Eurobot e il suo primo tuffo

Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA
Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA

Un robot antropomorfo che lavora all'esterno di una stazione spaziale comandato dall'interno in tutta sicurezza indossando un esoscheletro. Non è la classica visione fantascientifica di uno dei tanti racconti o film del genere, ma il compimento di un programma, a volte passato inosservato, di fondamentale importanza dell'ESA.
Il progetto è iniziato nel 2003 e in questi giorni si cominciano a vedere i primi straordinari frutti, sono stati infatti compiuti in questo periodo i primi test nella grande piscina per le simulazioni EVA con il primo prototipo del robot.
In un ambiente così critico come lo spazio esterno è infatti di primaria importanza limitare al minimo la presenza umana diretta, per questo in un futuro non troppo lontano saranno robot come questo ad aiutare gli "spacewalker" svolgendo le mansioni di routine che non comportano enormi sensibilità ma che portano via molto tempo, come ad esempio le ispezioni visive e fotografiche, il trasferimento dei "tools" prima di una EVA in modo da trovarli già sul posto, lo spostamento di piccoli carichi…
Quello testato in questi giorni è definito Weightless Environmental Test (WET) Model ed è solo il primo prototipo, pensato esclusivamente per i test in piscina per simulare l'assenza di gravità e costruito e progettato da un consorzio di aziende guidate da Thales Alenia Space.
La struttura attuale è formata da un corpo centrale e tre braccia con 7 giunzioni ciascuno, in modo da simulare perfettamente la cinematica del corpo umano.
In questo primo esemplare ogni braccio è dotato solamente di un "attacco" standard in grado di aggrapparsi alla struttura della ISS e una telecamera per ogni braccio, i successivi avranno "mani" intercambiabili e una sola telecamera montata su un'apposita "testa" che invierà le riprese direttamente al "pilota".
Alla guida del robot e come importante consulente di questa prima fase è stato sempre presente l'astronauta Jean-François Clervoy che aveva anche il compito, anche lui in immersione, di testare la capacità di interazione fra uomo e robot.
Con questa fase si sono conclusi i primi test in acqua che erano già seguiti ai test "a secco" svolti in Italia da Thales Alenia Space.
I test hanno confermato che tutte le capacità richieste sono state riscontrate nel prototipo, dimostrando che sarebbe in grado di assistere già oggi gli astronauti in orbita utilizzando solamente le maniglie già a disposizione degli astronauti e senza altre aggiunte.
L'obiettivo da raggiungere è quello di poterlo utilizzare su una superficie planetaria e di sfruttarlo per le future esplorazioni di Luna e Marte.
Il programma aveva anche il compito di unire sotto un'unico progetto tanti diversi studi svolti su: bracci robotici integrati in Eurobot (DexArm), diversi tool intercambiabili durante una EVA (CTED), tutta la parte di visione per l'identificazione degli oggetti e della prospettiva per le operazioni manuali (VIMANCO), il cervello centrale che permette la coordinazione per il movimento delle braccia (CONTEXT); tutta la parte meccanica che dovrà indossare il pilota per guidare e far muovere Eurobot (Exoskeleton) e la stazione di controllo che è utilizzata per la programmazione e il controllo di Eurobot (A-DREAMS).

Un video dei test in piscina di Eurobot:

Credits: ESA

Alberto Zampieron

Appassionato di spazio da sempre e laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, è stato socio fondatore di ISAA. Collabora con Astronautinews sin dalla fondazione e attualmente coordina le attività fra gli articolisti.