Criticita’ nella sicurezza di STS-125 ed STS 400

Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA
Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA

Con l'avvicinarsi della partenza di Atlantis, e con Endeavour in stand by per un possibile soccorso, la Boeing ha identificato 5 elementi di sicurezza specifici, 3 per la missione principale, 2 per quella di recupero.

Per quanto riguarda Atlantis, che partira' non prima del 10 ottobre, la Boeing ha sottolineato le limitate possibilita' di ispezione della protezione termica (TPS), i danni derivanti da micro-meteoroidi e frammenti orbitanti, e l'impossibilita' di attracco alla stazione spaziale ISS.

Per Endeavour le criticita' sono rappresentate dalle operazioni congiunte (e sovrapposte) richieste dalla missione "launch on demand" e da quella principale, nonche' dalle rischiose attivita' extraveicolari che si avrebbero con due orbiters in volo ravvicinato.

Evidentemente, per Atlantis, si e' cercato di mitigare i rischi legati agli impatti ed al TPS, nulla potendo fare per la terza criticita', ovvero l'impossibilita' di usare l'ISS come rifugio.

Parte dell'analisi del TPS viene condotta da apparecchiature fotografiche poste a bordo dell'ISS, specificamente l'esame della sostanza impiegata per sigillare le fessure nelle piastrelle ceramiche (il "gap filler"), in particolare nella zona ventrale dell'orbiter.
Pertanto si e' dedicata particolare cura alla rimozione di ogni estrusione del filler dal rivestimento, estrusione che puo' rappresentare un pericoloso ponte termico in fase di rientro.
Sempre per la mancanza delle foto dall'ISS, si rendera' necessario dedicare un po' di tempo del secondo giorno di volo alla verifica della corretta chiusura degli sportelli delle connessioni ombelicali tra orbiter ed ET. Per l'occasione si impieghera' l'attrezzatura OBSS (Orbiter Boom Sensor System).

Purtroppo, da queste indagini resteranno escluse le superfici superiori del body flap e la base dello scudo termico, non raggiungibili con l'OBSS. Tuttavia queste zone subiscono i maggiori stress durante la partenza, per cui si ritiene che se questi particolari avranno superato con successo il lancio, potranno sopravvivere anche al rientro.
Rimane, in ogni caso, la possibilita' di una ispezione dedicata di eventuali danni, da svolgersi il giorno 5.

Per quanto riguarda gli impatti, il rischio e' accresciuto dall'orbita elevata e dalla mancanza della protezione offerta (suo malgrado) dall'ISS allo shuttle.
Accurati calcoli (che tengono conto dei nuovi rischi rappresentati dai detriti dell'ASAT cinese e da un recente incidente ad un satellite militare russo) consentono di affermare che con una ispezione ritardata dei pannelli RCC e del muso dell'orbiter (fatta sempre con l'OBSS), il rischio di perdita del velivolo e/o dell equipaggio ha possibilita' tra 1/184 e 1/185.
Questa percentuale e' migliore di quella che si avrebbe senza l'ispezione (1/126), ma comunque al di sotto degli standard di sicurezza abituali (1/200), standard che, in questa missione specifica, verranno quindi modificati.

Parallelamente, ogni sforzo verra' fatto, nello spazio ed a terra dall'US Space Command, per analizzare il tracciato del maggior numero di detriti. Inoltre l'assetto orbitale del veicolo sara' tale da minimizzare l'esposizione dei pannelli RCC, per quanto possibile. Ancora, e' verosimile un trasferimento ad un'orbita piu' sicura appena terminate le operazioni di manutenzione del telescopio spaziale.

Sull'Atlantis sono stati caricati i kit di riparazione del sistema di protezione termica che normalmente si trovano a bordo dell'ISS, e che erano stati riportati a terra con STS 124. Altri Kit saranno a bordo di Endeavour, che ospitera' anche una EMU aggiuntiva oltre alle 4 a disposizione dell'equipaggio di Atlantis, per facilitare un eventuale trasbordo.

Al personale del centro Kennedy e' stato richiesto di continuare il countdown di Endeavour sino al termine del potenziale pericolo. Questo e' infatti l'unico modo per lanciare STS-400 entro 7 giorni dal lancio di Atlantis; il margine temporale e' molto ristretto e si discosta fortemente dai 50/70 giorni che un attracco all'ISS normalmente concede per il recupero.

Paolo Actis

Paolo collabora con AstronautiNEWS fin dal maggio 2008.