Intervista al New York Times di Robert Bigelow

Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA
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Una delle realtà private più promettenti per il prossimo decennio è senza ombra di dubbio la Bigelow Aerospace, società fondata dal miliardario Robert T. Bigelow e all’avanguardia nel mondo nello sviluppo di strutture spaziali gonfiabili.
Un’intervista rilasciata di recente al New York Times dall’imprenditore è stata l’occasione per fare il punto di quanto fin qui realizzato e su quanto si prepara per gli anni a venire.

“Il commento di ogni astronauta che viene a farci visita è sempre lo stesso, ‘wow!’, stentano sempre a credere alle dimensioni di queste strutture!”, così esordisce Bigelow. La roadmap prevede che entro quattro anni inizierà la costruzione della prima delle stazioni orbitali progettate dalla Società e dopo un anno cominceranno ad arrivare i primi turisti paganti.
Nel 2016 arriverà anche la seconda stazione orbitante, complessivamente le due strutture potranno ospitare 36 persone alla volta, 6 volte l’attuale capacità della ISS.
Se il programma sarà rispettato Bigelow sarà in grado di generare un mercato di 17-20 lanci commerciali ogni anno, spronando più di ogni altra cosa, quella politica attualmente solo promessa da Obama, di un incentivo all’iniziativa privata.
Fino ad oggi Bigelow ha finanziato personalmente, attingendo dal proprio capitale, oltre 180 milioni di dollari e prevede di spenderne almeno altri 320 prima di cominciare a guadagnare.
Economicamente parlando Bigelow si dice sicuro delle sue previsioni di costo: “Attualmente prevediamo 25 milioni di dollari per un soggiorno di 30 giorni a persona, ma per stazionare in orbita per il doppio, ovvero 60 giorni, basta aggiungere solo 3.75 milioni di dollari.”
“Il turismo è solo una parte del mercato cui puntiamo, ci aspettiamo interesse da nazioni emergenti e società private o di ricerca le quali potranno anche affittare completamente un intero avamposto per un anno al prezzo di 395 milioni di dollari, garantendosi un accesso stabile per dozzine di persone all’anno.”
Questo secondo le previsioni di prezzo attuali, ma se i costi di lancio caleranno sensibilmente come promesso, anche i prezzi di vendita saranno ancor più concorrenziali.

Quando nel ’99 Bigelow venne a sapere dell’abbandono del progetto TransHab della NASA non ebbe esitazioni nel rilevare tutte le licenze esclusive scaturite dal progetto, e negli anni, con due prototipi lanciati e tecnologie sempre più innovative, il know how e l’importanza del programma sono aumentati di pari passo.
Rimane però attualmente un grosso punto interrogativo in tutto il progetto e non dipende direttamente dalla bontà di progettazione della Bigelow, si tratta del mezzo spaziale che dovrà trasportare da e per gli avamposti i clienti. Questo rimane a tutt’oggi un grosso dubbio in quanto non è ancora stato definito chi e con quali mezzi svolgerà il servizio di trasporto.
In un primo tempo Bigelow e Lockheed Martin raggiunsero un accordo di collaborazione per la fornitura di una capsula e del vettore Atlas V per il trasporto di persone, ma con la vincita di quest’ultima dell’appalto per la costruzione di Orion della NASA l’accordo è tramontato per il cessato interesse del colosso nell’attività di Bigelow.
A questo punto, cercando di ripetere il successo dell’X-Prize, Bigelow offrì 50 milioni di dollari a chiunque fosse stato interessato ad attivarsi per la fornitura del servizio di trasporto, ma nessuno si presentò interessato alla sfida.
Infine Bigelow ha instaurato una collaborazione con Boeing utilizzando i fondi di 18 milioni di dollari del programma CCDev della NASA di incentivo all’iniziativa privata.
A questo proposito, Keith Reiley, Program Manager della capsula offerta dal colosso americano, si è dimostrato stupefatto delle capacità e conoscenze riversate dalla Bigelow nella collaborazione per la progettazione di un mezzo per il taxi in LEO: “Sono molto più intraprendenti di quanto non lo siamo noi e questo non può che farci bene”.
Se la capsula in fase di progettazione sarà pronta come previsto per il 2014 allora si potrà cominciare la costruzione del primo avamposto. Il primo modulo, Sundancer, verrà quindi gonfiato per il suo intero volume di oltre 180 m3, sarà quindi la volta del primo equipaggio che prenderà possesso dell’avamposto, successivamente un modulo ancora più grande, da 310m3 e un nodo verranno lanciati collegandosi al primo, sempre con astronauti presenti a bordo per aggiustare ogni inconveniente dovesse verificarsi.

Il progetto è senza dubbio ambizioso ma Bigelow sta già pensando oltre, oltre la LEO, alla Luna, per ora è solo un grande plastico nel suo hangar, ma l’imprenditore rivela che non è solo un bel proposito, potrebbe essere la vittoria successiva alla “Vision” di un albergatore prestato allo spazio.

Fonte: New York Times

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Alberto Zampieron

Appassionato di spazio da sempre e laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, è stato socio fondatore di ISAA. Collabora con Astronautinews sin dalla fondazione e attualmente coordina le attività fra gli articolisti.

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