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Cambio di boccaporto per la Sojuz TMA-16M

L’altro ieri, venerdì 28 agosto 2015, tre dei sei astronauti attualmente a bordo della ISS (International Space Station) hanno effettuato un breve tragitto con la loro Sojuz per spostare il veicolo da un boccaporto di attracco ad un altro. In particolare, si è trattato della Sojuz TMA-16M che nel marzo scorso aveva portato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale gli astronauti russi Gennady Padalka e Mikhail Kornienko e l’americano Scott Kelly attraccando al boccaporto del modulo Poisk. Questi stessi tre astronauti sono saliti a bordo della loro navicella per eseguire la manovra di spostamento.

La Sojuz, comandata e pilotata da Padalka, si è sganciata dal modulo Poisk alle 7:12 GMT (le 9:12 in Italia) per agganciarsi al boccaporto posteriore del modulo Zvezda 18 minuti dopo. Per i primi tre minuti dopo lo sganciamento, la Sojuz si è allontanata dalla Stazione per il solo effetto della spinta generata dalle molle del meccanismo di sgancio, che le hanno impartito una velocità relativa di 12 cm/s. Dopodiché Padalka ha preso il comando manuale della navicella e l’ha portata fino ad una distanza di 40 metri, da dove ha iniziato la manovra di traslazione, durata otto minuti, per allineare il veicolo al boccaporto posteriore del modulo Zvezda mentre nel frattempo Kornienko attivava il meccanismo di aggancio. Giunto a 40 metri dal portello di Zvezda, Padalka ha fermato la Sojuz in modo da permettere la verifica del perfetto allineamento prima della manovra finale di avvicinamento e aggancio, avvenuta alla velocità di 20 cm/s.

La scelta dell’orario per lo spostamento della Sojuz è stata dettata dalla necessità di eseguire questa operazione mentre la Stazione Spaziale Internazionale si trovava nella parte illuminata dell’orbita e contemporaneamente sopra le stazioni di terra russe. Inoltre, effettuando l’operazione nelle prime ore del mattino (la giornata degli astronauti è scandita secondo il fuso orario di Greenwich – GMT), l’equipaggio non ha dovuto interrompere altre attività a bordo della Stazione. Nell’eventualità che un guasto improvviso avesse impedito alla navicella di riagganciarsi alla ISS, l’equipaggio avrebbe dovuto fare immediatamente ritorno a terra, e proprio per questo motivo a bordo della Sojuz devono salire tutti i tre astronauti, malgrado questa operazione possa essere compiuta dal solo comandante. Anche questo scenario concorre alla scelta dell’orario in cui deve avvenire l’operazione, per fare in modo che l’atterraggio di emergenza della Sojuz possa essere effettuato come di consueto nella steppa del Kazakistan.

La Sojuz TMA-16M poco dopo il suo sganciamento dal boccaporto del modulo Poisk. Credit: NASA TV

Questa operazione di spostamento è stata fatta in funzione dell’arrivo sulla ISS della prossima Sojuz, la TMA-18M che partirà dal cosmodromo di Bajkonur mercoledì prossimo e che due giorni dopo si aggancerà proprio al boccaporto del modulo Poisk appena liberato. Questa Sojuz porterà sulla ISS l’astronauta russo Sergei Volkvov, il danese Andreas Mogensen ed il kazako Aidyn Aimbetov. Sarà inoltre la Sojuz che riporterà a terra il prossimo marzo Kelly e Kornienko al termine della loro missione di quasi un anno sulla Stazione. La Sojuz con la quale sono arrivati e che ha visto lo spostamento di venerdì ha infatti una vita operativa di 215 giorni (come tutte le Sojuz modello TMA-M) e quindi dovrà tornare a terra prima dei due astronauti, i quali rimarranno sulla ISS per 341 giorni. La TMA-16M tornerà invece a terra il prossimo 11 settembre con a bordo Padalka, Mogensen e Aimbetov, mentre Volkov resterà sulla Stazione Spaziale rimpiazzando Padalka. Quest’ultimo quindi non rientrerà a terra assieme ai suoi compagni di missione (e di lancio) Kelly e Kornienko ma ha promesso loro che sarà presente ad accoglierli all’uscita dal veicolo il giorno del loro atterraggio in Kazakistan. Lo stesso Padalka, che al suo rientro avrà totalizzato qualcosa come 876 giorni nello spazio (più di chiunque altro), ha inoltre dichiarato di voler puntare ad una ulteriore missione di lunga durata sulla ISS per superare l’incredibile valore di 1.000 giorni in orbita.

Con la partenza della Sojuz TMA-16M, il portello posteriore di Zvezda sarà nuovamente libero per accogliere la prossima navicella di rifornimento Progress, prevista per ottobre. Le Progress, oltre che per portare rifornimenti, vengono anche utilizzate per eseguire i periodici innalzamenti di quota della Stazione che, in maniera impercettibile ma costante, viene rallentata a causa dell’attrito (altrettanto impercettibile) con le particelle presenti lungo la sua orbita. I motori delle Progress vengono inoltre utilizzati per variare l’orbita della ISS in modo da portarla a distanza di sicurezza da eventuali detriti spaziali che potrebbero danneggiarla. Il punto migliore da cui eseguire tutte queste manovre propulsive, dato l’orientamento ed il moto orbitale della Stazione, è proprio la parte posteriore del modulo Zvezda, il cui boccaporto viene quindi tenuto il più possibile a disposizione delle Progress, e non viene quindi utilizzato per la normale rotazione delle Sojuz. Non a caso, dei 4.517 giorni in cui il boccaporto posteriore di Zvezda è stato occupato, dalla sua messa in orbita (nel lontano luglio 2000) ad oggi, 3.273 di essi hanno visto presente una Progress.

Sempre a proposito di numeri, quella di ieri è stata la diciassettesima volta che un equipaggio ha lasciato la ISS per spostare il proprio veicolo da un boccaporto ad un altro. Fra gli astronauti che hanno vissuto questo tipo di manovra c’è anche il nostro Luca Parmitano che, assieme al russo Fyodor Yurchikhin e all’americana Karen Nyberg, nel novembre 2013 salì a bordo della Sojuz TMA-09M per trasferirla dal boccaporto del modulo Rassvet a quello posteriore di Zvezda. E proprio Yurchikhin condivide con il connazionale Mikhail Tyurin il primato in questo tipo di manovre, avendole effettuate per tre volte.

Fonte: NASA

Il video (accelerato) dello spostamento della Sojuz TMA-16M.

In copertina: i veicoli attualmente agganciati alla ISS, con la Sojuz TMA-16M nella sua nuova posizione dietro al modulo Zvezda. Credit: NASA

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