Nuove proposte scientifiche per la Luna

Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA
Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA

Il Goddard Space Center ha ideato e proposto una serie di esperimenti "tascabili" dedicati alle future missioni lunare cosidette "sortie", ovvero quelle più prettamente di esplorazione, senza l'utilizzo della base permanente.
I primi due esperimenti del progetto Lunar Sortie Science Opportunities (LSSO) sono specificatamente studiati per essere impacchettati in piccoli spazi e montati direttamente sul suolo lunare in breve tempo dagli astronauti.
Entrambi sono dedicati all'astrofisica e sono il "Precision Lunar Laser Ranging" e il "Lunar X-ray Observatory" (LXO).
Il primo, diretto dall'astrofisico Dr. Stephen Merkowitz sarebbe composto da una schiera di riflettori laser o trasponder laser da lasciare sulla superficie dopo ogni missione e permetterebbe di misurare la distanza Terra-Luna con precisione sub-millimetrica.
Con l'intento e la speranza futura di ripetere gli stessi esperimenti anche con un possibile sbarco su Marte e moltiplicare la portata delle prove lasciando dei riflettori anche sul Pianeta Rosso.
"Con i riflettori lasciati durante le missioni Apollo" racconta Merkowitz "si sono fatti passi da gigante nella conoscenza in campi come la geofisica, l'astrofisica, la geodesia e la dinamica spaziale. Ora però per fare ulteriori passi c'è bisogno di una nuova serie di riflettori, più moderni e di ultima generazione e posizionati in zone diverse."
La probabilità che l'esperimento venga effettuato sono molto alte vista l'estrema semplicità delle apparecchiature richieste, l'assenza di alimentazione e la durata praticamente infinita. E proprio la raccolta di dati sul lungo periodo è l'obiettivo principale.
Per un più consistente margine di miglioramento bisognerebbe però utilizzare riflettori attivi soprattutto in previsione di ripetere l'esperimento su Marte.
Per quanto riguarda il secondo esperimento invece, il Lunar X-ray Observatory, la proposta nasce dai professori Dr. Casey Lisse (ora alla Johns Hopkins University) e il Dr. Michael Mumma quando nel 1996 osservarono la cometa Hyakutake con il satellite ROSAT e scoprirono una sensibile emissione nella banda X della cometa, fatto piuttosto strano perchè si credeva che questo tipo di emissioni era caratteristico di oggetti ben più caldi.
Si scoprì poi che il bagliore era provocato dal vento solare, carico positivamente, che veniva attratto dai gas sublimati della cometa, carichi negativamente e in questo processo di interazione, visto che gli elementi si portavano ad uno stato più stabile, era presente un'emissione di raggi X, soprannomianta Solar Wind Charge Exchange.
Grazie a questo fenomeno si è quindi capito che è possibile conoscere la distribuzione e il comportamento del vento solare nei pressi della Terra sfruttando questo effetto.
Insieme è quindi possibile anche osservare e misurare il campo magnetico del nostro pianeta e la combinazione di questi due elementi, il vento solare e il campo magnetico, sta diventando sempre più indispensabile conoscere, a causa degli importanti effetti che si ripercuotono sulle comunicazioni radio, sui satelliti e sulle linee di potenza.
"Il confine invisibile della magnetosfera non è visibile ai nostri occhi con nessun sistema, attualmente per conoscerlo si utilizzano delle sonde che devono attraversalo fisicamente per avere delle misure. Ma esso non è costante e neanche simmetrico e con tutti i mezzi utilizzati fino ad ora noi possiamo conoscere solo il valore in un punto e in un certo istante. Mentre con un osservatorio lunare in grado di misurare i SWCX possiamo avere una grande immagine d'insieme di tutta la magnetosfera in momenti diversi e un osservatorio sulla Luna sarebbe in una posizione privilegiata, con un campo di vista senza precedenti, entusiasmante."
Con esso si potranno studiare anche le iterazioni fra il campo magnetico e i cambiamenti climatici, legame sempre ipotizzato ma che non si è mai potuto verificare direttamente.
Le applicazioni non finirebbero comunque con l'osservazione del nostro pianeta ma interesserebbero anche l'intero Sistema Solare con le osservazioni sul vento solare in tutta la nostra regione di spazio.
Un altro campo di applicazione, è invece l'ipotesi da verificare, che sulla Luna esistano dei debolissimi "venti", provocati dallo spostamento di cariche elettriche fra notte e giorno che sposterebbero complessivamente grosse quantità di polvere sulla superficie selenica.
Questo settore oltre alle implicazioni scientifiche sarebbe particolarmente interessante dal punto di vista dell'esplorazione per ipotizzare quanto possano essere intensi questi spostamenti di sabbia che sul lungo periodo potrebbero danneggiare le parti esposte, come strumenti e tute lunari.
 

Alberto Zampieron

Appassionato di spazio da sempre e laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, è stato socio fondatore di ISAA. Collabora con Astronautinews sin dalla fondazione e attualmente coordina le attività fra gli articolisti.