Lo scorso 17 aprile gli ingegneri del NASA Jet Propulsion Laboratory (JPL) hanno comandato lo spegnimento dello strumento Low-energy Charged Particles experiment (LECP) a bordo della storica sonda interstellare.
La decisione non arriva inaspettata, ma segue un ordine preciso stabilito anni addietro per preservare al massimo la missione.
Voyager 1, come la gemella Voyager 2, è alimentata da un generatore RTG che, dopo 49 anni di funzionamento, sta perdendo 4 W ogni anno di potenza elettrica, a causa del processo di decadimento della massa di plutonio.
A febbraio, durante una manovra di rotazione programmata, era stato rilevato un drastico calo di potenza che, se si fosse ripetuto, avrebbe fatto scattare automaticamente il sistema di protezione della sonda, con conseguente spegnimento di tutti i componenti. Una situazione che richiede un lungo processo e qualche rischio potenziale per il ripristino completo e il ritorno all’operatività.
Per evitare quindi questa eventualità, nelle settimane successive è stata presa la decisione che ha portato al recente spegnimento.
Lo strumento LECP, rilevando e misurando la presenza di particelle cariche a bassa energia (ioni, elettroni e raggi cosmici), ha fornito una mole di preziosissimi dati riguardanti composizione, densità e struttura del mezzo interstellare attraversato.
«Spegnere uno strumento scientifico non è piacevole per nessuno, ma è sicuramente l’opzione migliore per salvare la missione», ha affermato Kareem Badaruddin, Voyager mission manager al JPL. «Voyager 1 ha ancora due strumenti scientifici attivi [dei dieci iniziali, N.d.A.] ed entrambi sono in perfetto stato, inviando dati da una regione dello spazio mai esplorata da una sonda».
Gli strumenti citati da Badaruddin sono il Triaxial Fluxgate Magnetometer (MAG) e il Plasma Wave Subsystem (PWS), protagonista della scoperta di debolissime onde di plasma nello spazio interstellare.
Per superare gli oltre 25,4 miliardi di chilometri che separano Voyager 1 dalla Terra, i comandi hanno impiegato quasi 23 ore, seguite da ulteriori tre per completare lo spegnimento del LECP.
Un piccolo motore passo-passo che permette la rotazione del sensore, è rimasto comunque acceso per garantire una possibilità di riaccensione futura dello strumento. Tale motore, realizzato per compiere almeno 500.000 piccoli movimenti, abbastanza per raggiungere l’orbita di Saturno nel 1980, ne ha completati finora oltre 6 milioni.
Dopo quest’ultimo intervento su Voyager 1, al JPL sono confidenti nell’aver aggiunto alla sonda almeno un anno di normale operatività, dopodiché sarà necessario un’azione drastica di risparmio energetico per salvare la missione. L’idea è quella di effettuare uno scambio simultaneo tra diversi strumenti, spegnendone alcuni e rimpiazzandoli con alternative a basso consumo.
Prima dell’estate questa operazione, denominata Big Bang, verrà effettuata su Voyager 2, che si trova in una situazione energetica leggermente migliore e in quanto, tra le due, è la meno distante dalla Terra.
Se tutto andrà come previsto, a luglio anche Voyager 1 sarà sottoposta alla stessa procedura. Così facendo al JPL sperano di poter guadagnare abbastanza energia da poter riaccendere il LECP.
Fonte: NASA

