Addio, Cassini

Dopo 13 anni e 294 orbite passate a esplorare e studiare il sistema di Saturno, la sonda Cassini ha completato oggi la sua missione.

La fine di Cassini è arrivata a completamento di quello che la NASA ha chiamato il “Grand Finale”, le 22 orbite terminali della sonda, immaginate dall’agenzia americana come delle «immersioni» nello Spazio tra la spessa coltre di nubi di Saturno e gli anelli più interni. Una traiettoria mai tentata prima da un oggetto umano, che ha permesso di scoprire molti dettagli sulla natura dei singolari anelli del pianeta e di aggiungere un altro successo scientifico alla missione.

L’ultimo passaggio è stato quello definitivo e ha immesso la sonda sulla rotta per la superficie del pianeta, rimasta in ogni caso molto distante: volando a oltre 100mila chilometri all’ora lo spacecraft si è trasformato in una sorta di cometa, distruggendosi al contatto con gli strati superiori dell’atmosfera saturniana.

La sonda, però, ha continuato fino all’ultimo a fare il suo dovere, cercando di trasmettere i dati scientifici completi dell’ultimo tuffo. L’ultima comunicazione di Cassini è arrivata sulla Terra alle 13:55 di oggi 15 settembre, 83 minuti dopo la reale partenza da Saturno. È questo infatti il tempo impiegato dalle comunicazioni (che viaggiano alla velocità della luce) per collegare il Gigante gassoso con il nostro pianeta.

La NASA ha deciso di far distruggere la sonda nell’atmosfera di Saturno per un motivo molto preciso, di natura “ecologica”. La sonda aveva a bordo 32,7 kg di Plutonio-238, il materiale radioattivo che negli anni ne ha alimentato le componenti. Nel caso fosse stata abbandonata nello Spazio, quindi, Cassini sarebbe potuta precipitare sulle lune del pianeta, come Titano ed Encelado, e contaminare ambienti che si pensa possano essere adatti alla vita.

Insomma, per evitare di iniziare a inquinare anche Saturno, la NASA ha pensato bene di far distruggere completamente la sonda, che alla fine è diventata tutt’uno con il pianeta che ha studiato per 13 anni.

Venti anni nello Spazio

Lanciata nell’ottobre del 1997 a bordo di un vettore americano Titan, la missione è figlia di una collaborazione tra la NASA, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e quella italiana ASI. Tra sviluppo e gestione, il costo complessivo è stato di oltre 5 miliardi di dollari, di cui 4 miliardi coperti dagli americani e il restante diviso tra ESA e ASI. Da punto di vista industriale, responsabile americano è stato il Jet Propulsione Lab (JPL), mentre per l’Europa capofila è stata l’allora Aerospatiale (ora parte della joint venture tra l’italiana Leonardo e la francese Thales, Thales Alenia Space). Per l’Italia, invece, la maggior parte delle responsabilità industriali sono state delle varie aziende del gruppo Finmeccanica, ora unite nella One Company Leonardo (Qui tutti i dettagli sul ruolo dell’Italia in Cassini).

La superficie di Titano ripresa da Huygens; Credits: NASA/ESA/ASI

Accanto al’orbiter Cassini, progettato dalla NASA, alla partenza da Cape Canaveral era presente anche il lander Huygens, sviluppato invece dall’ESA. Dopo sette anni di viaggio, nel luglio del 2004 i due spacecraft sono entrati nell’orbita di Saturno per poi separarsi qualche mese più tardi.

A quel punto Huygens si è diretto verso Titano, la più grande luna del pianeta, e nel gennaio del 2005 ha compiuto una storica discesa verso la superficie: nelle 2 ore e trenta di corsa, il lander ha raccolto dati sull’atmosfera, immagini della superficie, rumori dall’ambiente circostante, per poi toccare il suolo della luna saturniana e continuare a trasmettere per altri 30 minuti.

Mentre Huygens completava la sua missione su Titano, l’orbiter Cassini dava invece avvio all’esplorazione del sistema di Saturno, composto, oltre che dai celebri anelli, anche da una sessantina di satelliti naturali.

Le scoperte scientifiche

Nei suoi tredici anni attorno al sistema di Saturno, Cassini ha fornito un’enorme mole di dati agli scienziati, che hanno permesso di comprendere in dettaglio la composizione dell’atmosfera del pianeta – il secondo più grande del Sistema Solare – e della sue lune.

Le osservazioni della sonda, in particolare, hanno permesso di scoprire sei nuovi satelliti naturali del pianeta e di studiare da vicino Encelado, sorvolato a soli 49 chilometri d’altezza. Grazie ai dati su Encelado forniti da Cassini, gli scienziati sono arrivati a comprendere come molto probabilmente la luna nasconda, sotto uno spesso strato di ghiaccio, un oceano di acqua liquida che, grazie a delle fonti termali, nel polo meridionale del satellite si innalza in geyser ben visibili dallo Spazio. Si tratta dunque di un ambiente molto particolare, che potrebbe essere anche in grado di ospitare, magari negli stati più profondi dell’oceano, anche qualche forma di vita.

I geyser sul polo sud di Encelado; Credits: NASA/ESA/ASI

Ma anche Huygens, nella sua discesa verso Titano, ci ha regalato delle preziosissime informazioni sulla natura del satellite, coperto da mari e oceani di idrocarburi, che – proprio come l’acqua sulla Terra – hanno un loro ciclo di evaporazione e pioggia.

«La missione è stata concepita nella metà negli anni Ottanta per rispondere alle domande aperte dal rapido passaggio delle Voyager su Saturno», ha spiegato, in diretta dagli Stati Uniti ai giornalista intervenuti nella sede dell’ASI, Enrico Flamini, responsabile scientifico dell’Agenzia Italiana.  «E rispetto ad allora Cassini ha risposto a tutti i problemi che ci eravamo posti.  Ma non solo, perchè la sonda ha fatto grandi scoperte: nessuno sapeva che Encelado fosse una luna attiva con le condizioni per la vita», ha aggiunto.

E adesso?

Cassini è ad oggi l’ultima sonda flagship della NASA, la classe di missione più importante e costosa prevista dall’agenzia americana. Negli ultimi anni la NASA si è concentrata soprattutto su missioni di taglia più piccola, come le intermedie New Horizons, JUNO e OSIRIS-ReX e le (relativamente) più economiche Dawn e Kepler (che appartengono alla classe Discovery).

Tuttavia l’agenzia americana ha da tempo in mente una nuova missione di classe flagship, Europa Clipper, destinata a studiare Europa, una luna di Giove che presenta caratteristiche simili ad Encelado: una superficie ghiacciata e geyser, che lasciano pensare ad un oceano sotto la superficie.

Tuttavia l’agenzia non ha ancora ben chiaro se Europa Clipper sarà composta da solo un orbiter o sarà presente anche un lander, proprio come Cassini-Huygens. In ogni caso il lancio è previsto intono al 2022 a bordo della seconda missione dello Space Launch System, il nuovo vettore pensante statunitense.

Anche in questo caso, è possibile che venga riproposto lo schema di collaborazione con l’ESA e, di nuovo, con l’ASI. «Per organizzare queste missioni è di enorme importanza poter fare delle collaborazioni interazionali, perché i costi sono molto elevati», ha spiegato il Presidente dell’ASI Robeto Battison ai giornalisti intervenuti all’evento su Cassini organizzato oggi dall’agenzia italiana. «Noi come ASI abbiamo una continua collaborazione della NASA per identificare le opportunità che si presentano, puntando ovviamente sugli strumenti e le competenze scientifiche che caratterizzano il nostro Paese, come i radar e le camere iperspettrali», ha quindi concluso Battiston.

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