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Blue Origin rilascia ulteriori informazioni sull’ultimo volo del New Shepard

Il flight test suborbitale che la compagnia di Jeff Bezos ha effettuato lo scorso 12 dicembre con il New Shepard, non solo ha visto l’esordio della versione 2.0 della capsula abitata ed un booster aggiornato di nuova generazione, ma per la prima volta ha ospitato una serie di carichi scientifici paganti.

Con un comunicato stampa dello scorso 21 dicembre, Blue Origin (BO) ha reso noti i nomi e la natura di alcuni dei 12 payloads commerciali che hanno volato all’interno della capsula durante gli 11 minuti del test.
Mentre la capsula raggiungeva i circa 100 km di quota all’apice della parabola, essi hanno avuto a disposizione circa 3 minuti di microgravità di eccellente qualità, quindi non disturbata da forze esterne o interne alla capsula.
Nello stesso comunicato BO ha comunque chiarito che l’obbiettivo primario della missione era il test della nuova capsula, dotata di ampi finestrini, sistema di controllo ambientale ed un crash test dummy come passeggero, chiamato scherzosamente Mannequin Skywalker.
È stato anche confermato che durante il rientro, prima dell’apertura dei tre paracadute, la capsula ha subito un picco di 5g di decelerazione, dovuto alla traiettoria balistica quasi verticale che non permette all’aerodinamica di smaltire i carichi, come avviene per esempio con la Sojuz russa, e che l’impatto al suolo, preceduto dall’accensione dei retrorazzi è avvenuto alla velocità di 1,6 km/h.

Il passeggero Mannequin Skywalker ripreso subito dopo l’atterraggio.

Per la prima volta quindi il New Shepard ha volato con una licenza di volo regolare rilasciata dalla Federal Aviation Administration (FAA) statunitense, a differenza dei precedenti voli che erano considerati sperimentali e che quindi non potevano avere a bordo carichi commerciali.

“Devi avere una licenza per poter guadagnare!” ha detto Jeff Ashby, veterano di tre missioni shuttle (STS-93, 100 e 112) ed ora direttore per la sicurezza dei voli per BO, “…quindi quest’ultimo volo è per noi l’inizio di una rivoluzione, per la prima volta abbiamo avuto un profitto commerciale. Sicuramente un grande e storico momento per Blue Origin.”

Secondo Erika Wagner, business development manager di BO, anche nei prossimi flight test saranno presenti carichi commerciali ed infatti, senza rilasciare ulteriori informazioni, ha confermato che il calendario per il 2018 è già tutto prenotato.
Naturalmente lo scopo ultimo del programma di avere a bordo passeggeri paganti, sia turisti che eventuali “payloads specialists” a supporto degli esperimenti, come già avveniva sullo space shuttle.

“Non abbiamo ancora aperto le prenotazioni per i biglietti sul nostro sito e non lo faremo finche non avremo testato le versioni definitive del booster e della capsula, il che avverrà il prossimo anno. Siamo quindi ad un anno circa dal primo volo con piloti collaudatori ed a circa due dai primi passeggeri paganti”, ha confermato Ashby.

Ecco la lista ed una breve descrizione dei payloads che erano a bordo della capsula:

Zero-Gravity Glow Experiment (ZGGE), Purdue University, Cumberland Elementary School (West Lafayette, Indiana) ed Arete STEM.
Ispirato dalla semplice domanda “Ma le lucciole si accendono anche nello spazio?”, l’esperimento opera miscelando i reagenti chimici appropriati durante il periodo di microgravità della missione, riprendendo quello che avviene con una microcamera.

DCS Montessori Middle School (Castle Pines, Colorado) e DreamUp.
Nato dalla collaborazione di quasi 500 studenti questo esperimento si compone di una scheda Arduino Nano collegata a dei sensori per l’analisi dell’ambiente interno della capsula.

Cell Research Experiment in Microgravity (CRExIM), Embry-Riddle University-Daytona Beach, University of Texas Health Science Center at San Antonio & Medical University of South Carolina (Daytona Beach, Florida) ed Arete STEM.
Esperimento dedicato all’impatto della microgravità sui processi cellulari, in particolare dei linfociti T che si sviluppano dalle cellule staminali nel midollo osseo e che sono un elemento chiave del sistema immunitario.

Expression of Genes in Tumor Growth, Embry-Riddle University-Daytona Beach, Grand Canyon University & Thermo Fisher Scientific (Daytona Beach, Florida) ed Arete STEM.
Esperimento per lo studio degli effetti della microgravità sull’espressione dei geni coinvolti nella crescita dei tumori. Due provette contenenti cellule di osteosarcoma vengono automaticamente inoculate con “RNAlater”. La provetta di controllo viene inoculata poco prima dell’inzio delle condizioni di microgravità, mentre quella sperimentale subito dopo il termine.

JANUS Research Platform, Johns Hopkins University-Applied Physics Laboratory (Baltimore, Maryland).
Esperimento dedicato allo studio delle condizioni ambientali interne della cabina pressurizzata.

Evolved Medical Microgravity Suction Device, Orbital Medicine (Richmond, Virginia), Purdue University (West Lafayette, Indiana), con i fondi del NASAFlight Opportunities Program.
Esperimento dedicato all’assistenza medica in seguito al collasso di un polmone, dove aria e sangue entrano nella cavità pleurale.
Il payload contiene un simulatore per l’emotorace ed uno strumento per la suzione del sangue dalla cavità pleurica e mantenimento del polmone continuamente gonfio.

Foto di gruppo dei responsabili degli esperimenti davanti alla capsula appena atterrata, Jeff Bezos è al centro con il cappello da cowboy.

Video completo del volo ripreso dall’interno:

Fontee foto credits: Blue Origin.

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