Crew-11 rientrerà in anticipo dalla ISS, per un problema di salute di un astronauta
Nella tarda serata italiana di giovedì 8 gennaio 2026, l’Agenzia spaziale statunitense (NASA) ha tenuto una conferenza stampa di aggiornamento in merito allo stato di salute di un astronauta della missione Crew-11 emerso negli ultimi giorni. Come conseguenza di questa condizione medica, definita «stabile» in diverse occasioni, è stato deciso che l’equipaggio rientrerà in anticipo sulla Terra, per poter completare la diagnosi usando della strumentazione che non è disponibile a bordo. NASA ha successivamente annunciato la data di rientro, ponendosi come obiettivo la notte tra mercoledì 14 e giovedì 15 gennaio.
Non verrà diffusa pubblicamente l’identità della persona coinvolta, per tutelarne la privacy: si sa solo che appartiene a Crew-11, l’undicesima missione di lunga durata di una Crew Dragon di SpaceX nell’ambito del Commercial Crew Program (CCP) e composta da Zena Cardman, Michael Fincke, Kimiya Yui e Oleg Platonov. Era iniziata il 1o agosto 2025 dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center, in Florida e sarebbe dovuta durare circa sei mesi, con il rientro previsto intorno al 20 febbraio 2026 dopo l’avvicendamento con i colleghi di Crew-12.
Fino al 7 gennaio non erano note pubblicamente notizie di problematiche di natura medica a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), tanto che per il giorno successivo era prevista un’attività extraveicolare (EVA). A uscire sarebbero stati Cardman e Fincke, con l’obiettivo principale il montaggio della struttura di fissaggio dell’ultima coppia di pannelli fotovoltaici di nuova generazione, gli iROSA. In aggiunta, avrebbero posato cavi di collegamento e prelevato campioni di potenziali microrganismi dalle superfici esterne. Come per tutte le EVA, i preparativi e le verifiche sullo stato delle tute spaziali e sui loro sistemi erano cominciate qualche giorno prima, con Cardman e Fincke aiutati da Christopher Williams e Yui: all’apparenza non erano sorti particolari problemi, tanto che NASA aveva tenuto una conferenza stampa in cui aveva illustrato l’attività e risposto alle domande dei giornalisti.
Una prima comunicazione riguardo al «monitoraggio di una condizione medica di un astronauta emersa mercoledì [7 gennaio, N.d.R.] nel pomeriggio» è stata pubblicata il 7 gennaio stesso, quando NASA ha annunciato di aver posticipato l’imminente EVA. La situazione era comunque definita «stabile», con la promessa di aggiornamenti a seguire: già il giorno successivo, era stata rilasciata un’ulteriore nota, in cui veniva indicata anche la possibilità di far terminare in anticipo la missione, pur senza indicarne il motivo. Dopo circa 24 ore, è arrivata infine la notizia della conferenza stampa con l’appena insediato amministratore Jared Isaacman, l’amministratore associato Amit Kshatriya e il dottor James Polk, direttore sanitario e ufficiale medico della NASA.
La notizia del rientro anticipato è stata data in apertura direttamente da Isaacman, che ha detto di averla presa «nell’interesse degli astronauti» e dopo «aver consultato Polk e i vari responsabili dell’Agenzia». Con questo cambiamento, NASA e i suoi partner internazionali stanno anche valutando di anticipare il lancio di Crew-12, in modo da ridurre il più possibile la mancanza di tre astronauti al lavoro nel segmento statunitense della Stazione (USOS, United States Orbital Segment) e di un cosmonauta nel segmento russo.
Nei primi anni di esistenza della stazione spaziale, fino a Expedition 20, era la consuetudine avere un equipaggio di tre sole persone a bordo. Questo è poi capitato altre volte negli anni successivi, nel periodo tra la fine del programma Space Shuttle nel 2011 e l’inizio dei voli operativi della Dragon nel 2021, come ha ricordato Kshatriya. L’ultima volta in cui tre soli astronauti hanno vissuto a bordo della Stazione per un lungo periodo è stata nei primi mesi del 2020, durante Expedition 62, anche se in quel caso erano due astronauti statunitensi ed un cosmonauta russo. Khsatriya ha poi riferito che se dovessero esserci anomalie critiche che richiedono un’attività extraveicolare urgente per ristabilire le operazioni nominali, non sarà possibile farla fintantoché ci sarà un solo astronauta responsabile del segmento statunitense. Tuttavia, in questo caso straordinario, la Stazione potrebbe essere riconfigurata per operare senza astronauti a bordo per un breve periodo, nell’attesa dell’arrivo di Crew-12.
Con la premessa che, come riportato da NASA, non ci sono rischi immediati per la Stazione né per gli astronauti a bordo, riportiamo alcune considerazioni di Sergio Palumberi, ISS Increment e Mission Manager per conto dell’Agenzia spaziale europea (ESA), su come questo nuovo scenario impatterà le attività scientifiche in corso e future della Stazione.
Per quanto riguarda i quattro astronauti in procinto di tornare, gli esperimenti di fisiologia umana saranno interrotti con il loro rientro. Questo non implica però una perdita completa dei dati acquisiti: dal momento che la missione era comunque prossima alla data di rientro prevista, alcuni esperimenti potrebbero essere stati completati o essere molto vicini alla conclusione. A subire più conseguenze potrebbero essere quelli che richiedono di essere eseguiti pochi giorni prima del rientro. Nel caso che i dati raccolti finora non fossero sufficienti per considerare completo uno studio specifico, si dovrebbe ripetere l’attività di ricerca con un altro astronauta in futuro, portando a un ritardo di qualche mese o più per il suo completamento.
Altre considerazioni sono da fare riguardo all’astronauta colpito dal problema medico: nel caso fossero richiesti dei trattamenti, dei medicamenti o altro, è possibile che questo invalidi per alcuni esperimenti la raccolta di dati a terra dopo la missione, che in alcuni casi è importante quanto le attività svolte a bordo ai fini del completamento degli esperimenti stessi. Lo stesso potrebbe succedere se la condizione medica insorta per l’astronauta influenzasse i dati specifici di qualche esperimento. Non è però escluso che qualche esperimento si possa completare senza problemi.
Infine, poiché le capsule Dragon dispongono della capacità di riportare campioni di esperimenti scientifici a Terra, alcuni di questi potrebbero dover aspettare il rientro della prossima capsula, nel caso in cui non siano ancora pronti per il rientro imminente.
Per quanto riguarda la continuazione immediata delle attività a bordo, la riduzione ad un solo astronauta nel segmento USOS comporterà inevitabilmente una diminuzione drastica della produzione di dati scientifici: Williams dovrà svolgere tutte le attività scientifiche del segmento statunitense inizialmente pianificate per quattro astronauti, e avrà anche da gestire la manutenzione ordinaria, che in alcuni casi può essere differita di alcuni giorni ma non completamente rimandata.

Dal punto di vista di Crew-12, è possibile che la preparazione, l’addestramento e la raccolta di dati scientifici prevolo (Baseline Data Collection, BDC) non siano ancora stati completati: dato che il lancio era già stato anticipato di un mese, un ulteriore arretramento della partenza potrebbe portare alla rinuncia di qualche esperimento. In questo caso, NASA e i partner internazionali dovranno decidere se dare la precedenza a ristabilire il numero di astronauti a bordo, o se dare la priorità alla scienza da eseguire con Crew-12. Come riportato da NASA durante la conferenza stampa, i gruppi di lavoro completeranno queste analisi nei prossimi giorni e poi si deciderà se anticipare il lancio e, se sì, di quanto.
Tornando alla conferenza stampa, Polk ha commentato dicendo che, nonostante la suite di strumenti a bordo della ISS sia avanzata e ben variegata, non è fornita tanto quanto una struttura medica sulla Terra. Non è quindi possibile eseguire una diagnosi completa come richiesto dalla specifica condizione in cui si trova l’astronauta. Inoltre ha ribadito la stabilità delle condizioni di salute dell’astronauta coinvolto e che la decisione di rientrare è dovuta al rischio persistente e all’incertezza sulla diagnosi. Polk ha successivamente aggiunto un dettaglio relativo alla frequenza con cui rientri anticipati per motivi medici si sarebbero dovuti presentare, sulla base di diverse simulazioni e modelli: «uno ogni tre anni, ma in 25 anni di abitazione continua della Stazione non se ne è mai presentato uno, fino ad oggi». E ha precisato che nella situazione attuale si sta agendo «sulla base di un principio di precauzione» piuttosto che uno di emergenza, focalizzandosi sulla salute e sul benessere dell’astronauta. Rispondendo ad una domanda di una giornalista, Polk ha poi specificato che il problema medico non è legato all’ambiente operativo in preparazione all’attività extraveicolare o a qualsiasi altra operazione a bordo.
Non ci saranno delle accortezze particolari nei piani piani di recupero una volta che la capsula sarà ammarata nell’Oceano Pacifico, poiché tutti i rientri vengono eseguiti con l’assunzione che qualcosa possa andare storto e ci sia qualche problema medico per l’equipaggio: l’équipe sanitaria di supporto sarà la stessa, così come i velivoli che possono trasportare velocemente a Terra eventuali astronauti che richiedano assistenza medica più urgente. Isaacman ha in seguito aggiunto che si tratterà di un «normale splashdown» e che verranno «utilizzati i siti di ammaraggio già designati». L’amministratore della NASA ha infine specificato che «il fatto che la missione fosse praticamente finita ha reso di certo più facile la decisione», che però sarebbe stata la stessa se si fosse presentata anche poco dopo l’arrivo in orbita.
Fonte: Conferenza stampa NASA
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