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Il programma Artemis è stato stravolto

La bandiera con il logo del programma Artemis al quartier generale dell'Agenzia a Washington. (NASA/Keegan Barber)

L’amministratore della NASA, l’agenzia spaziale statunitense, Jared Isaacman ha annunciato nel corso di una conferenza stampa del 27 febbraio dei significativi cambiamenti nell’architettura del programma Artemis, dedicato all’esplorazione e alla permanenza sulla superficie della Luna.

La notizia è arrivata in apertura di conferenza: Isaacman, partendo dai problemi con la gestione dell’idrogeno liquido e dell’elio durante Artemis I e II, ha detto che lanciare un razzo complesso come lo Space Launch System (SLS) con una cadenza di oltre tre anni comporta una naturale e inevitabile riduzione delle abilità per affrontare problematiche. Nel corso della conferenza ha aggiunto che tra le varie soluzioni previste a questa situazione ci sarà un aumento del personale dell’Agenzia e una minor dipendenza da aziende esterne.

Inoltre, ha aggiunto che un modo per «esasperare ulteriormente questo problema è introdurre cambiamenti nella configurazione del veicolo». Isaacman in questo caso si riferisce al razzo SLS e alle sue evoluzioni originariamente programmate. La configurazione prevista per le prime tre missioni Artemis è chiamata Block 1 ed è composta da uno stadio centrale (core stage) alimentato da quattro motori RS-25 a idrogeno e ossigeno liquidi, due booster laterali a propellente solido (Solid Rocket Boosters, SRB) derivati e migliorati dal programma Space Shuttle, uno stadio superiore temporaneo (Interim Cryogenic Propulsion Stage, ICPS) e la capsula Orion, oltre a due adattatori per accomodare le diverse dimensioni tra quest’ultima e il secondo stadio. La capacità di carico teorica verso la Luna è di oltre 27 tonnellate, in orbita bassa terrestre di 97 tonnellate.

A partire dalla quarta missione del programma avrebbe dovuto debuttare una versione parzialmente evoluta sia nelle prestazioni sia nella struttura: l’ICPS sarebbe stato sostituito dall’Exploration Upper Stage (EUS), uno stadio superiore in grado di raggiungere il quadruplo del propellente e della spinta, alimentata da idrogeno e ossigeno liquidi, con motori RL10 evoluti della stessa famiglia di quelli di ICPS. Questa maggior capacità avrebbe garantito missioni di otto ore e tre accensioni dei motori, anziché due ore e due accensioni previste per l’ICPS, ma avrebbe anche ospitato i computer di bordo del core stage, diventando di fatto un unico sistema per entrambi gli stadi. Altre migliorie ci sarebbero state con la missione Artemis V: avrebbero debuttato gli RS-25E, in grado di operare a un livello di potenza maggiore rispetto a quelli in uso fino a quel momento. La motivazione risiede nella loro provenienza: si tratta di quelli utilizzati durante il programma Space Shuttle, installati nella coda dell’orbiter e ricondizionati dopo il rientro dello spazioplano al termine della missione. Con le missioni di SLS questa possibilità è stata scartata: il serbatoio esterno con l’annesso vano motori non è recuperabile per massimizzare le performance e quindi il carico utile. Sempre in merito all’evoluzione della struttura, sarebbero stati introdotti un interstadio, per raccordare il core stage ed EUS, e l’Universal Stage Adapter, che avrebbe potuto ospitare carichi fino a 10 tonnellate. Il primo payload a essere portato da questo elemento avrebbe dovuto essere Lunar I-Hab, un modulo per la stazione spaziale prevista intorno alla Luna, il Lunar Gateway, e sviluppato dall’Agenzia spaziale europea (ESA). SLS Block 1B avrebbe quindi avuto anche la capacità, a differenza della versione precedente, di portare non solo un equipaggio verso la Luna ma anche dei carichi: in questo caso la massa complessiva trasportabile sarebbe stata di 38 tonnellate. Nel caso di una missione esclusivamente cargo sarebbe salita a 42 tonnellate: Orion sarebbe stata sostituita da un’imponente ogiva, le cui dimensioni non sono mai state decise ma ipotizzate in 8,4 m o addirittura 10 m di diametro.

Una terza, e finale, evoluzione si sarebbe chiamata Block 2 e avrebbe visto delle migliorie nei booster laterali. Essendo anch’essi un’eredità del programma Space Shuttle, il numero di involucri per le cinque sezioni di ciascun booster era sufficiente per sole otto missioni Artemis. Pertanto, Block 2 avrebbe esordito a partire da Artemis IX.

Le evoluzioni di SLS previste. (NASA)

Tutte queste evoluzioni hanno spinto l’Agenzia, come si diceva, a rivedere i piani di sviluppo di SLS: ci saranno piccole migliore, ma la configurazione sarà «congelata a una quasi Block 1» con l’obiettivo di «ridurre il più possibile la complessità», per usare le parole di Isaacman. Rispondendo ad una domanda sulla possibilità di trovare un secondo stadio per SLS di Artemis IV con così poco preavviso, ha risposto che l’Agenzia «è fiduciosa della propria capacità di trovare e integrare un secondo stadio più standardizzato». Amit Kshatriya, amministratore associato della NASA e presente alla conferenza, ha aggiunto che verranno discussi i diversi aspetti contrattuali con le aziende coinvolte nella costruzione dell’Exploration Upper Stage, che potrebbe quindi essere eliminato.

Uno degli altri obiettivi di queste revisioni è «accelerare la costruzione e aumentare il rateo di lancio», portandolo ad «uno all’anno, potenzialmente ogni 10 mesi». Per giustificare questo cambio di approccio, l’amministratore dell’agenzia ha citato i primi programmi con equipaggio degli Stati Uniti, considerati come fondamentali e preparatori per l’obiettivo finale, ovvero lo sbarco sulla Luna: ha detto per esempio che tra «lo splashdown di Apollo 7 e il lancio di Apollo 8 ci vollero appena due mesi». Va precisato comunque che il contesto storico in cui avvenivano quelle missioni e le norme sulla sicurezza dell’equipaggio erano significativamente diverse da quelle di oggi.

Sempre citando gli obiettivi incrementali che ogni missione di ogni programma ha avuto, Isaacman ha introdotto i cambiamenti per Artemis III: «anziché tentare direttamente un allunaggio, ci sarà un rendez-vous in orbita bassa terrestre con uno o entrambi i lander lunari». Si tratta di Moonship, una versione modificata di Starship sviluppata da SpaceX, e di Blue Moon, costruita da Blue Origin, risultati vincitori di due bandi pubblicati dalla NASA all’inizio degli anni Venti sulla falsariga di quanto fatto con il Commercial Crew Program (CCP) per il trasporto di equipaggi verso la Stazione Spaziale Internazionale. L’obiettivo sarà «testare le operazioni integrate tra i sistemi di supporto vitale di Orion e dei lander» e se possibile le tute extraveicolari che verranno usate sulla superficie. Isaacman ha aggiunto, rispondendo ad una domanda sulla necessità dei due lander di effettuare il trasferimento di propellente criogenico – un aspetto critico e di fondamentale importanza soprattutto per Moonship – che «non necessariamente sarà previsto per Artemis III». Ha proseguito dicendo che entrambe le aziende hanno il supporto dell’Agenzia, anche perché hanno pubblicamente presentato dei piani di accelerazione per lo sviluppo dei due lander, eliminando alcuni rischi tecnici.

Due render di Moonship (a sinistra) e Blue Moon (a destra), i due lander lunari costruiti da SpaceX e da Blue Origin. Credit: NASA

Le informazioni raccolte saranno utilizzate per ottimizzare e programmare al meglio Artemis IV, che diventerà la prima missione di allunaggio dal 1972 con Apollo 17, e Artemis V. Isaacman ha detto che entrambe dovrebbero avvenire nel 2028, rispettivamente all’inizio e alla fine, se la cadenza di lancio verrà rispettata, ma che non è un imperativo assoluto avere due allunaggi nello stesso anno. Da quel momento in poi dovrebbe avvenirne uno per ogni anno.

La decisione della NASA, a detta del suo amministratore, è stata presa anche informando e ricevendo i pareri di tutte le aziende coinvolte sia nella produzione di SLS sia dei lander lunari, ma anche del Congresso degli Stati Uniti. Inoltre, non è stata influenzata dai problemi nel circuito dell’elio dell’ICPS riscontrati dopo il termine del secondo Wet Dress Rehearsal di SLS, la simulazione di caricamento dei propellenti e di tutte le operazioni preliminari al volo effettuata tra il 18 e il 20 febbraio. Isaacman ha più volte ripetuto che la nuova architettura è quella più logica per raggiungere l’obiettivo di riportare un equipaggio sulla Luna e di porre le basi per una permanenza a lungo termine. Quindi ha escluso che la presenza di un rivale come la Cina, che ha un piano per portare il suo primo astronauta sulla superficie della Luna entro il 2030, possa aver influito.

Fonte: conferenza stampa

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