NASA vuole catturare un asteroide

Il senatore democratico Bill Nelson, eletto in Florida, ha rivelato lo scorso venerdì 5 aprile l’esistenza di un progetto della agenzia americana per la cattura di un asteroide con massa di circa 500 tonnellate (circa 8 metri di diametro). Esso verrebbe trainato da una sonda automatica ed immesso in una orbita stabile nei pressi della Luna, entro il 2019. Seguirebbero poi missioni con equipaggio, a bordo della capsula Orion, per l’esame ravvicinato dell’asteroide. In questo modo si guadagnerebbero circa 4 anni rispetto al progetto precedente, che prevedeva di inviare gli astronauti ben più lontano per lo studio del corpo celeste. Il senatore Nelson, che è a capo del subcomitato Scienza e Spazio del Senato USA, ha anticipato che il presidente Obama stanzierà 100 milioni di dollari nei prossimi giorni, da impiegarsi nella pianificazione della missione e nell’individuazione dell’asteroide miglior candidato per la cattura.
Secondo il senatore, la missione rappresenterebbe anche un buon test per una possibile azione di messa in sicurezza di un oggetto spaziale con una orbita pericolosa per la Terra, anche se questo aspetto non dovrà essere considerato primario nello sviluppo del progetto.
Lo scorso anno, l’Istituto Keck per gli Studi Spaziali aveva proposto una missione simile (si veda l’allegato), con un costo finale stimato in 2,6 miliardi di dollari; al momento non si hanno stime di budget per il piano di NASA.
Donald Yeomans, a capo del programma NEO di NASA è il più indicato a trattare della missione: secondo questi, una volta individuato l’asteroide-bersaglio, esso verrebbe catturato con una sorta di “sacco”; successivamente il modulo a propulsione solare interverrebbe per fermare la rotazione assiale dell’oggetto ed indirizzarlo verso il sistema Terra-Luna. La dimensione relativamente ridotta del “campione” raccolto sarebbe anche tale da garantirne la distruzione nella nostra atmosfera, nel malaugurato caso in cui esso dovesse sfuggire al controllo e precipitare al suolo. Per un confronto diretto, stiamo parlando di un oggetto sensibilmente più piccolo di quello che in febbraio ha provocato qualche danno in Russia.
Vale la pena di sottolineare anche che la destinazione della sonda di cattura non è la famosa fascia di asteroidi che si trova fra Marte e Giove, bensì una zona distante da noi circa 15 milioni di chilometri, assai più vicino.
Nondimeno, la nave automatizzata richiederebbe un sistema di propulsione solare altamente sofisticato, sebbene basato su tecnologie già disponibili.
Resta da capire se un approccio di questo tipo abbia un reale valore aggiunto rispetto alla sfida costituita dall’inviare una missione con equipaggio proprio là dove si trovano gli asteroidi, rispetto al far venire la montagna a Maometto, per così dire.

fonte: Associated Press

 

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Paolo Actis

Paolo collabora con AstronautiNEWS fin dal maggio 2008.

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