Serve un Delta 2?

United Launch Alliance ha impiegato il vettore Delta 2 ben 153 volte nel corso degli anni, accumulando un impressionante record di 151 successi, di cui gli ultimi 98 consecutivi.
Al momento rimangono 3 razzi disponibili. Due sono già opzionati da NASA, per le missioni JPSS 1 (satellite meteo, 2016) e ICEsat 2 (osservazioni ambientali, 2017); purtroppo pare che non si riesca a trovare un acquirente per l’ultimo razzo. Non è facile trovare la giusta combinazione di payload e orbita richiesta: le piazzole di lancio del complesso 17 presso Cape Canaveral sono state impiegate l’ultima volta nel 2011, e poi abbandonate, e pertanto il Delta 2 non può più raggiugnere l’orbita equatoriale. L’unico sito di lancio rimanente è quello della base di Vanderberg, in California, che però è idoneo ad un iserimento in orbita polare.
NASA ha usato il Delta 2 per alcune delle sue missioni più popolari, come quella dei rovers marziani Spirit ed Opportunity, la missione Stardust e quella Deep Impact di indagine cometaria, l’orbiter di Mercurio MESSENGER e l’osservatorio infrarosso SPITZER.
Non deve soprendere dunque che questo vettore abbia ancora così tanti estimatori, che sono disposti a battersi per fargli avere un degno finale di carriera. Al momento ULA avrebbe deciso di tenere il terzo razzo pronto per un potenziale impiego, o per cannibalizzarne i pezzi in caso di guasti agli altri due missili già prenotati. È anche al vaglio la possibilità di farne dono al Museo Smithsonian di Washington: pare infatti che molti dei tecnici ed operai che in questi anni hanno lavorato sui Delta 2 abbiano dato la loro disponibilità a lavorare gratuitamente per completare l’ultimo razzo e renderlo idoneo all’esposizione museale.

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Paolo Actis

Paolo ha collaborato con AstronautiNEWS dal maggio 2008 al dicembre 2017