Juno passa altri test: si avvicina la nuova missione Gioviana

Un altro test superato per la sonda americana JUNO, parte del programma New Frontieres e destinata allo studio del sistema Gioviano e delle sue origini. La sonda, che verrà lanciata il 5 agosto prossimo con un Atlas V, ha infatti completato i test di illuminazione dei sue enormi pannelli solari, che assicureranno la potenza necessaria per operare a distanze così elevate dal Sole.

Le più di 18mila celle solari che compongono i tre pannelli dispiegabili posti ai vertici di un ipotetico triangolo equilatero che costituisce l’inviluppo della sonda, che erano già state testate da Lockheed Martin a Denver, sono state infatti integrate con lo spacecraft nelle facilities dell’area del Kennedy Space Center, in Florida. E’ stato quindi possibile verificare la potenza elettrica generata dopo l’integrazione complessiva della sonda.

Ognuno dei tre pannelli misura ben 2.7 x 8.8 metri: ciò ha reso impossibile testarli contemporaneamente nella configurazione operativa, per la mancanza di una clean room attrezzata ai test per pannelli di dimensioni così imponenti. La potenza operativa sarà di ben 18 kW nei primi giorni di volo, ma cadrà a 450 W su Giove, dove sarà utilizzata per la metà nel budget termico, consentendo il riscaldamento delle parti dello spacecraft più fredde.

Gli ultimi test cui JUNO verrà sottoposta prima dell’integrazione con il lanciatore saranno i test di riempimento di propellenti ed il test di spin. Se queste milestones avranno esito positivo, la missione decollerà il 5 agosto ed impiegherà 5 anni per raggiungere il sistema gioviano, battendo il record della sonda alimentata a pannelli operante a maggiore distanza dal Sole: una novità rispetto a diverse sonde interplanetarie verso i pianeti gassosi, Cassini in primis, alimentate con generatori nucleari a decadimento isotopico. Per analogia, la missione ESA Rosetta verso la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, equipaggiata con soli pannelli solari, arriverà quasi all’orbita di Giove ma ci resterà nella fase non operativa per poco tempo, senza la necessità di elettricità per una missione in orbita gioviana come JUNO.

Ma gli enormi pannelli solari non sono l’unico record di JUNO: l’estrema vicinanza dall’atmosfera gioviana durante la fase operativa – ben 2500 miglia – porterà la sonda ad essere sottoposta all’estremo ambiente magnetico del pianeta gassoso, che porterà la vita utile di JUNO a soli 15 mesi di operatività: un valore non basso ma nemmeno paragonabile a quello della sonda Galileo della NASA, che lavorò per circa 8 anni nell’ambiente gioviano ma non a distanze così ravvicinate e periodiche. Questo ha comportato la costruzione di un sistema di protezione in titanio per avionica e computer di bordo, che saranno protetti dall’ambiente radiativo di Giove. Non resta quindi che attendere ed ammirare i nuovi passi di questa missione verso i suoi obiettivi.

Fonte: NASA.

 

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