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Missioni private verso la ISS: a che punto siamo?

La Crew Dragon Endurance mentre lascia la Stazione Spaziale Internazionale al termine della missione Crew-3, nel maggio 2022. Credit: NASA

A partire dal 2019 l’Agenzia spaziale statunitense (NASA) ha aperto alle aziende private la possibilità di effettuare missioni dirette verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con l’obiettivo di creare i presupposti e stimolare la nascita di un’economia in orbita bassa terrestre. Era infatti il periodo in cui ci si avvicinava sempre di più – dopo anni di ritardi – ai voli di debutto delle capsule Crew Dragon di SpaceX e CST-100 Starliner di Boeing: alle due aziende, vincitrici del Commercial Crew Program, era stato assegnato il compito di trasportare astronauti professionisti verso la ISS per le missioni di lunga durata. L’Agenzia lasciò libertà alle due società di sviluppare le proprie idee, anche e soprattutto in ottica di missioni con altri clienti. SpaceX e Boeing, infatti, sono proprietarie del veicolo e ne possono disporre nei modi che preferiscono: la prima ha organizzato nel 2021, nel 2024 e nel 2025 tre missioni con equipaggio interamente formato da astronauti non professionisti, in cui la Dragon ha orbitato attorno alla Terra senza mai agganciarsi a una stazione spaziale. Sono state, rispettivamente, Inspiration4, Polaris Dawn e Fram2.

Tornando ai piani di NASA, gli “astronauti partecipanti alle missioni private” (da cui il nome Private Astronaut Missions o PAM) avrebbero preso parte ad attività scientifiche, di comunicazione con il pubblico e anche commerciali. Come ricorda su forumastronautico.it Sergio Palumberi, Mission Manager per ESA nel programma ISS, l’organizzazione di una missione scientifica verso una stazione spaziale non si limita al lancio e al rientro degli astronauti, ma riguarda anche altri aspetti come l’addestramento, il benessere fisico e la quarantena dell’equipaggio. Ci sono poi gli esperimenti scientifici, che devono essere preparati, pianificati e ne deve essere disposta la raccolta dati. Si tratta di attività che le agenzie spaziali partner della ISS effettuano, grazie al lavoro di centinaia di professionisti e professioniste, da oltre 25 anni. Al contrario, le aziende private devono ancora acquisire questa esperienza sul campo: grazie alle PAM verso la ISS possono quindi essere affiancate da NASA e avere la possibilità di apprendere le migliori pratiche per la gestione di una missione con equipaggio. Si tratta di un trasferimento di competenze anche in ottica di lungo periodo: nonostante i continui posticipi, la ISS verrà prima o poi dismessa e deorbitata in favore di una o più stazioni spaziali commerciali, come parte della già citata economia in orbita bassa, che le aziende private potrebbero dover gestire in autonomia.

Dal 2019 quindi, diverse compagnie – ma anche agenzie spaziali nazionali, come vedremo più avanti – hanno cominciato ad occuparsi della programmazione di PAM verso la ISS: la prima ad essere stata selezionata, nel maggio 2021, è stata Axiom Space. Il commento dell’allora amministratrice associata Kathy Lueders rifletteva l’entusiasmo e gli obiettivi da parte dell’Agenzia:

Uno dei nostri obiettivi originali con il Commercial Crew Program, e anche con il Commercial Low-Earth Orbit Development Program, è che i nostri fornitori di servizi [di trasporto] abbiano altri clienti oltre a NASA, per far crescere l’economia in orbita terrestre bassa.

I proclami di quasi cinque anni fa sono cambiati nel tempo, fino a portare alle dichiarazioni di qualche settimana fa in una serie di eventi promossi dall’Agenzia statunitense, chiamati Ignition: sebbene gli annunci fossero incentrati principalmente sui nuovi piani di esplorazione e permanenza sulla Luna, hanno delineato anche una nuova strategia per l’orbita terrestre bassa. Secondo NASA, le aspettative di quasi dieci anni fa sulla possibilità di creazione e autosostentamento di una LEO-economy sono state, infatti, disattese: in un report pubblicato dall’Agenzia viene detto chiaramente che «non esistono ricerche di mercato verificabili in modo indipendente che indichino la fattibilità economica di una stazione commerciale, anche se parzialmente finanziata dalla NASA» e che «il turismo [spaziale] non si è concretizzato in un mercato» al punto che «le entità sovrane [agenzie spaziali nazionali e private] hanno finanziato missioni di breve durata e non quelle più lunghe».

Nonostante la mancata attivazione di un’economia in orbita bassa, con Axiom-1 iniziava ufficialmente il periodo delle PAM: Axiom avrebbe comprato da NASA alcuni servizi, come le provviste per l’equipaggio, il trasporto di carichi utili nello spazio e altre risorse in orbita, e NASA avrebbe acquistato da Axiom la possibilità di riportare a Terra alcuni esperimenti scientifici che dovevano essere tenuti in congelatore durante il rientro.

Da Ax-1 a Ax-4

Ufficialmente chiamate così, hanno visto due persone partecipare a più di un viaggio spaziale: nel ruolo di comandante si sono infatti alternati Michael López-Alegria e Peggy Whitson, due ex astronauti professionisti della NASA e in seguito assunti da Axiom, rispettivamente come capo astronauti e vice presidente del volo spaziale umano. Il fatto che il comando della missione sia stato preso da due ex-astronauti NASA non era un caso, bensì un requisito fondamentale delle prime PAM. Tuttavia, a partire dalla missione Ax-4 NASA ha rimosso questo vincolo, in modo tale da permettere ad astronauti di altre agenzie spaziali ancora in attività di diventare comandanti di una PAM. Nonostante questo cambiamento, rimane necessario per l’astronauta aver volato verso la ISS negli ultimi cinque anni; in caso contrario, di essere stato recentemente coinvolto da terra nelle operazioni della Stazione. Con l’evento Ignition, infine, NASA ha anche comunicato di voler aprire alla possibilità di vendere il posto da comandante. Non sono però stati diffusi maggiori dettagli e non è quindi chiaro se la comunicazione rigurardi il recente cambiamento agli astronauti di altre Agenzie o se ci sia l’intenzione di allentare ulteriormente i vincoli per essere comandante.

Va sottolineato, comunque, che la composizione di tutti gli equipaggi, non solo quelli delle PAM, viene sottoposta a NASA e alle agenzie spaziali partner nella gestione della ISS: l’approvazione deve essere unanime.

Gli altri membri dell’equipaggio delle prime due missioni di Axiom Space, sono stati principalmente astronauti non professionisti, i cosiddetti turisti spaziali: in Ax-1 gli imprenditori Larry Connor, Eytan Stibbe e Mark Pathy, statunitense, israeliano e canadese, e in Ax-2 John Shoffner, anche lui statunitense. A partire da Ax-2 è iniziato anche un nuovo approccio, che ha visto più astronauti professionisti coinvolti: in quella missione i posti di specialista di missione sono stati ricoperti da Ali Alqarni e Rayyanah Barnawi, della Saudi Space Commission, l’Agenzia spaziale saudita.

Con Ax-3 e Ax-4 il nuovo approccio si è consolidato, con i tre posti disponibili assegnati solamente ad astronauti professionisti. Le motivazioni dietro questa scelta sono diverse: possono provenire da nazioni che non dispongono di un accesso diretto a una stazione spaziale da loro gestita o i cui programmi spaziali sono nati di recente, oppure non appartengono al corpo ufficiale astronauti o hanno poche possibilità di effettuare missioni di lunga durata. Quali che fossero le ragioni, ad andare nello spazio sono stati Walter Villadei (Italia), Alper Gezeravcı (Turchia) e Marcus Wandt (Svezia) con Ax-3 e Shubhanshu Shukla (India), Sławosz Uznański-Wiśniewski (Polonia) e Tibor Kapu (Ungheria) con Ax-4. In particolare Wandt e Uznański-Wiśniewski fanno parte degli astronauti di riserva dell’Agenzia spaziale europea (ESA), ovvero di quel gruppo di persone arrivate al termine del processo di selezione ma che per motivazioni legate alla redistribuzione geografica e al finanziamento degli Stati membri dell’Agenzia non sono stati inseriti come astronauti a tempo pieno. Lo scopo di questo sdoppiamento nel corpo astronauti europeo, nelle intenzioni dell’ESA, è quello di permettere agli Stati di disporre di astronauti già selezionati – e in parte addestrati – nel caso il governo nazionale decidesse di aumentare il proprio contributo economico o finanziare una missione di breve durata, come accaduto con Wandt e Uznański-Wiśniewski. Nel caso di questi due astronauti ha svolto un ruolo importante ESA, che ha integrato ed eseguito la loro missione, in cooperazione con Axiom Space.

Nonostante la possibilità che un astronauta non NASA possa comandare una missione privata sia recente, già nell’ottobre 2023 l’Agenzia spaziale del Regno Unito aveva siglato con Axiom Space un accordo per una missione con quattro astronauti: ad oggi però non ci sono sviluppi in merito. Va comunque ricordato che tra i tre astronauti britannici attualmente in vita nessuno soddisfa i nuovi requisiti pubblicati da NASA: Rosemary Coogan e Meganne Christian sono state selezionate nel 2022 nel corpo astronauti europeo, senza tuttavia essere assegnate ad una missione in orbita, mentre Timothy Peake lo ha lasciato nel 2023 e non è più coinvolto nelle operazioni della ISS.

Anche ESA ha recentemente proposto, nel marzo 2026, una missione diretta verso la ISS, in collaborazione con SpaceX: a differenza di quanto successo finora durerebbe circa quattro settimane e soprattutto sarebbe guidata dall’Agenzia stessa, già quindi partner della ISS, e non da un’azienda privata. Il nome proposto è EPIC (ESA Provided Institutional Crew), mentre la partenza dovrebbe avvenire per il primo trimestre 2028, ma le informazioni rilasciate al momento sono scarse.

Non ci sono notizie recenti nemmeno per l’equipaggio di Axiom-5: la missione è stata ufficializzata da parte di NASA alla fine di gennaio 2026 e la partenza è prevista non prima del gennaio del 2027. A differenza di tutte le assegnazioni precedenti, ad Axiom si affiancherà Voyager Technologies, una azienda spaziale nata nel 2019 che ha acquistato Nanoracks e quindi anche la sua partecipazione alla stazione spaziale commerciale Starlab. Il lavoro di affiancamento è stato probabilmente previsto per far avvicinare il personale di Voyager a tutte le attività necessarie per l’esecuzione di una missione privata verso la ISS, in vista di una futura assegnazione.

Due nuovi fornitori: Vast e Voyager Technologies

Assegnazione che è infatti arrivata circa due mesi dopo, il 15 aprile 2026: a Voyager è stata affidata la settima missione privata verso la ISS, ufficialmente chiamata VOYG-1 e da svolgersi non prima del 2028. Come praticamente tutte le missioni precedenti, il tempo di permanenza degli astronauti a bordo sarà intorno alle due settimane, e ci sarà un acquisto reciproco di servizi tra l’azienda e NASA: la prima acquisterà dalla seconda provviste, la capacità di trasporto e stoccaggio di materiale e altre risorse in orbita per le necessità quotidiane; di converso, NASA acquisterà la possibilità di far tornare a Terra alcuni campioni scientifici che devono rimanere congelati durante il rientro.

La notizia dell’assegnazione della sesta missione era invece già uscita a metà febbraio: Vast, altra azienda con in progetto la costruzione di una propria stazione commerciale, lancerà un equipaggio di quattro persone non prima dell’estate 2027 che dovrebbe rimanere sulla Stazione circa 14 giorni. A differenza di Voyager, Vast ha già siglato un accordo con SpaceX per l’utilizzo della capsula Crew Dragon come mezzo di trasporto e del Falcon 9 come razzo vettore. Sebbene non ci siano ancora informazioni sulla composizione dell’equipaggio, è possibile che a volare ci sia un astronauta della Repubblica Ceca, che nel novembre 2024 aveva firmato un accordo con Vast per il trasporto di una persona in orbita. L’unico astronauta attualmente a disposizione del paese è Aleš Svoboda, appartenente al corpo di riserva ESA: se venisse confermata la sua partecipazione, potrebbe svolgere una missione simile a quella di Wandt e Uznański-Wiśniewski. Vast ha detto inoltre di «star discutendo con diversi governi riguardo le PAM», molto probabilmente per occupare i posti liberi della Dragon.

La mancanza di una LEO-economy

Con l’ampliamento dei fornitori di questi servizi, l’intenzione dell’Agenzia spaziale statunitense è quella di dare il maggior numero possibile di stimoli per l’attivazione di un’economia in orbita terrestre bassa: solo con il passare del tempo, e in base all’interesse del mercato, sarà possibile stabilire se effettivamente le cose andranno così.

Per ora, lo sviluppo e la costruzione di stazioni spaziali commerciali sembra proseguire a rilento: i piani iniziali di NASA prevedevano che per il 2030, anno in cui la ISS sarebbe stata deorbitata, ci sarebbero state una o più stazioni commerciali in orbita. Quella di Axiom, in particolare, sarebbe nata a partire proprio dalla ISS: il primo modulo ne sarebbe prima diventato parte integrante, fino alla dismissione, e poi sarebbe stato staccato e integrato con altri moduli lanciati in momenti successivi. A causa di alcuni ritardi, questo piano è stato accantonato da Axiom, che ora prevede di lanciare il primo modulo direttamente in orbita, senza aggancio con la Stazione.

NASA nel frattempo, a febbraio 2021, ha annunciato le aziende vincitrici del programma Commercial LEO Destinations e quindi destinatarie di alcuni finanziamenti: Blue Origin e Sierra Space per la stazione Orbital Reef (130 milioni di dollari), Nanoracks in collaborazione con Voyager Space e Lockheed Martin con Starlab (160 milioni di dollari), Northrop Grumman con vari partner tra cui Dynetics ed altri ancora da annunciare per una stazione spaziale all’epoca senza nome (125,6 milioni di dollari). Oltre ad Axiom Space, non aveva partecipato nemmeno Vast, nonostante un piano per la costruzione del proprio avamposto orbitale: a differenza delle altre aziende citate in precedenza, sono comunque risultate quelle con i progetti più concreti e avanzati.

Con Ignition, NASA ha modificato nuovamente la propria strategia, con la ISS nuovamente al centro del progetto: dovrebbe venire dotata, nei prossimi anni, di un core module di proprietà dell’Agenzia e in seguito di altri, posseduti dai privati, in modo tale da costituire il punto di partenza di una nuova stazione spaziale. La separazione avverrà però solo una volta che «le capacità tecniche e operazionali e la domanda di mercato verranno soddisfatte»: NASA, come successo con il trasporto di equipaggi verso la ISS, diventerebbe a quel punto uno dei tanti clienti di quella stazione commerciale.

Anche sul piano dei fornitori di servizi di trasporto la situazione è diversa da quanto pensato dall’Agenzia: attualmente solo la Crew Dragon di SpaceX può trasportare equipaggi verso l’orbita terrestre bassa. L’altro fornitore, Boeing con CST-100 Starliner, ha avuto diverse problematiche proprio sulla capsula, che finora ha svolto un solo volo con equipaggio – quello di certificazione – che si è concluso dopo mesi di analisi in orbita ai propulsori. Il veicolo è tornato però in modalità automatica senza equipaggio, con i due astronauti, Barry Wilmore e Sunita Williams, che hanno visto il loro soggiorno esteso da un paio di settimane a circa otto mesi.

La cosiddetta LEO-economy non è ancora decollata neanche nelle altre nazioni o continenti più attivi nel mondo spaziale. La Cina dispone di una sua stazione spaziale, in cui in futuro dovrebbero volare anche astronauti internazionali selezionati e formati in collaborazione con l’Agenzia spaziale cinese. Il Pakistan sarà il primo paese a cogliere questa opportunità, l’equipaggio è nel vivo dell’addestramento, con una missione di breve durata a fine 2026. Invece non sono noti piani cinesi per la creazione di una LEO-economy, al netto di qualche volo suborbitale per turisti spaziali. La Russia, invece, ha da tempo ridotto gli investimenti nel settore spaziale: il lancio della stazione spaziale russa dovrebbe avvenire nel 2027, ma le notizie in merito sono scarse ed è probabile che la data verrà spostata in avanti. L’India, invece, dovrebbe iniziare nei prossimi mesi i primi voli con equipaggio, sfruttando la capsula Gaganyaan: non ci sono notizie di altri piani, però.

Infine, l’Europa, pur disponendo di alcuni razzi funzionanti, non ha ancora sviluppato un sistema di trasporto di equipaggi: diversi progetti sono stati studiati, ma ancora non ci sono progressi significativi. Nel frattempo, l’ESA ha siglato contratti con The Exploration Company e con Thales Alenia Space per lo sviluppo e l’implementazione di un servizio di trasporto cargo verso e di ritorno dall’orbita bassa, denominato LEO Cargo Return Service (LCRS). Questo potrebbe essere il primo passo nella direzione di un accesso indipendente Europeo allo spazio, in maniera simile di quanto successo con il Commercial Resupply Services (CRS) tra NASA e SpaceX, sfociato poi nel Commercial Crew Program che oggi gestisce il trasporto di astronauti per la ISS.

Fonte: Accordo NASA-Vast, Accordo NASA-Voyager, Accordo NASA-Axiom

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