A Spinoff a Day – Oleodotti più sicuri grazie a nuovi metodi di applicazione dei sensori

Il processo di estrazione del petrolio non è affar facile. Spesso le riserve petrolifere sono situate in luoghi ostici, a decine di chilometri di profondità. “Il petrolio compie lunghi tratti in condizioni difficili prima di raggiungere le piattaforme petrolifere” afferma David Brower, presidente di Astro Technology Inc. che fornisce strumentazione all’industria petrolifera. “La sostanza grezza può percorrere anche un centinaio di chilomentri all’interno delle tubature, passando da ambienti a temperatura molto fredda a zone molto calde, con pressioni estreme”. Oleodotti così lunghi sottoposti a tali condizioni devono affrontare diversi rischi strutturali.

L’azienda di Brower fornisce sistemi affidabili e tecnologie di monitoraggio all’avenguardia, perciò, date le peculiari caratteristiche dell’ambiente (temperature, pressioni, distanze e rischi estremi), Brower pensò che fosse abbastanza sensato rivolgersi agli ingegneri NASA, che ogni giorno affrontano problemi di natura simile. Incontrò dunque Calvin Seaman, specializzato nello sviluppo di utensili per EVA (Extravehicular activities), il quale accettò di progettare e testare nuovi sensori e metodi di adesione per oleodotti e tiranti (nel caso di tension leg platforms). La ATI ha fornito per lungo tempo sensori a fibra ottica per il monitoraggio dei tiranti, ma ora avrebbe potuto installarli all’interno delle ganasce applicate attorno ai tubi grazie ad una speciale sostanza adesiva che poteva legare anche sott’acqua e in ambienti generalmente inospitali. Un test effettuato su una piattaforma nell’Oceano Atlantico ha dimostrato l’enorme risparmio di tempo nell’installazione e nell’eventualità di una sostituzione, perché ora un sub o addirittura un robot può compiere in pochi minuti un’operazione che prima implicava lo spegnimento delle trivelle, e relative perdite economiche. La nuova sistemazione dei sensori, inoltre, ha dimostrato di poter fornire misurazioni precise di tutto ciò che accade alla piattaforma, dall’impatto delle onde a quello dei venti, alla leggera pressione esercitata dall’attracco di un battello. Questi dati erano impossibili da rilevare in precedenza.

I sensori della linea Trident Subsea Systems sono ora presenti sul mercato, e Brower riesce a vederne le potenzialità in settori come quello delle auto (per le cinture di sicurezza o per gli airbag) o del volo spaziale, settore da cui questa idea è partita.

Maggior sicurezza negli oleodotti grazie ad un sensore sviluppato da ATI e JPL © NASA / Veronica Remondini

Maggior sicurezza negli oleodotti grazie ad un sensore, e al suo metodo di applicazione, sviluppato da ATI e JPL © NASA / Veronica Remondini

Per approfondire:

Spinoff nel dettaglio [ENG]

Sito di Astro Technology, Inc. [ENG]

Pagina dei Trident Subsea Systems [ENG]

Estrazione petrolifera con piattaforme marine [ITA – video Super Quark]

 

Presentazione completa powerpoint originale in inglese, traduzione italiana a cura di Veronica Remondini.

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Veronica Remondini

Appassionata di scienza, è intimamente meravigliata di quanto la razza umana sia in grado di creare, e negare tale abilità allo stesso tempo. Stoica esploratrice di internet, ha una sua condanna: le paroline blu che rimandano ad altre pagine. Collaudatrice dell'abbigliamento da moto Stark Ind., nel tempo libero cerca invano di portare il verbo tesliano nel mondo.