i fisici, ma il vostro ruolo come sarà? Quale sarà?

Veronica: Sì, io diciamo che inizio, il tutto inizia, fino adesso ci siamo divertiti molto, concordo con Elisa, speriamo che appunto tutto questo divertimento porti però alla fine a qualcosa di veramente concreto. Io ci credo veramente tanto in AMS, spero che, insomma, troveremo qualche cosa, ne sono sicura, per cui, ecco, abbiamo grandi aspettative nei risultati anche perché, sinceramente credo sia un esperimento veramente importante e che abbia delle enormi potenzialità e…ecco, dobbiamo dargli il tempo, sì, di dimostrarle queste potenzialità, perché ce ne ha veramente molte, poi arriva, secondo me, in un momento in cui sono più i punti interrogativi perché alcuni degli ultimi esperimenti hanno portato dei dati, ma hanno portato dei dati che lasciano aperte quasi più domande che non risposte, per cui, ecco, speriamo di darle noi queste risposte. Questo è quello che vorremmo, sì.

Elisa: Mah, per quanto mi riguarda, vabeh, seguirò ovviamente i successi di AMS nel futuro, però per quanto mi riguarda una volta che gli astronauti ritornano per me diciamo è fatta. Dopo che c’entra? Mandare il curriculum qua penso sia impensabile perché… ah, ah già mandano via tutti, non credo prendano me.

Michael: Ma c’è anche una fiorente industria privata, eh, che è da tenere in considerazione, adesso non so se ci hai mai pensato.

Elisa: Ho dei progetti, qualche cosa sempre nello stesso ambito, dopo questi tre quattro anni di esperienza in questo ambito, cererò di sfruttarli al massimo. Io ecco mi sono occupata sia della parte meccanica sia anche della gestione di tutta quanta la documentazione che viene sempre messa in secondo piano, ma per poter avere il GO/NO GO per mettere il detector nello Shuttle e di operare con la NASA abbiamo prodotto quintali e quintali di procedure e documenti in base a quello che loro ci hanno richiesto. Quindi ho fatto un po’ di quality assurance del sistema.

Michael: Fino adesso siete rientrate completamente nello stereotipo dei ricercatore intervistato da AstronautiCAST, parla solo delle comunicazioni NASA e della quantità di documentazione, carta e burocrazia di NASA.

Elisa: Eh ma è proprio tanta, non vi immaginate.

Michael: No, possiamo immaginare…

Marco: Ce lo hanno raccontato quanto meno per esempio, Luca di Fino, non so se voi lo avete mai sentito, è un ragazzo che lavora, un fisico, mi pare giusto Mike?

Michael: Sì, sì, è un fisico.

Marco: Che lavora ad…

Michael: Ad Altea…

Marco: …Altea e Alteino, per cui ci ha raccontato le vicende di quell’esperimento lì, che adesso è stato stipato e messo in un armadio da qualche giorno, ma che probabilmente sarà rispacchettato e riutilizzato tra sei/sette mesi. Eh sì, più o meno ci descriveva appunto le stesse procedure rocambolesche per ogni cambio di modulo nel quale Altea veniva attivato, per cui semplicemente per un gesto che può equivalere al terrestre stacca e riattacca una spina…

Michael: Richieda settimane di pianificazione.

Veronica: Esatto, esatto.

Marco: C’è una pianificazione che non finisce mai insomma.

Elisa: Eh già. E quindi vedremo…vedremo…eh.

Michael: Avete qualche cosa particolare da raccontarci? Non lo so, io ho ascoltato tutte le parole con molta attenzione e mi è sembrata una intervista tra le migliori, Marco, che dici?

Elisa: Ah ah…

Veronica Eh, adesso…

Marco: Se tu lo chiedi con loro presenti non posso che risponderti sì. Poi magari ne parliamo un attimo…

Michael: Ah ah.

Veronica: Ovviamente…

Elisa: [incompressibile].

Marco: In realtà c’era un aneddoto che forse ho sbagliato vedere io: sul sito della NASA qualche mese fa è comparso una fotografia dell’arrivo di AMS al KSC e mi pareva di aver visto il Professor Battiston che come Papa Wojtyła si chinava a baciare il pavimento della pista.

Michael: Sì, è vero…

Elisa: Non aspettava altro, diciamo, io sono anche quella che cura la pagina facebook di AMS e un po’ twitter, quindi, sì, faccio anche il… metto sempre le notizie [e le varie] cose, infatti ho postato il prof anche su facebook; la foto è fenomenale, sì lui non vedeva l’ora di arrivare per baciare il terreno, perché effettivamente siamo aspettando da dieci anni…

Veronica: Dopo tutti questi anni…

Elisa: …dodici anni, quindi.

Michael: Voi eravate in viaggio anche sullo stesso aereo?

Elisa: Ecco noi siamo due anche di quelle che hanno volato nel C-5.

Veronica: Sì, due superstiti.

Elisa: Due superstiti del C-5. Non so se sapete…

Michael: Sì, sì, era proprio la mia domanda successiva.

Elisa: Una sfortuna…

Veronica: Anche quella è stata una bella esperienza, nonostante ci avessero spaventato tutti quanti, dicendoci che c’erano delle temperature proprio [pazzesche], faceva freddissimo…

Elisa: Senza cibo…

Veronica: …senza cibo, eccetera, invece è stata una bellissima esperienza devo dire.

Elisa: …unica nella vita, cioè, partire dall’aeroporto di Ginevra e atterrare nella Shuttle Landing Facility, con dentro il detector, arrivare vive… è stato proprio…

Marco: Bene Michael, non so, come sei con il livello di invidia?

Elisa: Ah ah.

Veronica: Ah ah.

Michael: Non so, fuori scala, fuori scala.

Marco: Fuori scala, ok. Con Questo aneddoto…

Elisa: Quindi finiamo l’intervista qua. Ah, ah.

Marco: Traboccanti di fiele, direi che possiamo ringraziare Veronica ed Elisa per la loro disponibilità e sicuramente anche per la loro simpatia, perché ci avete regalato mezz’ora, non solo di invidia, ma anche di risate e spero anche che la loro esperienza sia davvero di ispirazione anche a qualche ascoltatore, ma anche soprattutto ascoltatrici. Ragazze buttatevi, ci sono tante, tante….

Veronica: Buttatevi…

Marco: …entusiasmanti. Se poi finite in Florida vi potete letteralmente buttare a Mare, a Oceano, perché lì ci sono anche delle favolose spiagge.

Elisa: Fino alcuni giorni fa si poteva fare… Settimana scorsa abbiamo ancora fatto il bagno, ah, ah, proprio per aumentare…

Veronica: Sì, fino alla settimana scorsa si dice che ci fossero ventotto gradi.

Michael: Io potrei anche chiudere qua la conversazione, non so tu Marco, ma io penso che le lascerei…

Veronica: No, però adesso nel frattempo le malelingue hanno parlato ed hanno portato sfiga e quindi ora ci sono, bah, otto gradi, dieci gradi, fa un freddo.

Marco: Poverine…se prendo la mia webcam e inquadro fuori dalla mia finestra c’è un quaranta centimetri di neve, vedete voi, probabilmente…

Veronica: Ma noi ancora speriamo che tornino i ventisei gradi, io ci spero, non la prossima settimana, ma magari quella dopo.

Elisa: Io ho preso un po’ di sole ieri in spiaggia comunque, non volevo dirlo…

Michael: Ah ah…

Marco: E va bene.

Michael: www.facebook…

Marco: Tornerete a Ginevra a batterei i denti ragazze eh…

Veronica: Eh… sì, prevedo di sì. Va bene…

Michael: facebook.com slash…

Veronica: Grazie a voi!

Michael: …facebook.com/AMS02 è la pagina facebook a cui facevate riferimento.

Elisa: Sì.

Michael: La diciamo a beneficio degli ascoltatori, poi ovviamente staremo in contatto per le prossime… per i prossimi avvenimenti sicuramente, staremo in ascolto delle notizie sulla pagina facebook e su tutti gli altri canali che porteranno vostre notizie. Noi siamo sicuramente il posto più giusto per fare da eco alle vostre vicissitudini: forumastronautico.

Elisa: Dovete assolutamente, grazie.

Michael: Grazie ancora e in bocca al lupo allora.

Veronica: Crepi il lupo.

Elisa: Crepi.

Marco: Ciao, ciao.

Veronica: Ciao, ciao, ciao.

Elisa: Ciao!


Trascrizione a cura di Filippo Magni. AstronautiCAST, il primo podcast italiano sull’astronautica e lo spazio, è un’iniziativa dell’Associazione ISAA.

Filippo Magni

Appassionato di spazio, studente di ingegneria aerospaziale presso il Politecnico di Milano. Collabora all'amministrazione del forum come "Operations Officer". Scrive su AstronautiNEWS da maggio 2009.

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