Svolti i test di recupero della capsula Orion a Norfolk

Come precedentemente annunciato, si sono svolti nei giorni scorsi a Norfolk i primi test di recupero della capsula Orion in mare, da parte della US Navy.

Il BTA sul ponte sommergibile della USS Arlington pronto per i test.

Il BTA sul ponte sommergibile della USS Arlington pronto per i test.


Per la prima volta il mockup della capsula è stato utilizzato dalla Marina per effettuare a bordo della USS Arlington i test di recupero, utilizzando il ponte sommergibile di questa classe di vascelli.
Per questi test è stato utilizzato il BTA un prototipo della capsula a grandezza naturale progettato e costruito dal centro di Langley che lo ha utilizzato originariamente durante i test di impatto in acqua del progetto SPLASH (Structural Passive Landing Attenuation for Survivability of Human-crew).

L’handling fixture bumper assembly, utilizzato per la movimentazione della capsula, è sostanzialmente un telaio in travi d’acciaio di circa 5 metri per 6 metri con l’aggiunta di una struttura paraurti che può muoversi in verticale lungo delle guide e che serve ad orientare la capsula nella giusta posizione rispetto al telaio.

Le operazioni di recupero a Norfolk

Le operazioni di recupero a Norfolk


Il recupero della capsula ammarata, al termine della missione, non avverrà più, come accadeva durante le missioni Apollo, tramite l’utilizzo di una portaerei e di elicotteri per il trasporto sul ponte principale della capsula. Per la Orion si è scelto un sistema di recupero innovativo e meno costoso utilizzando navi più piccole e con procedure totalmente differenti.
Allo scopo verranno utilizzate unità della classe San Antonio e definite LPD (Landing Platform-Dock), ovvero di tipo anfibio e con un ponte inferiore allagabile.
Le operazioni di recupero della USS Navy prevedono che i sommozzatori raggiungano la capsula a bordo di gommoni, per verificare che sia sicuro avvicinarsi ad essa senza dispositivi di protezione individuali. Successivamente all’applicazione di un “collare” galleggiante, che stabilizza la capsula, essa viene collegata con cavi ad un verricello posto all’interno del ponte allagabile della nave anfibia, che inizia il recupero, mentre altre cime vengono impiegate dai gommoni per orientare la capsula nella giusta direzione.
Il ponte inferiore della USS Arlington

Il ponte inferiore della USS Arlington


Quando Orion si trova nel ventre della nave anfibia, il portellone posteriore viene sollevato a 45 gradi, in modo da calmare le acque all’interno dell’hangar. A questo punto la capsula viene posizionata in corrispondenza dell’apposito sostegno, l’handling fixture bumper assembly, l’acqua viene espulsa, ed Orion viene saldamente agganciata al suo supporto.
Per questi test, come detto, è stata utilizzata la ISS Arlington mentre per i recuperi operativi verrà utilizzata la nave gemella USS San Diego.

E’ prevista per il prossimo anno una nuova serie di test, non più statica in porto ma in acque aperte, sempre da parte della US Navy, per simulare in maniera completa tutte le procedure necessarie al completo e sicuro recupero della capsula Orion al termine della propria missione.
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Alberto Zampieron

Appassionato di spazio da sempre e laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, è stato socio fondatore di ISAA. Collabora con Astronautinews sin dalla fondazione e attualmente coordina le attività fra gli articolisti.

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