Chang’e 5 atterra sulla superficie lunare: ha toccato!

Il centro di controllo di Chang'e 5 ripreso poco dopo l'atterraggio - Credits: CCTV News

Non ce ne vogliano i fan di Tito Stagno, l’evento di oggi non avrà l’importanza dello sbarco dell’Apollo 11, ma la diffusione mediatica capillare dell’era in cui viviamo ha permesso forse a un numero maggiore di appassionati di seguire la missione odierna. Un’altra sonda cinese, Chang’e 5, è atterrata sulla superficie della Luna. Si tratta del terzo lander sinoselenico ad aver effettuato un atterraggio morbido, ma se tutto andrà per il meglio sarà il primo a ripartire e a tornare a Terra con un prezioso bottino.

Facciamo qualche passo indietro. Il 23 novembre scorso è partita dalla Terra la missione Chang’e 5, che è poi entrata in orbita lunare il 28 novembre. La missione ha l’obiettivo di atterrare sulla superficie lunare, raccogliere dei campioni e riportarli a Terra, il tutto nel giro di una ventina di giorni. La sonda incaricata di svolgere questo compito è un’opera di ingegneria abbastanza complessa, composta di vari elementi: un modulo di servizio, un modulo di rientro, un lander e un modulo di risalita, ognuno con il suo ruolo, i suoi strumenti operativi e i suoi sistemi propulsivi. Tutti sono di importanza fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo finale.

La sonda, dalla massa complessiva di 8,2 tonnellate, ha viaggiato integra e compatta fino all’orbita lunare, nella quale si è inserita precisamente il 28 novembre alle 13:58. Da quel momento sono iniziati i preparativi per l’atterraggio. Prima di tutto è stata aggiustata l’orbita preliminare attorno al nostro satellite, in quanto troppo alta e allungata e quindi non ideale per la manovra di sbarco. Per correggere il suo moto attorno alla Luna, il 29 novembre alle 13:23 la sonda ha acceso un motore da 3.000 N per 16 minuti, circolarizzando l’orbita. La manovra è stata molto simile, per modalità e durata, a quella del giorno precedente.

Separazione del lander.

Sempre il giorno 29, alle 21:40 CET, è avvenuta la separazione del lander. La sonda, che aveva fino a quel punto viaggiato con le sue componenti unite in un’unica struttura, ha iniziato a dividersi e sbarazzarsi di pezzi superflui. I moduli di servizio e rientro resteranno in orbita lunare, mentre il lander e il modulo di risalita si avvieranno verso la superficie. Oltre a questa separazione, dagli elementi in orbita è stato espulso un adattatore che serviva a tenere il lander unito al resto: il suo compito è ormai esaurito, dato che il lander non risalirà mai più dalla superficie.

Piccola nota di colore, il 30 novembre intorno alle 10:30 CET Chang’e 5 e la Luna sono entrate nella penombra della Terra. Si è verificata infatti un’eclissi di Luna di penombra, che dalla Terra è stata solo leggermente apprezzabile per chi si trovava nel continente americano. Il lieve offuscamento della luce solare non ha comunque avuto un impatto negativo sull’approvvigionamento di energia elettrica tramite i pannelli fotovoltaici.

Oggi 30 novembre è iniziata la discesa del lander, che ha abbassato progressivamente la sua orbita e, per le leggi della meccanica orbitale, ha aumentato la sua velocità relativa rispetto alla superficie lunare. Per frenare la sua corsa il lander ha quindi fatto uso del propulsore più potente tra i 77 in dotazione a Chang’e 5: si tratta del motore da 7.500 N, che ha fornito la potenza per la manovra più impulsiva di tutta la missione.

Il touchdown sulla superficie selenica era previsto per le 16:15 CET, ma sembra essere avvenuto in lieve anticipo, alle 16:10:31.

La conferma ufficiale è arrivata, in effetti, svariati minuti dopo l’atterraggio, mentre l’orario esatto è desunto solo traducendo al volo le scarse inquadrature del maxi schermo nella sala controllo di Chang’e arrivate sui social da vari account cinesi. Dallo studio delle stesse inquadrature sembra che le coordinate precise dell’atterraggio siano 51,837° Ovest, 43,099° Nord, ai bordi della zona annunciata del Mons Rümker.

Insomma, da un lato abbiamo una performance del veicolo spaziale apparentemente perfetta, che è naturalmente l’obiettivo principale, ma dall’altra la macchina della divulgazione cinese ha pasticciato parecchio, arrivando a interrompere la diretta streaming pochi minuti prima della manovra cruciale e lasciando alle voci di corridoio la conferma tempestiva di una fase del volo cruciale.

Dicevamo che il luogo di atterraggio scelto è il Mons Rümker, una zona geologicamente più giovane rispetto a quelle dalle quali si sono già prelevati campioni di suolo in passato. L’età di questo monte, infatti, è di circa un miliardo di anni, a differenza dei 4 miliardi di anni di età delle formazioni geologiche presso le quali sono atterrate le missioni statunitensi Apollo e sovietiche Luna. Il Mons Rümker è uno dei pochi segni rimasti dell’attività vulcanica lunare. Una volta esaminati i campioni riportati da Chang’e, sarà come leggere una nuova pagina del libro dell’evoluzione della Luna, che magari svelerà anche qualche piccolo mistero ancora irrisolto sulla storia della Terra e del sistema solare.

Sorvolo virtuale del luogo di atterraggio.

Il lander ha così portato a termine il suo compito principale. I suoi strumenti svolgeranno ancora delle operazioni nei prossimi due giorni, infatti gli attrezzi da scavo sono posizionati proprio in questo elemento, dopodiché il modulo di ascesa ripartirà con circa 2 kg di materiale lunare e il lander rimarrà fermo nel punto di atterraggio. Non è progettato per sopravvivere alla notte lunare.

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Gianmarco Vespia

La scienza è importante. Ne ho fatto parte tanti anni fa, ma ho dovuto abbandonare la carriera. In Italia manca il supporto agli scienziati, in molti modi: sostegno, fiducia, credibilità, rispetto e finanziamenti. ISAA mi ha dato la possibilità di diventare divulgatore e di raggiungere un pubblico interessato e appassionato in questo piccolo settore che è l'astronautica. La scienza si muove troppo in silenzio, occorre pazienza e attenzione per capirla e apprezzarla, per spiegarla alle nuove generazioni, appassionarle e permettergli di costruire un futuro migliore per sé e per il mondo intero.