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Voyager 2 torna al lavoro ma è sempre più sola

C’erano stati dei piccoli problemi qualche mese fa per la veterana sonda Voyager 2, in viaggio nello spazio interstellare. Dopo una manovra di routine per calibrare gli strumenti aveva registrato degli elevati consumi di energia e il software di bordo ha messo subito la sonda in modalità “safe-mode” per evitare danni irreparabili.

Lentamente il motivo è stato compreso e la situazione è stata ripristinata alla normalità, con la ripresa delle attività scientifiche. Lentamente perché Voyager 2 è lontana, molto lontana, la seconda sonda operativa più lontana da casa dopo Voyager 1, e le comunicazioni richiedono molto tempo, sia per la distanza che un segnale radio deve percorrere, 17 ore-luce, sia per la banda di comunicazione disponibile, ridotta ormai a solo 160 bit al secondo. E così dal 25 gennaio, giorno in cui si è riscontrato il problema, si è arrivati al 3 marzo quando la sonda ha ripreso l’operatività al 100%, riattivando tutti gli strumenti scientifici ancora in vita e, soprattutto, trasmettendo i dati a terra.

Sono ormai rimasti solo 5 gli strumenti attivi di Voyager 2 dei 10 iniziali che aveva durante la sua missione principale, conclusa con il sorvolo di Nettuno. È comunque uno strumento in più di Voyager 1, che ha dovuto spegnere pure il PLS, Plasma Science Instrument, ma piano piano la potenza erogabile dai suoi generatori a radioisotopi diminuirà, a causa del decadimento del plutonio su cui sono basati; la potenza a disposizione al lancio, nel 1977, era di 470 watt e si è ridotta oggi a 249 watt. Si spegneranno gli strumenti scientifici per far fronte al calo, e quando si spegnerà l’ultimo si concluderà anche la missione e la sonda vagherà silente nello spazio per il resto dei suoi giorni.

La gigantesca DSS43 a Canberra, Australia. Credit: CDSCC/NASA.

Come se non bastasse, un altro intoppo renderà le comunicazioni verso Voyager 2 impossibili per tutto il resto del 2020. L’antenna DSS43 del Deep Space Network, incaricata per le trasmissioni dei comandi verso la sonda è in riparazione da qualche giorno e lo sarà per tutto il resto dell’anno. L’antenna, dalle dimensioni di 70 metri, situata a Canberra, Australia, è vecchia e ha bisogno di manutenzione. Non ha nessun guasto al momento, si stanno semplicemente svolgendo lavori di aggiornamento che prima o poi andavano fatti, così come si aggiorna il parco antenne anche negli altri siti del DSN. Al termine dei lavori, previsti per gennaio 2021, l’antenna sarà più affidabile nel trasmettere e ricevere i dati. DSS43 è importante per molte altre missioni in corso e verrà usata anche per le missioni future, come Perseverance e alcune missioni del programma Artemis.

Si spera che tutto andrà bene, ma quando si ripara un oggetto vecchio di 47 anni non si sa cosa può succedere. L’antenna è stata infatti costruita nel 1973 e ha già subito degli importanti lavori di manutenzione e aggiornamento nel 1987, che l’hanno ampliata di diametro, da 64 metri a 70 metri. Quest’antenna è l’unica che può trasmettere comandi a Voyager 2. Infatti la sonda nel 1989, dopo l’incontro con Nettuno, sfuggì dal piano orbitale dove giacciono approssimativamente gli 8 pianeti del sistema solare e si trova ora in una posizione a 57° di declinazione sud. La DSS43 è l’unica antenna orientabile di 70 metri dell’emisfero australe. Le altre tre antenne da 34 metri del DSN di Canberra potranno essere configurate per captare il segnale mandato da Voyager 2, ma sarà impossibile per loro raggiungere la potenza necessaria a inviare un comando a 123 unità astronomiche (18 miliardi di chilometri) di distanza.

Animazione dei primi 24 anni di missione di Voyager 2, con il cambio di piano orbitale dopo l’incontro con Nettuno (in rosso). Credit: Phoenix7777/Wikipedia.

Per un anno circa quindi Voyager 2 si sentirà sola. Lontano da tutti, Sole, pianeti, altre sonde, e senza poter ricevere messaggi. Continuerà a fare comunque il suo lavoro, preziosissimo per gli scienziati, inviando i dati con la speranza che qualcuno li stia ricevendo, come fece Murph con Cooper nel film Interstellar. La Terra risponderà solo nel 2021.

Fonti:

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