Apollo 13 in avaria comincia il viaggio di ritorno verso la Terra

Mare Moscoviense, ripreso dall'Apollo 13

15 aprile 1970 – giorno 4

Dal nostro inviato a Houston.

L’Apollo 13, con a bordo gli astronauti Jim Lovell, Fred Haise e Jack Swigert, ha completato con successo il tragitto intorno alla Luna previsto dalla traiettoria di ritorno libero in cui era stata immessa alcune ore prima dopo aver abortito la missione di esplorazione del nostro satellite a causa di un’avaria ai serbatoi dell’ossigeno.

L’avaria ha di fatto messo fuori uso il modulo di comando Odyssey, che ha bisogno di ossigeno non solo per far respirare gli astronauti ma anche per alimentare le celle a combustibile che forniscono energia alla capsula. Gli astronauti stanno attualmente utilizzando il modulo lunare Aquarius come capsula di salvataggio mantenendo i consumi al minimo, ma ancora non è chiaro se sarà possibile un rientro a Terra senza problemi.

Jim Lovell e Jack Swigert all’interno del modulo lunare Aquarius

Le scorse 24 ore sono state trascorse principalmente a cercare di inserire Apollo 13 nella migliore traiettoria possibile per il recupero a terra. Nella mattinata di ieri è stata effettuata la prima manovra, che ha immesso gli astronauti su una traiettoria di ritorno libero. La rotta che stavano seguendo, infatti, se non corretta, li avrebbe portati a mancare il nostro pianeta. Successivamente, i controllori di volo a Houston e gli astronauti degli equipaggi di riserva si sono messi al lavoro per cercare di sviluppare procedure e manovre che dovrebbero permettere all’Apollo 13 di raggiungere la Terra nel minor tempo possibile.

Lovell, Haise e Swigert hanno passato il punto più vicino alla superficie lunare, sul lato opposto del nostro satellite, all’1:21 italiane di stanotte, 15 aprile. Circa due ore dopo l’equipaggio ha manovrato nuovamente, accendendo i propulsori del modulo lunare per poco più di quattro minuti. Questa correzione ha permesso di recuperare 12 ore sulla tabella di marcia, e di avere come destinazione finale un punto nell’oceano Atlantico non lontano dalla destinazione finale prevista prima dell’avaria, dove sono già predisposte le navi di recupero della marina americana. Il tutto è stato complicato dal fatto che per orientare la capsula gli astronauti normalmente usano alcune stelle come punto di riferimento. Con la nube di detriti causati dall’esplosione ancora fluttuanti intorno alla capsula questo non era possibile. Gli astronauti hanno dunque risolto il problema utilizzando Sole e Luna come punti di riferimento, accettando di lavorare con dati meno precisi. Fortunatamente la manovra è andata a buon fine, tuttavia ci aspettano ancora due giorni e mezzo di tensione.

Rappresentazione artistica del modulo lunare Aquarius mentre accende i motori per correggere la traiettoria

Ora che il trenino spaziale di Apollo 13 sta viaggiando sulla giusta traiettoria il problema principale che affligge gli astronauti è quello dell’accumulo di anidride carbonica. Il modulo lunare, infatti, è progettato per far respirare due astronauti per circa due giorni, e i sistemi di rimozione della CO₂ di bordo non sono in grado di garantire la sopravvivenza di tre astronauti per quattro giorni. Una possibile soluzione prevede di aggiungere al sistema le cartucce di rimozione dell’anidride carbonica attualmente presenti nel modulo di comando, ovviamente inutilizzate. Purtroppo le cartucce del modulo lunare e quelle del modulo di comando non sono intercambiabili: hanno forma diversa e sono state progettate da team diversi per veicoli diversi. I tecnici della NASA sono riusciti comunque a sviluppare un adattatore, che l’equipaggio dovrà costruire con del materiale presente a bordo. Proprio in queste ore gli astronauti di Apollo 13 stanno lavorando per assemblare questo dispositivo, sperando che la soluzione funzioni come previsto.

Il prossimo aggiornamento di AstronautiNews sulla situazione a bordo dell’Apollo 13 è previsto per domani, salvo notizie urgenti.

Deke Slayton presenta l’adattatore per le cartucce di rimozione dell’anidride carbonica che gli astronauti dovranno costruire a bordo

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Matteo Carpentieri

Appassionato di astronomia e spazio, laureato in una più terrestre Ingegneria Ambientale. Lavora come lecturer (ricercatore) all'Università del Surrey, in Inghilterra. Scrive su AstronautiNews.it dal 2011.

Una risposta

  1. Luigi Chiaverina ha detto:

    Grazie per questa cronaca che tiene con il fiato sospeso anche se si sa già come andrà a finire. Molto interessanti i dettagli tecnici.

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