Il tempismo è tutto: le cause del fallimento del Falcon 1

Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA
Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA

Elon Musk ha annunciato che sono state individuate con certezza le cause che hanno provocato il fallimento del lancio del Falcon 1 per la prima volta con a bordo tre payload commerciali.
La cause è dovuta ad un errore di progettazione e non di controllo qualità o di produzione, è infatti stato fatto durare erroneamente come nei precedenti lanci, benchè fosse cambiato il propulsore, il periodo fra lo spegnimento del primo stadio e l'accensione del secondo.
I voli precedenti utilizzavano un propulsore a raffreddamento ablativo mentre in quest'ultimo, il Merlin 1C è a raffreddamento attivo. Il gap fra lo spegnimento del propulsore del primo stadio e la sua separazione è stato di 1.5sec, che era ottimo per un propulsore ablativo ma troppo poco per il nuovo propulsore a raffreddamento attivo in quanto esso mantiene una piccola dose di spinta per un certo periodo anche dopo lo spegnimento, e questa è stata la causa, come inizialmente era trapelato del fallimento della missione, con un ricongiungimento violento fra i due stadi dopo la separazione.
Nessuno dei due stadi è successivamente esploso ma entrambi si sono surriscaldati a causa dell'accensione del secondo stadio che ha bruciato il compartimento di paracaduti del primo stadio e ne ha impedito il recupero in mare.
I test al propulsore erano stati eseguiti con pressione ambiente e non si era presa in considerazione l'ipotesi di mantenere collegati gli stadi per un tempo più lungo in modo da far prima cessare completamente la spinta del propulsore del primo stadio.
Elon Musk ha confermato quindi che il problema è esclusivamente software e se domani ci fosse sul pad un nuovo lanciatore si farebbe in tempo ad eseguire la modifica richiesta e a lanciare senza avere questo problema.
La preparazione per il prossimo lancio è prevista a settembre, con il lancio che dovrebbe avvenire a fine mese.
Per analizzare il problema sono stati utilizzati quattro sistemi: telemetria inerziale del vettore, una camera di pressione, il video di bordo e semplici calcoli di fisica del corpo libero. Tutti hanno dato lo stesso risultato, ovvero che il transiente di decadimento della spinta del nuovo Merlin 1C è sensibilmente più lungo del precedente propulsore Merlin 1A, mantenendo un residuo di spinta, per un tempo più lungo, provocato dal propellente gassoso rimasto nei condotti di raffreddamento che si combina con l'ossigeno residuo.
Per il prossimo volo non sono previste ulteriori evoluzioni del vettore che manterrà la configurazione attuale.
E' prevista la pubblicazione del video completo dell'incidente nelle prossime ore.

Alberto Zampieron

Appassionato di spazio da sempre e laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, è stato socio fondatore di ISAA. Collabora con Astronautinews sin dalla fondazione e attualmente coordina le attività fra gli articolisti.