SpaceX offre sconti a NASA per compensare la perdita di Dragon

L'esplosione del Falcon (credit: NASATV)

In seguito alla perdita di una capsula Dragon avvenuta nel giugno 2015, SpaceX offrì a NASA sconti ed altre “facilitazioni significative”; è questo il contenuto di un rapporto dell’ispettorato generale dell’agenzia spaziale USA, che però ha destato ulteriori interrogativi sul come NASA gestisca le indagini dopo i lanci falliti, nonchè sulle modalità di valutazione dei rischi per le missioni cargo verso l’ISS.
Il valore del carico distrutto nell’incidente di Dragon è stimato in 112 milioni di dollari tra materiali di consumo ed attrezzature, prima fra tutte la nuova versione del sistema di docking progettato per accogliere le future capsule commerciali con equipaggio.
In seguito all’incidente, SpaceX ha ridotto i propri prezzi per le missioni designate da SpX16 a Sp20; inoltre NASA ha ottenuto facilitazioni riguardo l’adattatore del modulo di docking, l’integrazione dei servizi e la flessibilità sul manifesto lanci, senza ulteriori esborsi monetari.
Il rapporto, dunque, conferma che NASA ha continuamente ed efficacemente rinegoziato i termini del proprio accordo CRS-1 con SpaceX, per tener conto dei ritardi e delle mancanze della controparte.
Questa valutazione positiva è però in netto contrasto con una precedente analisi riguardante i rapporti tra NASA ed Orbital ATK, la quale ha riportato, nell’ottobre 2014, la perdita della propria capsula cargo Cygnus. In questo caso l’ispettorato generale NASA ha ritenuto che l’Agenzia abbia perso l’opportunità di ottenere sgravi compensativi per oltre 80 milioni di dollari.
Nonostante la valutazione positiva dei rapporti NASA-SpaceX, l’ispettorato generale ha messo in evidenza come le risultanze di una indagine interna di NASA sulle cause dell’incidente del Falcon/Dragon siano diverse da quelle raggiunte da SpaceX. Secondo l’azienda di Hawthorne, infatti, la perdita del razzo fu dovuta al cedimento di un componente strutturale dello stadio superiore, un elemento sostanzialmente difettoso e privo delle specifiche richieste da SpaceX al fornitore.
Per contro, NASA non ha identificato una singola causa dell’accaduto: il disastro potrebbe essere imputabile anche a danni causati durante la produzione o ad un assemblaggio non corretto. Per questo è stata inviata una lettera all’azienda di Elon Musk contentente “preoccupazioni riguardo i sistemi ingegneristici dell’azienda, le sue pratiche di management, di installazione dell’hardware, di riparazione e gestione delle telemetrie”.
In modo del tutto analogo, NASA ebbe a lamentarsi con Orbital riguardo la perdita della Cygnus. Mentre l’indagine interna dell’azienda aerospaziale aveva attribuito il guasto ad un difetto di lavorazione nella turbopompa del motore del primo stadio, NASA aveva concluso che la causa dell’esplosione avrebbe anche potuto essere un oggetto estraneo entrato nel motore, o addirittura un difetto di progettazione dello stesso per quanto riguarda la robustezza generale.
Il contratto CRS-1 non prevede che NASA indaghi autonomamente sulle cause di eventuali incidenti; tuttavia, secondo l’ispettorato generale, l’assenza di una normativa vincolante riguardo le indagini sugli incidenti aumenta il rischio che le azioni correttive del fornitore non risolvano completamente i problemi incontrati.
Il nuovo rapporto sull’incidente di Dragon contiene anche la raccomandazione a NASA di migliorare la gestione del rischio delle missioni CRS, criticando la prassi di attribuire a tutti i carichi la medesima classificazione di rischio (la più bassa), indipendentemente dal valore del payload. Infine è stato richiesto a NASA di sfruttare maggiormente le capacità di carico non pressurizzato delle missioni Dragon.
Non tutte le osservazioni mosse dall’ispettorato generale all’agenzia spaziale sono state accolte con favore. In particolare, Bill Gerstenmaier (co-direttore della divisione Esplorazione Umana ed Operazioni) e Terrence Wilcutt (capo dell’Ufficio Sicurezza) hanno ribattuto che i rischi delle singole missioni cargo sono “gestiti in base a processi di controllo ben collaudati”. Essi hanno inoltre accolto l’invito a chiarire meglio lo scopo e l’ambito delle indagini interne che NASA potrebbe condurre su eventuali futuri incidenti in missioni private; hanno però rifiutato di imporre l’adozione degli standard di indagine interni di NASA ai fornitori privati, ritenendo che ciò rappresenterebbe un “cambiamento fondamentale nelle strategie di approvvigionamento e rifornimento definite da NASA nel 2008 e che hanno consentito la creazione di un sistema commerciale di rifornimento per l’ISS e di accesso all’orbita bassa”.

fonte: NASA

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Paolo Actis

Paolo ha collaborato con AstronautiNEWS dal maggio 2008 al dicembre 2017