Messenger scopre la presenza di ghiaccio su Mercurio

La sonda spaziale americana Messenger ha recentemente fornito la prova che sul pianeta Mercurio si trovano abbondanti quantità di acqua ed altri materiali volatili congelati all’interno dei crateri polari perennemente in ombra.

Messenger è il nome, in realtà un acronimo che stà per MErcury Surface Space ENvironment GEochemistry and Ranging, della prima sonda che ha raggiunto l’orbita del pianeta Mercurio. Decollata a bordo di un vettore Delta II nel agosto del 2004, divenne la seconda missione in grado di raggiungere Mercurio, dopo il Mariner 10 nel 1975, effettuando un primo sorvolo del pianeta nel gennaio 2008, un secondo in ottobre 2008 ed un terzo nel settembre 2009.

Dopo un volo che ha portato Messenger a sorvolare la Terra una volta, Venere due volte ed infine Mercurio 3 volte, il 18 marzo 2011 si è assistito alla decelerazione che ha portato la sonda in orbita di Mercurio.

Il 24 marzo è stata riattivata la strumentazione di bordo ed il 29 dello stesso mese Messenger è stata in grado di inviare a Terra la prima foto del pianeta Mercurio. Il 17 marzo 2012, dopo aver collezionato circa 100000 foto, Messenger ha concluso la sua missione primaria, iniziando la fase “extended” pianificata per concludersi il prossimo marzo 2013.

Mercurio è il primo pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole ed è anche il più piccolo in dimensioni. Questi presupposti hanno indotto gli scienziati a ritenere improbabile trovare ghiaccio sulla sua superficie. La scoperta di Messenger è quindi molto importante per comprendere come i pianeti interni, Terra compresa, abbiano acquisito acqua ed i principi fondamentali della chimica per la presenza di vita.

Il “sospetto” che su Mercurio vi fosse ghiaccio è venuto agli scienziati nel 1991 quando il radiotelescopio di Arecibo a Porto Rico ha rilevato patch luminose ai poli del pianeta. Tuttavia, poiché la sonda Mariner 10 aveva fotografato meno del 50 per cento del pianeta, occorrevano ulteriori immagini da confrontare con le osservazioni radioastronomiche, immagini che hanno iniziato ad affluire nel 2011, confermando che i brillamenti osservati ai poli del pianeta si trovavano effettivamente nei crateri in ombra perenne di Mercurio.

Grazie alla sua strumentazione di bordo Messenger è stato in grado di individuare dove ed in che quantità sono presenti molecole d’acqua e dove invece ci sono composti organici. Le zone chiare osservate dagli strumenti e dalla radioastronomia contengono ghiaccio puro, mentre le zone opache sono strati ghiacciati composti da una percentuale minima di acqua e dalla restante parte da idrocarburi e da altre molecole organiche più complesse.

Gli scienziati stimano che la quantità totale di acqua ghiacciata sia dell’ordine di milioni di tonnellate e che sia giunta sul pianeta trasportata da comete ed asteroidi schiantatisi su Mercurio miliardi di anni fa. La scoperta di Messenger è quindi importante per comprendere e spiegare i meccanismi che potrebbero aver portato alla nascita della vita sulla Terra.

Messenger è stato progettato e costruito da APL, l’Applied Physics Laboratory della Johns Hopkins University nel Maryland.

Per ulteriori informazioni sulla missione Mercury, è possibile visitare il sito:

http://www.nasa.gov/messenger

 

Fonte: NASA

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Marco Carrara

Da sempre appassionato di spazio, da piccolo sognavo ad occhi aperti guardando alla televisione le gesta degli astronauti impegnati nelle missioni Apollo, crescendo mi sono dovuto accontentare di una più normale professione come sistemista informatico in una banca radicata nel nord Italia. Scrivo su AstronautiNews dal 2010; è il mio modo per continuare a coltivare la mia passione per lo spazio.

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