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Emergenza ammoniaca sulla ISS – 14 gennaio

Samantha Cristoforetti esegue la procedura di purificazione della maschera in una simulazione di fuga di ammoniaca sulla ISS. Credit: ESA/S Corvaja

Samantha Cristoforetti esegue la procedura di purificazione della maschera in una simulazione di fuga di ammoniaca sulla ISS. Credit: ESA/S Corvaja

[15:30 del 15/01/2015]

Il commento tecnico costantemente aggiornato alla situazione in corso sulla ISS continua in questo nuovo articolo.

[23:50 del 14/01/2015]

Siamo ormai in chiusura di giornata, e visto che gli astronauti sono ormai in procinto di andare a dormire ci prendiamo la briga di spiegare meglio ai nostri lettori perché Samantha e i suoi compagni di viaggio saranno “costretti” a passare la notte evitando il Nodo 2, dove si trovano le loro cuccette. Si tratta delle conseguenze dello spegnimento del cosiddetto Intermodule Ventilation, cioè l’impianto che garantisce il ricircolo dell’aria tra i vari moduli del segmento USOS. Non si tratta di un guasto, ma della reazione automatica all’emergenza di una possibile contaminazione da gas tossici (come l’ammoniaca), per evitare che questi ultimi si diffondano a tutti gli altri moduli della Stazione (o per meglio dire, per rallentare la diffusione). Senza Intermodule Ventilation in azione nel Nodo 2, l’aria letteralmente si ferma, e questo porta a due problemi che sulla Terra siamo portati a non considerare:

Rispetto a questo secondo punto è interessante spendere una riflessione su come la microgravità, fattore prezioso se non indispensabile per le attività scientifiche di bordo, ha anche conseguenze indesiderabili. Sulla Terra infatti la forza di gravità attira verso il suolo i gas freddi, e quindi più densi e pesanti, e lascia salire verso l’alto quelli più caldi e leggeri, generando un moto convettivo.

Quando respiriamo l’anidride carbonica calda prodotta nei nostri polmoni si allontana dal nostro viso salendo verso l’alto, lasciando posto all’aria ambientale più fresca e ricca di ossigeno, che possiamo inalare attraverso bocca e narici. Nella Stazione Spaziale, dove l’effetto della gravità è di fatto annullato dalla forza centrifuga indotta dalla rapida rotazione orbitale, e dove quindi i moti convettivi dei gas non si verificano, senza ventilazione forzata l’anidride carbonica si accumulerebbe in una sorta di bolla accanto al viso dell’astronauta, magari fermo a dormire nella stessa posizione per ore, provocandone un lento  ma inesorabile soffocamento per anossia.

Domani, quando gli astronauti saranno autorizzati a procedere con le procedure di riaccensione del circuito di raffreddamento Bravo, il problema dovrebbe risolversi. Episodi come questi ci aiutano a capire come delicato e complesso sia gestire un sistema totalmente chiuso come la ISS, dove non si può, per ovvie ragioni, aprire il “finestrino” per cambiare l’aria.

Con questo aggiornamento lo staff di AstronautiNEWS che ha curato questo lungo Live vi augura una buona notte, dandovi appuntamento per domani con nuovi aggiornamenti dallo spazio.

[22:12 del 14/01/2015]

Il controllo missione di Houston ha augurato la buona notte all’equipaggio. Gli astronauti con gli alloggi nel Nodo 2, fra cui Samantha Cristoforetti, non potranno però dormire nelle loro cuccette perché la mancata disponibilità del circuito di raffreddamento del Loop B, ancora inattivo, richiede di tenere spento il sistema di ricircolo dell’aria del Nodo 2. Gli astronauti dovranno quindi sistemarsi per la notte in un altro modulo.

[22:00 del 14/01/2015]

La NASA ha pubblicato un’immagine da NASA TV che mostra gli astronauti Barry Wilmore e Terry Virts poco dopo l’ingresso nel segmento non russo della ISS, con ancora indosso le maschere protettive.

Barry Wilmore e Terry Virts poco dopo l’ingresso nel segmento USOS della ISS nella serata dell’emergenza del 14 gennaio 2015. Credit: NASA TV

[21:12 del 14/01/2015]

Il controllo missione di Houston ha autorizzato gli astronauti a togliere le maschere dopo che le analisi non hanno rilevato ammoniaca nel Nodo 2.

[21:08 del 14/01/2015]

Gli astronauti Barry Wilmore (il comandante della ISS) e Terry Virts sono entrati nel segmento USOS attraverso il modulo PMA-1, chiudendo dietro di loro il portello senza bloccarlo, per effettuare analisi dell’atmosfera in vari moduli del segmento non russo. Anton Shkaplerov e Samantha Cristoforetti si sono ritirati nel modulo a cui è attraccata la loro Sojuz chiudendo il portello senza bloccarlo, e altrettanto hanno fatto gli astronauti dell’altro equipaggio Sojuz. Tutti indossano le stesse maschere protettive che hanno usato nella mattinata.

[20:20 del 14/01/2015]

Si è da poco conclusa la Evening DPC, la conferenza serale fra l’equipaggio della ISS e i centri di controllo a terra.

Il controllo missione di Houston ha comunicato che una serie di cicli di riaccensione a cui è stata sottoposta una delle unità MDM coinvolte nell’allarme di questa mattina non ha evidenziato indizi legati all’ammoniaca, ma la verifica delle altre unità continua. Gli MDM sono dei computer che ricevono la telemetria dai trasduttori e la girano ai computer principali.

Houston ha inoltre confermato l’intenzione di fare rientrare in serata l’equipaggio nel segmento non russo USOS della ISS, ed effettuare una serie di analisi dell’aria per stabilire se gli astronauti possano passare la notte in quella sezione dormendo nei loro alloggi.

[19:00 del 14/01/2015]

Il punto della situazione:

In questo video, da poco pubblicato su uni dei canali ufficiale di NASA su YouTube, il responsabile del programma ISS Mike Suffredini commenta l’accaduto con molti dettagli tecnici (in Inglese).

 

[18:00 del 14/01/2015]

In queste ore è arrivata la nota L+50 del diario di bordo, che  Samantha Cristoforetti aveva scritto ieri prima dell’emergenza di questa mattina. Ecco la nota, la cui traduzione italiana è curata da AstronautiNEWS: L+50: L’odore dello spazio.

[17:40 del 14/01/2015]

Poco fa vi abbiamo mostrato il settore russo della ISS. L’allarme da contaminazione che si era verificato in mattinata ha avuto origine nel modulo Harmony, che fa parte segmento USOS (United States Orbital Segment). USOS in realtà  riunisce tutti i moduli di proprietà della NASA e quelli dei suoi principali partner internazionali, come la giapponese JAXA con Kibo, l’ESA con Columbus, e vari altri paesi tra cui l’Italia, che ha costruito (anche su appalto NASA) ben il 40% del volume abitabile della ISS. Fiore all’occhiello della nostra industria aerospaziale sono infatti moduli come Cupola, Harmony, Leonardo.

Il segmento USOS della ISS – fonte NASA/Wikipedia

[17:30 del 14/01/2015]

Samantha ci aggiorna anche in Italiano…

[16:20 del 14/01/2015]

Samantha via Twitter ci conferma che è tutto a posto…

[14.30 del 14/01/2015]

È arrivato il momento di riportare la situazione aggiornata:

[14.10 del 14/01/2015]

Con un Tweet NASA conferma i “sospetti” di un falso allarme per quanto riguarda la perdita di ammoniaca rilevata stamane dai sensori di bordo.

[14.05 del 14/01/2015]

Ecco la trascrizione e la traduzione della comunicazione di Houston agli astronauti avvenuta alle 13.00 ora italiana. Per chi ha dimestichezza con l’inglese, abbiamo messo a disposizione anche lo spezzone dell’audio originale.

https://www.astronautinews.it/wp-content/uploads/2015/01/ISS-Houston-Sitrep-20150114T1300.mp3?_=1

[B] = Barry “Butch” Wilmore, comandante della ISS

[H] = Controllo missione di Houston

TRASCRIZIONE

[B] – Houston, go ahead.

[H] – Hey Butch, no change to the step I told you about earlier, with the Loop Bravo, and the LTL loops, and the leak, and all that stuff that we talked about before. We are still doing a graceful powerdown. There are several things that we decided to not power down, we’re hanging on to. We have also still not vented Loop Bravo, which of course is a step that you can’t take back.
So big picture perspective, we’re still trying to figure out exactly what happened. We’re not entirely convinced that this is an ammonia leak, as you probabily suspect from the fact that we started, stopped, and started over again. Maybe there’s the possibility that this is a combination of sensor problems, MDM partial failures ant thermal effects, all together in the exact wrong way, to make this thing look like it was a classic ammonia leak.
Bottom line is, we’ve get all the experts coming now, everybody is pouring over the data, we’ve got all the smart folks taking a look at it, and we’re trying to exactly figure out what’s going on. Right now our dP/dT is still effectively stable. Sometimes it looks like it’s a little bit positive, but it’s certainly not increasing at a great rate. We’ve at least a full day before it hits any kind of limit right now for a positive pressure relief, or anything like that.
Bottom line is, we’re pretty much standing with the configuration we have right now, all the folks have come in and talking about the data, de-construct this thing and trying to figure out exactly what happened.

[B] – Thanks, we  really appreciate that summary. We’ll just stand by and if we can do anything on our end, you have force. Thank you for that.

[H] – Yeah, we wish we had more for you guys to do, but we don’t. So, enjoy your in-prompt day off a little bit. We’ll keep you guys informed with what’s going on. We’ll also let you know as the conventional wisdom comes around on the story. Like I said the good news is that right now we’re not utterly convinced that we had a very bad problem that we had indications of. Clearly we did  the right thing with the indications that we had, but we’re still trying to figure out what the actual event is.

TRADUZIONE ITALIANA

[B] – Houston, avanti.

[H] – Ehi Butch, nessun cambiamento allo step di cui discutevamo prima, a proposito del circuito Bravo, i circuiti LTL, e la perdita, e tutta quella roba di cui abbiamo parlato. Stiamo ancora procedendo con cautela con gli spegnimenti. Ci sono diverse cose che abbiamo deciso di non spegnere, che teniamo su. Abbiamo anche evitato di svuotare il circuito Bravo, dato che si tratta di un passo irreversibile (cioè lo svuotamento nello spazio del contenuto in ammoniaca del circuito di raffreddamento B della ISS, ndr).
Quindi, la situazione generale è questa: stiamo ancora cercando di capire cosa sia successo. Non siamo del tutto convinti che si tratti di una vera perdita di ammoniaca, come avrai già capito dal fatto che abbiamo iniziato (ad applicare certe procedure, ndr), poi ci siamo fermati, e poi ricominciato da capo.
Potrebbe esserci la possibilità che si tratti di una combinazione di sensori difettosi, di un fallimento parziale dell’MDM (computer che si occupano di ricevere la telemetria dai trasduttori e di girarla ai computer principali, ndr) e di effetti termici, che tutti insieme e nell’ordine sbagliato hanno fatto sembrare questa cosa una classica perdita di ammoniaca.
In sostanza, abbiamo qui tutti gli esperti ora, e stanno analizzando i dati. Abbiamo tutti i cervelloni che stanno dando un’occhiata e stiamo cercando di capire cosa sta succedendo. In questo momento il dP/dT (derivata prima della pressione rispetto al tempo, in altre parole la misura di eventuali variazioni della pressione atmosferica interna alla ISS, ndr) è ancora molto stabile. A volte sembra esserci un lieve incremento ma di certo non cresce velocemente. Abbiamo almeno un altro giorno buono prima che i livelli si avvicinino a qualunque limite che richieda uno scarico della pressione, o qualcosa di simile.

Quindi restiamo nella configurazione attuale; qui sono arrivati tutti e stanno discutendo dei dati (di telemetria, ndr), dissezionando questa cosa e cercando di capire esattamente cosa sia successo.

[B] – Mille grazie per questo riassunto, lo apprezziamo molto. Restiamo in attesa e se possiamo fare qualcosa puoi contare su di noi. Grazie ancora.

[H] – Sì, vorremmo aver qualcosa in più da farvi fare ragazzi, ma per ora nulla, quindi, godetevi il vostro giorno libero a sorpresa. Vi terremo informati non appena avremo capito bene questa storia. Come ho detto, la buona notizia in questo momento è che non siamo del tutto convinti che abbiamo davvero avuto il grave problema di cui sembravamo avere indicazione. Chiaramente abbiamo fatto la cosa giusta visti i segnali che avevamo, ma stiamo ancora cercando di capire la reale natura di questo evento.

[Aggiornamento 13.15]

Abbiamo precedentemente citato i segmenti USOS (americano/internazionale) e russo della ISS. Questa foto mostra la posizione dei moduli russi.

Il segmento russo della ISS – Fonte NASA/Wikipedia

[13.05 del 14/01/2015]

Houston ha comunicato poco fa agli astronauti che probabilmente anche il primo allarme, quello legato alla perdita di ammoniaca, potrebbe essere stato un falso positivo dovuto ad una sfortunata serie di concause. Stiamo riascoltando il segmento audio per preparar una traduzione tecnicamente corretta.

Nel frattempo, ecco il video che mostra il momento in cui è scattato l’allarme questa mattina a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Come abbiamo precedentemente spiegato, AstronautiNEWS registra costantemente lo streaming ISS Live di NASA su Ustream per farne fonte di articoli, commenti e curiosità per i nostri siti, e proprio queste registrazioni sono la nostra fonte primaria per gli aggiornamenti che stiamo pubblicando.

[13.00 del 14/01/2015]

Nuovo allarme incendio poco fa, e nuova conferma degli astronauti che si tratta di un falso allarme, questa volta nel modulo MRM/Rassvet sempre nel segmento russo. Ricordiamo ai nostri lettori che la situazione è sotto controllo, Mosca e Houston stanno lavorando insieme agli astronauti e applicando le procedure previste per riconfigurare correttamente la Stazione, dopo che vari apparati del segmento USOS della Stazione sono stati spenti o disattivati (esperimenti scientifici inclusi) in seguito all’allarme da contaminazione ammoniaca di questa mattina. Al momento gli astronauti sono tutti nel segmento russo e non vi sono pericoli per la loro incolumità.

[12.50 del 14/01/2015]

In questa immagine, tratta dal sito ISS Live! della NASA vedamo il dettaglio del sistema di raffreddamento ad ammoniaca della ISS, con telemetria reale letta alle 12.15 circa di oggi.

[12.40 del 14/01/2015]

Nella sezione russa della ISS gli astronauti stanno attivando, guidati dal controllo missione a Mosca e dalle procedure, i sistemi Elektron e Vozduh. Elektron è un apparato per la generazione di ossigeno, che scinde l’acqua tramite elettrolisi e inietta l’ossigeno nella Stazione, mentre l’idrogeno viene espulso all’esterno. Vozduh invece è un apparato in grado di assorbire CO2 dall’atmosfera della ISS, tramite particolari filtri rigenerabili. Ricordiamo che al momento tutti e sei gli astronauti si trovano nel segmento russo della ISS, e che alcuni apparati della segmento USOS (la parte americano/internazionale della ISS) è parzialmente inoperante per le misure di sicurezza previste dalle procedure dopo l’allarme per contaminazione da ammoniaca scattato in mattinata.

[12.30 del 14/01/2015]

Poco fa si è verificato un allarme incendio sulla Stazione, che però non ha trovato riscontro nelle osservazioni degli astronauti. Capita relativamente spesso che i sensori antincendio rilevino falsi positivi, e la collaborazione attiva degli astronauti consente di accertare immediatamente la situazione. Houston e Mosca sono in contatto radio con gli astronauti e stanno diagnosticando il comportamento dei sensori  antincendio numero 7, 8 e 9 del modulo russo Zarja/FGB, che segnalano un incendio ma che chiaramente non è stato confermato in alcun modo (niente fumo né odori, riferiscono via radio) dagli astronauti. La situazione è in  evoluzione ma al possiamo confermare che NON è in corso un incendio.

[12.15 del 14/01/2015]

Una specificazione per tutti i nostri lettori: la nostra fonte è il loop audio/video di NASA, che viene trasmesso su questa pagina ufficiale NASA su Ustream, che monitoriamo costantemente per ricavarne informazioni e curiosità sulla missione Futura di Samantha Cristoforetti. Il canale è attivo anche in questo momento e chiunque abbia dimestichezza con l’inglese può ascoltare facilmente. Al momento in cui scriviamo l’immagine sulla pagina Ustream è blu perché la Stazione non è in vista dei satelliti TDRS e non ha abbastanza banda per trasmettere video, mentre l’audio è disponibile senza problemi.

[11:47 del 14/01/2015]

Il centro di controllo di Mosca dopo essersi assicurato delle buone condizioni dell’equipaggio, ha confermato che la situazione è “off-nominal” ma comunque sotto controllo.
Attualmente la perdita sembra sia sul circuito B del Nodo 2 mentre nel settore Russo le letture sulla contaminazione riportano aria pulita e gli astronauti non indossano più le maschere.

[11:14 del 14/01/2015]

L’equipaggio, come da procedura, ha chiuso il portello di collegamento fra la sezione internazionale della ISS e quella russa, isolandosi in quest’ultima. Da questa posizione di sicurezza continuerà l’analisi della situazione nella sezione evacuata.

[10:55 del 14/01/2015]

La perdita di ammoniaca sembra confermata dall’innalzamento della pressione ambientale interna della ISS. Le operazioni di ricerca del guasto e messa in sicurezza dell’equipaggio e della Stazione stanno continuando.

Da alcuni minuti sulla ISS è stato attivato l’allarme per contaminazione dell’atmosfera da ammoniaca.
L’equipaggio attualmente indossa i dispositivi di sicurezza per la respirazione e sono in corso le analisi per l’accertamento delle cause.
Sulla ISS uno dei pericoli maggiori è la contaminazione da ammoniaca, utilizzata per il raffreddamento dei sistemi nei vari moduli è un gas altamente tossico e fra i maggiori rischi, se inalata, per gli astronauti a bordo.
L’equipaggio è ovviamente addestrato per la gestione di tale tipologia di emergenza (nella foto Samantha Cristoforetti impegnata in una simulazione a terra), questo è quello che raccontava l’astronauta italiana durante l’addestramento nel suo diario:
“Più che un incendio e la depressurizzazione, lo scenario che richiede una risposta immediata senza scherzi è una perdita di ammoniaca in cabina. Se vi state chiedendo da dove quell’ammoniaca potrebbe venire, ecco un po’ di informazioni di base sulla progettazione della ISS. Tutto l’equipaggiamento che abbiamo a bordo genera molto calore, di cui dobbiamo liberarci in qualche modo. Ecco perché abbiamo condutture di raffreddamento che corrono lungo tutta la Stazione: attraverso delle piastre fredde e gli scambiatori di calore della cabina, l’acqua in quelle condutture raccoglie il calore. Nelle condutture abbiamo scambiatori di calore di interfaccia, in cui il calore viene trasferito dalle condutture di raffreddamento interne a quelle esterne. E in queste ultime, avete indovinato, abbiamo l’ammoniaca. Due pompe esterne si assicurano che quell’ammoniaca scorra dagli scambiatori di calore, dove raccoglie il carico di calore, ai grandi radiatori della Stazione, dove il calore viene respinto nello spazio.

Così, ora sapete che c’è un’interfaccia fra le condutture esterne dell’ammoniaca e le condutture interne dell’acqua. Cosa accade se c’è una rottura in quell’interfaccia, lo scambiatore di calore? Beh, visto che le condutture esterne sono a una pressione più alta, è probabile che l’ammoniaca fluirebbe nella cabina.

L’ammoniaca è estremamente tossica e ha un odore molto caratteristico. Tuttavia, se la perdita è abbastanza piccola, il sistema di autorilevamento del veicolo o il controllo a terra potrebbero notarla per primi, osservando un aumento nella quantità di fluido negli accumulatori del sistema di raffreddamento: visto che non stiamo aggiungendo alcuna acqua, un aumento nella quantità deve venire dall’ammoniaca.” (Dalla nota del diario L-142)

“Visto che l’ammoniaca è altamente tossica, la prima azione è indossare una maschera a ossigeno. Lungo tutta la ISS abbiamo almeno una maschera, spesso due, in ogni modulo, pronta per essere utilizzata. Le maschere del segmento USA hanno un piccolo serbatoio contenente una riserva di 7 minuti di ossigeno. Potrebbe non sembrare molto, ma queste maschere vengono usate solo per la risposta iniziale, come vedrete.

Con le maschere indossate, quelli di noi che erano nel segmento USOS (moduli USA più Columbus e JEM) si sono spostati rapidamente a poppa verso il segmento russo—non solo perché i nostri veicoli Sojuz sono agganciati lì, ma anche per una importante differenza di progettazione: non ci sono condutture dell’ammoniaca nel segmento russo.

Assicurandoci di sapere dove si trovano tutti e sei i membri dell’equipaggio, chiudiamo il portello del Nodo 1, isolandoci così dal segmento USOS e dalla fonte della perdita. A quel punto ci liberiamo dello strato esterno di indumenti, potenzialmente contaminati, e li lasciamo nel PMA, il piccolo elemento adattatore fra il segmento USOS e quello russo, chiudendo il portello di poppa del PMA mentre ci ritiriamo verso il modulo russo FGB.

È il momento di recuperare le nostre maschere con respiratore e montarci sopra le cartucce rosa con i filtri per l’ammoniaca. Il passaggio dalle maschere O2 ai respiratori per l’ammoniaca deve essere fatto molto velocemente e attentamente, visto che non sappiamo quale sia la concentrazione dell’ammoniaca nell’atmosfera del segmento russo. Presupponendo che l’atmosfera contaminata, teniamo gli occhi chiusi e tratteniamo il respiro mentre togliamo le maschere O2. Una volta indossati i respiratori, facciamo un certo numero di respiri di purificazione per liberarci dell’eventuale ammoniaca all’interno del cappuccio. Solo allora riapriamo gli occhi.

Dopo che ciascuno è passato in sicurezza al respiratore, è tempo di capire quanta ammoniaca abbiamo nell’atmosfera del segmento russo. Per quello disponiamo di un sistema di misura con chip dedicato. Nello scenario peggiore, il segmento russo è contaminato a un livello tale che dobbiamo evacuare la stazione. Se la concentrazione dell’ammoniaca non è così alta, possiamo filtrare l’aria attraverso le nostre cartucce respiratore attraverso la respirazione. Poi rimaniamo per diverse ore, fino a quando le misure mostrano un’atmosfera sicura. Nel caso fortunato in cui l’aria nel segmento russo non fosse stata contaminata, potremmo togliere le maschere e respirare normalmente. Sicura, di certo, ma con il segmento USOS perduto, almeno per il momento.” (Dalla nota del diario L-140)

Manterremo aggiornato questo articolo con gli sviluppi della situazione nelle prossime ore seguendo il loop pubblico di comunicazione fra la ISS e i centri di controllo a terra.

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