Nonostante l’esito positivo del collaudo, Artemis II non partirà a marzo
Tra la mezzanotte di mercoledì 18 febbraio e le 04:18 di venerdì 20 si è tenuto il secondo Wet Dress Rehearsal (WDR) dello Space Launch System (SLS) usato per la missione Artemis II, la prima con equipaggio dell’omonimo programma di esplorazione e permanenza sulla Luna gestito dall’Agenzia spaziale statunitense (NASA). Un Wet Dress Rehearsal è una simulazione completa di tutte le procedure che devono essere effettuate in vista di un lancio, eccezion fatta per l’avviamento dei propulsori: lo scopo è verificare la preparazione del personale addetto a gestire le operazioni, affrontare eventuali imprevisti e apportare le necessarie correzioni, ma anche assicurare che le infrastrutture e il razzo siano pronti per supportare la missione. Ed è proprio in riferimento al vettore che la parola wet (“bagnato”) restituisce il grado di fedeltà con cui questo collaudo viene portato avanti. I propellenti sono infatti caricati come se il lancio dovesse avvenire, si simulano condizioni che comportano il posticipo del decollo di qualche minuto e poi all’annullamento della partenza, con il conseguente drenaggio dei serbatoi dall’idrogeno e ossigeno liquidi.
A seguito dell’esito positivo del collaudo, NASA ha inizialmente confermato l’intenzione di lanciare la missione il 7 marzo alle 02:29 italiane. A bordo della capsula Orion siederanno il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. I primi tre sono astronauti veterani della NASA, mentre l’ultimo è un debuttante dell’Agenzia spaziale canadese (CSA) e sarà la prima persona non statunitense ad andare oltre l’orbita bassa terrestre. L’equipaggio è entrato nel regime di quarantena negli alloggi di Houston, in Texas, il 20 febbraio e arriverà al Kennedy Space Center, in Florida, cinque giorni prima del decollo. Lo scopo di questo periodo, in cui vengono ridotti al minimo essenziale i contatti con le persone non coinvolte nel lancio, è preservare la salute degli astronauti e abbassare la probabilità di insorgenza di malattie mentre si trovano in orbita. La missione durerà 10 giorni circa, durante i quali verranno testate le funzionalità della capsula Orion, le comunicazioni con la Terra – gli astronauti avranno anche la possibilità di chiamare la Stazione Spaziale Internazionale – e verrà fotografato il lato nascosto della Luna, oltre ai potenziali siti di atterraggio delle future missioni.

Durante una conferenza stampa successiva al secondo WDR, Lori Glaze, amministratrice associata ad interim dell’Exploration Systems Development Mission Directorate, ha detto che comunque non tutti i lavori sono conclusi. Sarà necessario per esempio effettuare una Flight Readiness Review (FRR) di più giorni: si tratta di una revisione completa di tutte le procedure, dei possibili rischi che possono emergere e delle loro mitigazioni, per verificare che ogni persona coinvolta sia pronta alla partenza della missione. Glaze ha detto che «è prevista per la fine della prossima settimana», verosimilmente quindi intorno a venerdì 27 o sabato 28 febbraio. Due giorni prima della data prevista di lancio sarà invece il turno della squadra di gestione di Artemis, capitanato da John Honeycutt. Anche Charlie Blackwell-Thompson, direttrice di lancio del programma Artemis, era presente alla conferenza stampa: ha informato che sul lato tecnico «rimane ancora una cosa importante da fare», ovvero installare due strutture per accedere al “sistema di terminazione del volo” (FTS, Flight Termination System) su SLS, in modo da poterlo testare. Si tratta di un lavoro che è già iniziato qualche ora dopo la conferenza, ma che «prenderà diversi giorni» per via della necessità di accedere «a due vani distinti», uno per «il booster e l’interstadio» e l’altro «solo per il booster»: i tecnici dovranno «staccare le cariche esplosive, testarle e riconnetterle». Questo modo di operare rappresenta una novità e un miglioramento rispetto ad Artemis I, per la quale era stato necessario riportare il razzo dentro al VAB, dove era stato assemblato.
Il problema dell’elio
Sabato 21 febbraio, inaspettatamente, l’amministratore della NASA Jared Isaacman ha scritto su X ci sarà «molto probabilmente un ritorno al VAB [Vehicle Assembly Building]» dopo che è stata osservata un’interruzione nel flusso di elio all’interno dell’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS). Un problema del genere non era stato osservato in nessuno dei due WDR, ma si è verificato «durante operazioni di routine» per pressurizzare nuovamente il sistema nella serata di venerdì 20 febbraio. L’elio viene utilizzato per spurgare i motori dell’ICPS e per la pressurizzazione dei serbatori di idrogeno e ossigeno liquidi.
Non è stata individuata una causa definitiva: Isaacman ha postato un altro aggiornamento in cui ha detto che potrebbe essere «l’ultimo filtro tra il sistema di Terra e il veicolo, e localizzato sul tubo di trasferimento» anche se sembra «il meno probabile» sulla base delle caratteristiche del problema. Un’altra zona in cui è possibile risieda il guasto è «l’interfaccia del QD, dove problemi simili sono stati osservati»: il Quick Disconnect (QD) è il sistema di sgancio rapido dei tubi al momento della partenza del razzo. Infine, potrebbe essere «una valvola difettosa sul veicolo»: qualcosa già accaduto per Artemis I ma a cui erano anche state predisposte delle mitigazioni per Artemis II. Il problema, qualunque questo sia, può però essere risolto solamente al VAB: non ci sono quindi possibilità di lanciare a marzo.
Il primo collaudo: 2-3 febbraio
Come detto, quello concluso è stato il secondo tentativo di Wet Dress Rehearsal: il primo è iniziato alle 02:13 italiane del 2 febbraio e si sarebbe dovuto concludere intorno alle 07:00 del 3 febbraio. Il test è stato tuttavia interrotto a pochi minuti dalla fine naturale a causa di alcuni problemi con la gestione dell’idrogeno liquido, uno dei due propellenti di SLS assieme all’ossigeno liquido. Si tratta però di una sostanza estremamente volatile e in grado di disperdersi con facilità: a questo va aggiunto il fatto che le temperature necessarie per mantenerlo in questo stato fisico raggiungono i -253℃, comportando problemi alle guarnizioni e ai sigilli utilizzati nei tubi di trasferimento.
Durante tutte le fasi precedenti non sono stati riscontrati problemi: Orion e i sistemi di SLS sono stati spurgati con azoto, un gas inerte che non reagisce chimicamente con altre sostanze, e le batterie dei loro sistemi ricaricate. Prima di iniziare il rifornimento dei propellenti le tubature e le strutture interessate sono state raffreddate per evitare shock termici e il meteo era stato costantemente monitorato. Il riempimento dei serbatoi del primo e del secondo stadio è poi avvenuto inizialmente in modalità lenta, per portare gradualmente a temperatura la struttura del serbatoio stesso, e poi in quella veloce. Dopo poco meno di due ore dall’inizio di questa fase, NASA aveva comunicato che il caricamento dell’idrogeno liquido nel core stage di SLS era stato interrotto per via di eccessive perdite: nemmeno i tentativi di riparazione avevano dato l’esito sperato, fermando temporaneamente anche il rifornimento nello stadio superiore. L’interruzione del flusso del carburante era stata pensata per permettere un aumento della temperatura delle guarnizioni e la perfetta adesione alle tubature.
Il pompaggio è poi ripreso, dal momento che le concentrazioni del gas nei tubi di caricamento erano state considerate entro livelli «accettabili»: l’obiettivo era gestire le problematiche relative all’idrogeno al termine del rifornimento. Tutti i serbatoi sono stati riempiti intorno alla mezzanotte italiana, con i sistemi entrati in modalità rabbocco: per via della differenza di temperatura tra propellente e ambiente, il primo tende a scaldarsi e a evaporare e deve quindi essere costantemente immesso.
Era stato quindi il turno della closeout crew, l’insieme di persone addette tra le varie cose ad aiutare gli astronauti ad accomodarsi all’interno di Orion e a chiudere il portellone della capsula. Nonostante l’assenza dei quattro membri dell’equipaggio alle operazioni, tutto è proceduto come da previsioni e il countdown è arrivato fino a T-10 minuti, un momento chiamato terminal count: i sistemi automatici si prendono carico delle operazioni del countdown, completano gli ultimi controlli dei computer di volo e dei sistemi di Terra e il razzo attiva le batterie per l’alimentazione interna. Era prevista una sola simulazione di terminal count.

A 5 minuti e 15 secondi dalla partenza prevista, il WDR è stato però interrotto per via di «una perdita di idrogeno liquido nell’interfaccia del tail service mast umbilical [una tubatura che fornisce idrogeno e ossigeno liquidi, oltre a connessioni elettriche, situata in prossimità del vano motori], una zona che era stata interessata da alte concentrazioni di idrogeno liquido in precedenza nel countdown». Il razzo era stato quindi svuotato dai propellenti, in attesa di analizzare i dati, risolvere i problemi ed effettuare un nuovo tentativo.

Oltre a gestire l’idrogeno liquido, i tecnici di NASA hanno anche dovuto affrontare un clima non favorevole, che ha portato al ritardo nelle operazioni di riempimento dei serbatoi, diverse interruzioni nelle comunicazioni con i team di terra e il lavoro su una valvola su Orion, la cui chiusura ha richiesto più tempo del previsto.
A seguito dell’interruzione del Wet Dress Reharsal, il 3 febbraio NASA ha tenuto una conferenza stampa in cui hanno partecipato Amit Kshatriya, amministratore associato dell’Agenzia, Glaze, Blackwell-Thompson e Honeycutt.
Tra il primo e il secondo WDR
Durante questo periodo gli ingegneri di NASA hanno riempito parzialmente il core stage di SLS per verificare la tenuta e il comportamento di due guarnizioni sostituite. Blackwell-Thompson, durante la conferenza stampa successiva al secondo WDR, ha spiegato che non c’era la certezza che le due guarnizioni fossero le responsabili delle perdite, ma che «cambiarle ha certamente aiutato a risolvere il problema». In particolare, una volta rimossa quella che serve il tubo da 20 cm era stata trovata «dell’umidità», della cui provenienza «non ne è certa» e che per via delle «temperature criogeniche [dei propellenti] può portare a dei problemi». Inoltre su quella da 10 cm, sono stati trovati dei «graffi», prontamente lucidati. Blackwell-Thompson ha anche fornito dei numeri sulla percentuale di perdita osservata: «1,5% o 1,6%», un valore estremamente più basso rispetto al «6%» osservato in occasione di Artemis I. Ha poi escluso che «siano state le condizioni ambientali a causare o favorire il problema»: a febbraio infatti le temperature sono state piuttosto basse.
Durante il caricamento parziale del core stage c’è stato un problema, molto probabilmente legato ad un filtro, che ha ridotto il flusso di idrogeno: la strumentazione di terra utilizzata è stata poi in seguito ripulita con dell’azoto. Blackwell-Thompson ha detto che tra le varie cause si era pensato ad una «ostruzione»: tuttavia, durante le analisi, non è stato trovato alcun oggetto, portando i team a concludere che si trattasse di «aria intrappolata nel sistema e che si è congelata durante le operazioni». Honeycutt ha invece risposto ad una domanda su una possibile nuova sostituzione del filtro in vista del lancio: si è detto «molto fiducioso della configurazione in cui sono adesso» e Blackwell-Thompson ha confermato la stessa identica posizione riguardo le guarnizioni. Honeycutt ha aggiunto che le guarnizioni sono «esattamente le stesse, solo che più nuove»: non si è sbilanciato sulla necessità di cambiare aspetti dal punto di vista delle operazioni su SLS, come il trasporto alla piattaforma di lancio, e che aspetteranno l’analisi completa dei dati per apportare eventuali correzioni.
Il secondo WDR: 18-20 febbraio
Le uniche differenze tra i due sono limitate all’aggiunta di due pause di mezz’ora nel conto alla rovescia, prima e dopo il caricamento dei propellenti, oltre a due simulazioni del terminal count, anziché una. Riguardo gli ultimi secondi prima della partenza simulata, che non si erano potuti raggiungere nel primo test, era prevista una pausa lunga fino a 3 minuti a T-90 secondi, poi una ripresa fino a T-33 e un’ulteriore interruzione. Dopo questo l’orologio sarebbe stato riportato a T-10 minuti per ripetere nuovamente questi passaggi: l’obiettivo era quello di simulare le condizioni del decollo e lo spostamento per ragioni tecniche o legate al meteo. In questa nuova simulazione l’apertura della finestra di lancio si apriva alle 02:30 italiane del 19 febbraio.
Il caricamento dei propellenti è iniziato intorno alle 16:30 italiane del 18 febbraio, sempre in modalità lenta e poi veloce, ed è terminato intorno alle 21:30. Nel pomeriggio è stato anche osservato un blocco nel sistema di comunicazione: un problema «della rete» e non delle «comunicazioni audio». Blackwell-Thompson ha aggiunto che questa interruzione ha dato la possibilità, non pianificata, di verificare e provare una relativa procedura di emergenza. Inoltre, il fatto che sia avvenuto nel momento di transizione tra slow e fast filling ha portato la direttrice a decretarne un temporaneo stop, per permettere di avere un canale di comunicazione nel caso di problemi in questa fase critica.

Il countdown è poi proseguito per le due simulazioni di terminal count e ufficialmente concluso alle 04:16 del 20 febbraio. Verso la fine delle operazioni si è verificato un piccolo problema nella lettura della tensione delle batterie del booster: questo non ha impedito il proseguimento dal momento che non era previsto un lancio. Blackwell-Thompson ha detto che i dati verranno analizzati per capire le ragioni delle discrepanze tra le rilevazioni dei sistemi di terra e di quelli sul booster.
Come per il primo WDR, anche in questo caso NASA ha tenuto una conferenza stampa con Glaze, Honeycutt e Blackwell-Thompson. È stata proprio quest’ultima a rilasciare dei numeri relativi alle perdite di idrogeno liquido nelle due guarnizioni cambiate: in quella più grande è stata «meno dell’1%» e in quella più piccola «dell’ 1,5%», due valori definiti «impeccabili» e tali da permettere di «non parlare di perdite». Durante il caricamento rapido dei propellenti, inoltre, ha raggiunto un «mai visto prima» «0,4%», mentre nelle due simulazioni di terminal count l’«1,6%» e lo «0,7%». Ha aggiunto che le due pause introdotte prima e dopo il riempimento dei serbatoi «non sono servite» e che erano state pensate per permettere di risolvere eventuali problemi. Infine, anche la procedura di recycling, ovvero quella di reset del terminal count, è durata «57 minuti» anziché «poco più di un’ora», come invece previsto dalla timeline.
Per i più curiosi e avari di dettagli, di seguito riportiamo la timeline ufficiale del secondo Wet Dress Rehearsal: la scritta L- indica il tempo rimanente prima del decollo, mentre T- rappresenta una sequenza di eventi che avvengono all’interno del countdown e permette al team di lancio di fissare una precisa finestra di lancio e garantire del tempo extra utile in caso di problemi. Quest’ultimo orologio viene infatti fermato in particolari momenti – per esempio le pause di mezz’ora prima e dopo il caricamento dei propellenti – per permettere lo svolgimento di alcune procedure e attività senza che queste impattino la schedule ggenrale. L’orologio L- invece continua a scorrere senza pause.
L-49 ore e 50 minuti
- L-49H50M: il team di lancio arriva alle proprie postazioni;
- L-49H40M: inizia ufficialmente il countdown;
- L-48H45M – L-39H45M: preparazione dei sistemi di caricamenteo dell’ossigeno e dell’idrogeno liquidi;
- L-45H30M – L-44H: accensione della capsula Orion;
- L-42H20M – L-41H: accensione del core stage;
- L-42H10M – L-40H30M: accensione dell’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS);
- L-39H45M – L-35H30M: preparazioni finali dei quattro motori RS-25;
L-35 ore
- L-34H45M – L-34H10M: spegnimento dell’ICPS;
- L-33H30M – L-29H30M: caricamento delle batterie di Orion al 100%;
- L-31H30M – L-24H30M: caricamento delle batterie del core stage;
- L-20H15M – L-18H45M: accensione dell’ICPS per il lancio;
L-16 ore
- L-15H30M – L-13H30M: tutto il personale non essenziale lascia il Launch Complex 39B;
- L-14H15M – L-12H05M: immissione di azoto all’interno delle cavità del veicolo;
- L-13H45M – L-12H15M: attivazione del Ground Launch Sequencer (GLS);
L-12 ore
- L-12H35M – L-9H50M: inizio della pausa di 2 ore e 45 minuti nel countdown;
- L-10H50M: decisione sull’inizio del caricamento dei propellenti;
- L-10H50M – L-9H35M: Raffreddamento delle linee di rifornimento di Orion;
- L-10H40M – L-10H35M: raffreddamento delle linee di trasferimento dell’ossigeno liquido del core stage;
- L-10H40M – L-9H55M: raffreddamento dell’idrogeno liquido del core stage;
- L-10H20M – L-9H40M: raffreddamento del sistema principale di propulsione dell’ossigeno liquido del core stage;
L-10 ore
- L-9H55M – L-9H35M: inizio del caricamento in modalità lenta dell’idrogeno liquido nel core stage;
- L-9H50M: riattivazione dell’orologio T- a partire da T-8H10M;
- L-9H45M – L-9H30M: inizio del caricamento in modalità lenta dell’ossigeno nel core stage;
- L-9H35M – L-8H10M: caricamento in modalità veloce dell’idrogeno liquido nel core stage;
- L-9H30M – L-7H10M: caricamento in modalità veloce dell’ossigeno liquido nel core stage;
- L-9H15M – L-8H45M: raffreddamento dell’idrogeno liquido nell’ICPS;
- L-8H45M – L-7H55M: caricamento veloce dell’idrogeno liquido nell’ICPS;
- L-8H10M – L-7H10M: raffreddamento del sistema propulsivo principale ad ossigeno liquido dell’ICPS;
- L-8H10M – L-8H: topping dell’idrogeno liquido nel core stage;
- L-8H – terminal count: rabbocco dell’idrogeno liquido nel core stage;
- L-7H55M – L-7H40M: test del sistema di sfogo e pressione dell’idrogeno liquido su ICPS;
- L-7H40M – L-7H25M: topping dell’idrogeno liequdo in ICPS;
- L-7H25M – terminal count: rabbocco dell’idrogeno liquido nell’ICPS;
- L-6H45M – L-6H15M: attivazione dei sistemi di comunicaiozne radio di Orion con il controllo imssione;
- L-6H40M – L-6H05M: topping dell’ossigeno liquido nel core stage;
- L-6H30M – L-5H45M: caricamento veloce dell’ossigeno liquido nell’ICPS;
- L-6H05M – terminal count: rabbocco dell’ossigeno liquido nel core stage;
L-6 ore
- L-5H45M – L-5H30M: test del sistema di sfogo e pressione dell’ossigneo liquido nell’ICPS;
- L-5H30M – L-5H10M: topping dell’ossigno liquido nell’ICPS;
- L-5H40M: Stage pad rescue
- L-5H40M: attivazione della closeoit crew;
- L-5H10M – terminal count: rabbocco dell’ossigeno liequido nell’ICPS;
- L-5H10M: tutti gli stadi sono in modalità rabbocco carburante;
- L-5H10M: inizio della pausa da 1 ora e 10 minuti;
- L-4H40M – L-4H25M: entrtata della closeout crew nella white room
- L-4H30M – L-4H20M: preparazione e chiusura del portellone di orion;
- L-4H20M – L-3H20M: controlli sulle guarnizioni del meccanismo di bilanciamento della pressione della capsula;
- L-3H20M – L-2H40M: installazione e chiusura finale dei pannelli di servizio del portellone della capsula;
- L-2H50M – L2H25M: chiusura del portellone del Launch Abort System (LAS);
- L-1H10M: rapporto riassuntivo dl drettore di lancio sui risultati della scansione del razzo;
- L-1H45M – L-1H40M: partenza dal Launch Complex 39B della closeout crew;
L-40 minuti hold
- L-40M: pausa di 30 minuti nel countdown;
- L-25M: cambio nel loop di comunicazione tra Orion e la Terra dopo il briefing finale;
- L-16M: veifica del direttore di lancio con tutti team per il go al lancio;
T-10M
- T-10M: il Ground Launch Sequencer (GLS) inizia il terminal count;
- T-8M: ritarzione del braccio di accesso (Crew Access Arm);
- T-6M: GLS go per la pressurizzazione del core stage;
- T-6M: transizione all’alimentazione interna di Orion;
- T-5M57S: fine del rabbocco dell’idrogeno liquido nel core stage;
- T-4M: GLS go per l’attivazione delle Auxiliary Power Unit (APU) del core stage;
- T-4M: attivazione delle APU del core stage;
- T-4M: fine del rabbocco dell’ossigeno liquido nel core stage;
- T-3M30S: fine del rabbocco dell’ossigeno liquido nell’ICPS;
- T-3M10S: GLS go per la sequenza 4 di spurgo;
- T-2M02S: passggio all’imentazione interna dell’ICPS;
- T-2M: passaggio all’alimentazione interna del booster;
- T-1M30S: pausa di tre minuti per verificare la capacità del core stage di efffettuare questa fase;
- T-1M30S: passaggio all’alimnetazione interna del core stage;
- T-1M20S: attivazione della modalità di terminal countdown di ICPS;
- T-50S: fine del rabbocco dell’idrogeno liquido nell’ICPS;
- T-33S: il GLS manda il comando per l’attivazione della sequenza di lancio automatica;
- T-33S: itnerruzione del GLS e/o ripartenza da T-10 (recycle)
Al’linterno del terminal countdown i team avevano alcune opzioni per fermare il countdown se necessario:
- a 6 minuti: per l’intera durata della finestra di lancio, esclusi gli ultimi 6 minuti necessari alle procedure per la partenza, senza la necessità di tornare indietro a T-10M;
- tra T-6 minuti e T-90 secondi: fino a tre minuti; in caso fosse servito più tempo, era necessario tornare a T-10M;
- a T-90 secondi ma prima dell’attivazione della sequenza di lancio automatica: possibilità di tornare a T-10M se con sufficiente finestra di lancio a disposizione.
Nel caso invece del giorno effettivo del lancio, dopo il passaggio alla modalità di lancio automatica qualsiasi problema che avesse fermato il countdown avrebbe immediatamente portato alla conclusione dei tentativi per quel giorno.
Fonte: NASA – WDR blog e conferenza stampa post WDR II
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