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European Space Station, ESA finanzia due studi preliminari

Rappresentazione artistica di un'ipotetica stazione spaziale europea. Credit: ESA

L’Agenzia spaziale europea (ESA) ha recentemente reso noto di aver assegnato due contratti per condurre studi preliminari paralleli sulla fattibilità di una futura propria stazione spaziale.

Lo scorso 18 maggio, Josef Aschbacher aveva pubblicato un editoriale intitolato «Siamo piloti o passeggeri». Nell’articolo il direttore generale dell’ESA spronava gli Stati membri a raggiungere al più presto la piena autonomia per ciò che riguarda le attività spaziali. Una visione sì ambiziosa, ma motivata dall’incertezza globale e dai radicali cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. Da un lato la scelta obbligata di interrompere qualsiasi collaborazione con la Russia; dall’altro la ridefinizione dei programmi di esplorazione statunitensi. Le cancellazioni del Lunar Gateway e della Mars Sample Return Mission, in cui l’Europa aveva già investito molte risorse, hanno lasciato il segno. A tutto questo si aggiunge l’avvicinarsi del pensionamento della Stazione Spaziale Internazionale, la cui operatività è garantita fino al 2030 e che impone già oggi di guardare a ciò che verrà dopo.

In quest’ottica e mantenendo fede a quanto espresso nel documento programmatico Explore2040 del 2024, lo scorso 29 settembre il Direttorato per l’esplorazione umana e robotica dell’ESA ha affidato l’incarico di «valutare la fattibilità tecnica e programmatica per lo sviluppo, la realizzazione e l’operatività di un avamposto orbitale europeo abitato per la ricerca scientifica e lo sviluppo di nuove tecnologie». A ricevere la commessa sono stati due consorzi industriali con Airbus Defence and Space e OHB come capofila, che coinvolgono ulteriori sei entità industriali e istituzionali i cui nomi non sono stati resi noti.

Un primo passo fondamentale poggia sull’esperienza acquisita negli ultimi 50 anni dalle aziende europee a supporto prima dello Space Shuttle, con le 22 missioni del laboratorio Spacelab, e poi della ISS. Va infatti ricordato che sono numerosi i moduli pressurizzati dell’avamposto realizzati in Europa, tra cui l’iconica Cupola. A questi si aggiungono l’European Robotic Arm e il veicolo cargo ATV. Più di recente il contributo è stato esteso al programma Artemis con l’European Service Module per la capsula Orion e, prima della cancellazione del progetto, alla realizzazione di alcuni moduli del Lunar Gateway.

Rappresentazione artistica del mini shuttle Hermes agganciato al Columbus MTFF. Credit: ESA/CNES/D.Ducros

Non tutti sanno che l’attuale modulo Columbus è nato dal progetto Columbus Man-Tended Free Flyer di metà anni ’80, che inizialmente era stato pensato come avamposto autonomo raggiungibile dal mini shuttle Hermes. Successivamente è stato ripensato per divenire parte integrante della stazione spaziale statunitense Freedom e infine realizzato come laboratorio scientifico e abitativo per la ISS.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che costruire, lanciare e gestire autonomamente un’intera stazione spaziale è molto diverso dal fare altrettanto con moduli connessi a un avamposto gestito da altri. Per compiere questo importante passo, sarà sicuramente necessario sviluppare nuove tecnologie e filosofie operative, mai adottate finora in Europa.

Gli studi che saranno redatti da ciascun consorzio analizzeranno le competenze finora acquisite per proporre diverse architetture sia per la stazione spaziale vera e propria sia per le infrastrutture, le strutture di supporto a Terra e i servizi operativi. Inoltre dovranno identificare tutte le tecnologie necessarie, le capacità industriali e le collaborazioni tra le aziende a supporto dello sviluppo del progetto. Sebbene l’annuncio del contratto, che il sito European Space Flight riporta essere del valore di 1 miliardo di euro, sia di questi giorni, le aziende coinvolte hanno già iniziato le analisi lo scorso giugno.

Rappresentazione artistica di un’ipotetica stazione spaziale europea. Credit: ESA

Parallelamente all’impegno ufficiale dell’ESA, in qualità di agenzia fondatrice, nelle missioni di lunga durata della ISS (Expedition), l’Agenzia ha siglato accordi con aziende private per concedere ai propri astronauti altre opportunità di volo. Finora ha collaborato con Axiom Space, mentre da quest’anno si è aggiunta l’intesa con Vast, che a oggi prevede due voli. Il primo è la missione di breve durata Vast-PAM-1, che avrà luogo nell’estate 2027 sulla ISS e per la quale sono stati assegnati gli astronauti Thomas Pesquet (FRA), Aleš Svoboda (CZE) e Adrianos Golemis (GRC). Per il secondo è stato designato Arnaud Prost (FRA), che volerà nella prima missione verso la stazione spaziale privata Haven-1, che Vast sta realizzando in proprio. Al collega potrebbe aggregarsi John McFall (GBR), come primo astronauta professionista con disabilità della storia.

Fonte: ESA

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