Dettagli tecnici sullo stato di sviluppo di Orion

Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA
Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA

Nei giorni scorsi, Lockheed Martin, durante un’intervista esclusiva rilasciata a Flightglobal.com, ha rilasciato numerosi dettagli sullo stato di progettazione della capsula Orion e sulle varie vicissitudini fino a qui incontrate.
Il profilo di missione destinato alla ISS è per Orion sensibilmente più stringente in prestazioni in confronto a quello ad esempio destinato ad una missione lunare a causa dell’alta inclinazione dell’orbita della ISS.
Nella configurazione per la LEO è stato fissato in quasi 1600 kg il payload trasportabile oltre le 4 persone di equipaggio previste in missioni nominali; in caso di emergenza o di utilizzo come scialuppa, l’equipaggio può salire fino a 6 persone semplicemente riconfigurando i sedili.
Il modulo di servizio sarà realizzabile in diverse configurazioni a seconda della destinazione, con 7700 kg di propellente in 4 serbatoi per le missioni lunari, 3600 kg in 2 serbatoi per le missioni in LEO e 7200 kg in 4 per la configurazione “space tug”.
Lo spazio occupato dai due serbatoi rimovibili sarà destinato ad una stiva che potrà contenere payload fino a dimensioni simili a quelle dei giroscopi della ISS.
L’attuale ciclo di sviluppo è il 606G e a seguito della PDR (Preliminary Design Review), prevista per Agosto, si passerà al 606H.
I nuovi paracadute rispondono già alle specifiche richieste e per le missioni lunari sarebbe prevista un’evoluzione nei materiali per un ulteriore sgravio di peso.
La posizione dei thruster RCS (Reaction Control System) non è ancora stata confermata in quanto si vuole posizionare il sistema di controllo d’assetto in zone il meno scomode possibili per l’eventuale presenza dei gas di scarico vicino a finestrini e star-tracker.
Riguardo la riutilizzabilità sono in corso studi prettamente economici sulla convenienza del riutilizzo dei vari componenti. Attualmente è destinato al riutilizzo il 45% circa dei sistemi e la valutazione comprende i costi di produzione, operativi, di progettazione, i limiti di vita, certificazione, smontaggio e ricondizionamento.
Fra i sistemi già destinati al riutilizzo ci sono l’avionica e l’ECLSS (Environmental Control and Life Support System) più alcuni altri sistemi minori, interni ed esterni. Lo scudo termico non sarà riutilizzato per gli elevati costi di ricondizionamento.
Le possibilità che possa avvenire un atterraggio su terra anzichè sul mare sono date a 1 su 3000, nel caso dovesse comunque avvenire la sopravvivenza dell’equipaggio è attualmente assicurata ma non la riutilizzabilità della capsula e dei sistemi destinati nuovamente al volo.
La zona definitiva per l’ammaraggio nominale al termine della missione è a 5-10 km a largo della costa della California.
Dopo la PDR, prevista per il prossimo Agosto, la definitiva CDR (Critical Design Review) è prevista dopo 18 mesi.

Fonte: Flightglobal.com

Alberto Zampieron

Appassionato di spazio da sempre e laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, è stato socio fondatore di ISAA. Collabora con Astronautinews sin dalla fondazione e attualmente coordina le attività fra gli articolisti.