Il 5 febbraio 2026 scorso, l’Agenzia spaziale statunitense (NASA) ha annunciato la selezione di due nuovi satelliti destinati all’osservazione della Terra con finalità ambientali. L’obiettivo è la prevenzione e la mitigazione dei disastri naturali, a protezione delle popolazioni e a salvaguardia delle infrastrutture critiche. STRIVE e EDGE, questi i nomi della nuova coppia di osservatori spaziali, rappresentano un passo significativo nell’evoluzione del monitoraggio terrestre dallo spazio e si inseriscono all’interno del più ampio Earth System Explorers Program, il programma della NASA dedicato allo studio del nostro pianeta.
Il primo satellite STRIVE, acronimo di Stratosphere Troposphere Response using Infrared Vertically-resolved light Explorer, è progettato per fornire dati estremamente dettagliati sulle proprietà dell’atmosfera terrestre. In particolare, il suo campo di osservazione si concentra alla misura della temperatura e ad altri parametri fisici tra la troposfera superiore, lo strato più basso dell’atmosfera in cui avvengono i fenomeni meteorologici, e la mesosfera, lo strato intermedio. Grazie agli strumenti avanzati a bordo, STRIVE sarà in grado di fornire misurazioni ad altissima risoluzione spaziale, permettendo di supportare previsioni meteorologiche più accurate e affidabili su scala globale. Inoltre, il monitoraggio dello stato di salute dello strato di ozono consentirà di analizzare l’impatto dei cambiamenti climatici e di eventuali emissioni inquinanti sulla protezione naturale della Terra dai raggi ultravioletti. La conduzione scientifica della missione è affidata a Lyatt Jaeglé dell’Università di Washington a Seattle, che guiderà la raccolta e l’interpretazione dei dati.
Il secondo satellite, EDGE (Earth Dynamics Geodetic Explorer), avrà invece una funzione complementare: osservare in maniera tridimensionale i ghiacciai e gli ecosistemi terrestri, integrando le informazioni già raccolte dai precedenti satelliti ICESat-2 e GEDI. EDGE permetterà di mappare con precisione la variazione dello spessore dei ghiacciai, monitorare lo scioglimento dei ghiacci polari e rilevare i cambiamenti negli ecosistemi. La missione sarà guidata dalla glaciologa Helen Amanda Fricker, dell’Università della California di San Diego, che coordinerà le osservazioni scientifiche e la gestione dei dati.
Il lancio di entrambi i satelliti è previsto non prima del 2030 e dovrà essere confermato nel 2027, in base allo stato di avanzamento dello sviluppo tecnologico e ai fondi disponibili. Al momento, il costo stimato di ogni singola missione, escluso il lancio, è di circa 355 milioni di dollari.
Nicky Fox, amministratrice associata presso il Direttorato delle Missioni Scientifiche della NASA a Washington, ha sottolineato l’importanza della prospettiva unica offerta dallo spazio per studiare la Terra. Grazie a questi strumenti, la NASA può fornire dati fondamentali ogni giorno a chi si trova a fronteggiare emergenze ambientali, migliorando la sicurezza delle popolazioni e delle infrastrutture. Contemporaneamente, queste missioni contribuiscono a preparare le future esplorazioni del sistema solare: conoscere in dettaglio la struttura tridimensionale della Terra, i suoi ecosistemi e la sua atmosfera consente di affrontare meglio gli ambienti estremi nello spazio, garantendo la sicurezza di astronauti e veicoli durante il ritorno sulla Luna con il programma Artemis e nelle future missioni verso Marte e altri pianeti.
Con STRIVE e EDGE, la NASA rafforza quindi il suo impegno per la comprensione del pianeta, unendo la protezione della Terra a lungo termine con l’esplorazione spaziale, dimostrando ancora una volta come la scienza e la tecnologia possano lavorare insieme per il beneficio globale.
Fonte: NASA

